Archivi del mese: dicembre 2007

ah ah! viva i piatti freddi

La vendetta è un piatto che va gustato freddo…e io, questa sera, ne ho gustato un antipasto: qualche anno fa ho lavorato per un’estate all’hotel relais des alpes di Madonna di Campiglio. Ho odiato quell’albergo, quel lavoro, quella gente, quella città…oggi lalbergo è andato a fuoco. Piccole soddisfazioni per grandi emozioni. (Resta il fatto che nessuno mi ridarà la dignità e il tempo perso quell’estate, però ho riso di gusto alla notizia)

 

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facciamoci del male – 2

Io lo so che la mia tesi non le piace, che trova banale l’argomento, io lo so che preferiva che facessi giurisprudenza, io lo so che non le piace come scrivo qualunque cosa (dai biglietti di auguri alle ricette alle tesi per lappunto), io so che lei è sempre e ostinatamente ipercritica e che crede di sapere tutto…e allora perchè mi ostino a farle leggere la bozza della mia creatura? Qualcuno mi salvi da me stessa e da mia madre…ho meno terrore di andare da LLP che stare qui a guardare che la sfoglia e pensare che mi accompagnerà a Bologna tra due weekend…AIUTO!

 


e grazie al cielo domani si va al lavoro

Oggi è Santo Stefano, un giorno che non ho mai capito particolarmente nelle vacanze di Natale. E il giorno in cui in casa si fa pulizia, si pranza (bene) in pigiama e si vive con l’angoscia “dell’oddio domani devo andare a lavorare”. Ebbene, grazie al cielo domani si va a lavorare, in due giorni ho preso dei ritmi allucinanti: dormo di pomeriggio e alla sera non riesco a prendere sonno prima delle 2 e ho lansia che mi attanaglia. Evviva!

 


la vigilia di natale

Il giorno più bello era la vigilia di Natale…cera sempre un carico di attese e di speranze (come il sabato del villaggio), soprattutto il pomeriggio aveva un sapore strano fatto di famiglia, una casa che per una volta diventava un nido, un albero illuminato e un presepe, i profumi della cucina, il freddo fuori dalla finestra. Mi mettevo a giocare con le pecorelle del presepe, avvicinavo sempre più i re magi e giocherellavo con gesù bambino perchè volevo metterlo nel presepio ma non ci poteva stare prima di mezzanotte e così ce lo mettevo ma facevo uscire Maria e Giuseppe dalla capanna, guardavo mia madre (che aveva lavorato solo al mattino) cucinare e io mi sentivo veramente in vacanza. Poi tornava mio padre dal lavoro, a volte con qualche scatolone regalato da qualche cliente e la cosa più bella al mondo era fare finta che quella scatola fosse una casa e non serviva aver seguito un corso intensivo di Mucciaccia. E stranamente tutti andavano d’accordo, forse si litigava su chi doveva mescolare il risotto ma niente più…i posti a tavola erano assegnati, tutto era come doveva essere: la nonna veniva a cena, la zia, lo zio e la bestiaccia. O noi andavamo da loro. Ma questa non era una novità, era solo un’occasione in più per farsi coccolare. La vigilia mi è sempre piaciuta, alla vigilia non si dovevano fare le telefonate di rito ai parenti lontani, alla vigilia si stava in famiglia, arriva babbo natale, si andava a letto tardi…

E poi un giorno questincanto si è rotto: mio padre è sparito dalla mia vita, io sono cresciuta, la bestiaccia è cresciuta, la nonna è venuta a mancare, la vita quotidiana ha preso il sopravvento. Ma ieri, per un attimo ho ritrovato quella gioia di un tempo: mentre aiutavo mia madre in cucina (stavo sgusciando dei gamberi) mia madre dice “Va be’, la trota salmonata…no, il salmone trotato…be, direi che è venuto bene”.  E ho cominciato a ridere e poi è venuta la zia, lo zio e la bestiaccia e, sebbene quella cena non avesse il sapore del Natale, era la nostra cena della viglia. Nessuno ha litigato, nessuno si è irritato, ci siamo scambiati qualche dono, ma soprattutto siamo stati insieme come un tempo.

Direi che non auguro buon Natale, ma di ritrovare il sapore di quando il Natale era un dono meraviglioso.

 


paradossi di quotidiana crudeltà

Ero a fare la spesa al supermercato, avevo circa 120 persone davanti a me al banco del pesce…normale direi alla vigilia di Natale, ma non alle 9.15 del mattino. Mi metto in coda. Il tizio davanti a me chiede due astici vivi e la banconiera glieli va a prendere e glieli mette nel sacchetto che ancora si muovono. Ho guardato il pesce e mi è venuta una profonda tristezza: tutte quelle creature la cui morte non è rispettata. Eppure questa sera mangerò anch’io pesce. E mi vengono in mente tutti i pesci colorati che ho visto nel Mar Rosso e la gioia che provavo quando ci nuotavo in mezzo e loro mi guardavano o un po’ curiosi e un po’ indifferenti. Vorrei non essere parte anchio di questa crudeltà collettiva, vorrei essere coerente, ma non chiedetemi di indossare un paio di scarpe di plastica…eppure non ci sono creature di seria A e di serie B. AIUTO!!!! Respiriamo e andiamo avanti in questi paradossi di ordinaria crudeltà.

 


sogni

Non mi ha fatto bene vedere su di un blog di colleghe di corso le foto delle lauree di dicembre…ci volevo essere anchio e non ci sono. Ma non importa, la mia vita non è più e non è mai stata a Bologna, solo che mi sento molto inquieta.

Oggi sono tornata a casa e mentre mi dirigevo dalla fermata dell’autobus a casa ho visto il cartellone pubblicitario del nuovo teatro di Vicenza che sta per aprire e improvvisamente, come niente fosse, mi è venuto in mente Luca il Cappellone. Abbiamo studiato insieme a Venezia, poi di tanto in tanto ci incontravamo in treno quando io ancora facevo la pendolare e parlavamo e sognavamo. Mi domando se per caso lo hanno assunto, se adesso ci lavora in quel teatro sapendo che ha collaborato per oltre due anni con chi lo stava realizzando…abbiamo bene o male lo stesso vissuto, siamo stati entrambi sfruttati e ora spero solo che riesca a raccogliere i frutti di due anni di fatiche mai riconosciute. E se non è stato assunto mi auguro che almeno lui riesca a fare il viaggio che io ho rimandato!

 


nuova linfa

LLP mi ha dato un paio di cose da leggere (per fortuna scaricabili legalmente da internet e che ho stampato al lavoro) e finalmente ho ricominciato a scrivere di buona lena…ieri sera ho studiato fino alle 2 e se non fosse stato per Marco il gatto stamani non mi sarei proprio alzata. Poi oggi, mentre andavo al lavoro a piedi sul ponte dell’Accademia, proprio in cima, mi è venuto in mente il titolo per la tesi…e quando si ha un titolo si è già a metà dellopera. E stasera si scrive, mi sento che ce la posso fare!