vi racconto un po’ di me -2

E così, dicevo, ho ricominciato a vivere da sola: da una madre e due gatti sono passata ad un erasmus tedesco, un marinaio filosofo (CF), un Architettando fuori corso e da 5 anni in tesi, e una ragazza (ormai laureata) di economia internazionale. Nel frattempo ho cominciato uno stage fantasma per riuscire a scrivere la tesi…

Capitano giorni in cui sono agitata, o meglio ansiosa, come quel giorno a Bologna, mi è capitato anche questa notte e non è stato facile far fronte alla nausea sempre più forte, ma risolvo uscendo anche nel cuore della notte e camminando per la città. Ho sempre pensato che Venezia si svuotasse di notte e in effetti quasi tutti i locali chiudono a mezzanotte, ma i turisti persistono anche se ci sono delle calli e dei luoghi dove alle due di notte non passa un’anima e se suono il campanello al fornaio mi da le brioches appena fatte o il pane caldo. E poi se tutto questo non funziona ho scoperto che esiste anche la chimica che mi può venire in soccorso!

Stanotte è stata dura, sarà che mi sono arrabbiata (ancora non so per quale motivo) con Architettando e C., sono andata a letto con le galline e all’una mi è venuto in mente che devo registrare un esame prima che mi scada la validità. Ci ho pensato talmente tanto che ho cominciato a stare male e poi ho pensato a C., lei sa cosa vuol dire avere un attacco d’ansia e spesso parlandole mi tranquillizzo un po’. E’ stato bello perchè qualche mese fa siamo andate ad un concerto di Giovanni Allevi e presentando il brano “Panic” ha detto: “e ho scoperto che d’ansia non si muore!” E siamo scoppiate a ridere, ma stanotte non credevo di farcela da sola e così le ho provate tutte: per tv non c’era niente, ho letto un po’, ho preso un antiacido, ho lavato il bagno, ho mangiato un po’ di pane. Ad un certo punto avevo quasi sonno e mi sono rimessa a letto con l’ipod a tutto volume, ho sentito C. entrare e mi sono riaddormentata. Mi sa che stasera vado a trovarla al lavoro e smetto il mio silenzio stampa…

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vi racconto un po’ di me

E’ sempre una cosa buona presentarsi le prime volte, mia nonna diceva che bastava essere gentili e avere i capelli in ordine…se così fosse veramente il mondo sarebbe molto più semplice.

Ho 25 anni e, dopo una fallimentare esperienza abitativa a Bologna dove frequento l’università, mi sono trasferita a Venezia dove lavoro. Era stata una mia scelta andare a vivere in Emilia, avevo scelto il mio percorso di studi e a casa non avevo più particolari legami che mi obbligassero a restare…avevo una bella camera in un delizioso appartamento ordinato, pulito, silenzioso con uno studente fuori corso di medicina, l’unico Dams che non fosse un punkkabbestia e una ragazza di economia. Mi ero portata molte cose che mi ricordavano la Mia Casa e lì volevo a tutti i costi sentirmi bene. Iniziai le lezioni un mercoledì, il venerdì sera ero al telefono con mia madre e le dissi che sarei rientrata domenica o sabato perchè volevo andare a vedere il mercato alla Piazzola. Erano anni che volevo tornarci, da quando avevo accompagnato un’amica di mamma ad un incontro con un regista al Dams…Mi mancavano 500 metri scarsi a casa quando improvvisamente mi sento mancare l’aria, il cuore comincia a battere fortissimo, non me la sento di proseguire eppure attraverso la strada e proseguo rasente al muro. Apro la porta, salgo le scale, arrivo in casa non c’è nessuno e comincio a piangere come non mai e non riesco a calmarmi. Mi distendo a letto ma non riesco a starci, cammino, provo a prepararmi la cena, provo a guardare la tv e niente cambia, ho la nausea, la vista offuscata. Alle 19.30 prendo il telefono e dico a mia madre che sarei tornata con il primo treno. Forse per paura, forse perchè Bologna non è la città per me, da quel giorno non sono mai rimasta più di 4 giorni in città e ho scelto di non avere legami lì e ho fatto una scelta che mi ha cambiato la vita: ho cominciato a lavorare a Venezia. In realtà si trattava di uno stage, ma è stata la mia ancora di salvezza. La mattina mi svegliavo alle 5, andavo in stazione, alle 6.10 prendevo il treno il treno e alle 9 ero al lavoro e poi tornavo indietro e andavo a lezione…non tutti i giorni, ma almeno 3 volte a settimana. Lo dovevo capire suito che Venezia era la mia città, dovevo avere l’umiltà di ammetterlo anche se lo sapevo benissimo da 3 anni, da quando avevo preso la prima laurea…

Una domenica di aprile, mentre stavo lavorando (sempre gratuitamente…da stagista ero stata promossa a volontaria!), il mio capo mi dice che una persona sta cercando un responsabile di un nuovo bookshop…mi fissa il colloquio e a 15 giugno comincio a lavorare a tempo piego e pagata!

Cerco di bilanciarmi tra il lavoro (dove non ho ferie, nè malattia, nè ore per l’università…solo perchè ho avuto la brillante idea di fare fattura) e l’università dove non frequento più i corsi…ogni giorno faccio la pendolare da casa a Venezia (2 ore andare tra motorino, treno, vaporetto e 2 tornare tra vaporetto, treno, motorino). E’ una vita che in fondo mi piace e mi sento felice, poi a marzo decido che mi sento pronta a ricominciare a vivere “da sola” e trovo un appartamento super affollato ai Giardini. Con quella casa è stato amore a prima vita…io la chiamo “la piccola catapecchia”, la “casa degli orrori” e “la casa degli ormoni impazziti”, è malmessa, disordinata, allegra, sempre piena di ospiti perchè CF ci ha iscritto al Coach Surfing…

un nuovo inizio

Leggevo da qualche parte un po’ di tempo fa che tra 10 anni i blog non esisteranno più…la tecnologia si evolve, troviamo nuovi modi di comunicare e di incontrarci. E allora perchè io oggi ho aperto un blog? Da qualche tempo leggo blog di gente che non conosco e mi sto affezionando alle vicende di queste persone che non ho mai visto…sono soprattutto donne che diventano madri. Quello che mi lascia basita è quando io leggo un racconto di una vita e poi scopro che chi ha scritto se ne è andato, nessuno si ricorda più di quell’amico on the web, ma le sue parole rimangono.

Dunque eccomi qua a raccontare un po’ del mio oggi…