and the winner is…

Anche per quest’anno il “Premio Pazzia” è stato conferito con i massimi onori alla Guardiasala Logorroica che si è distinta sopra tutti gli altri concorrenti all’ambito premio per: manie di persecuzione, numero di paturnie giornaliere, sfighe arretrate, ipocondria e chi ne ha più ne metta.

Il premio è stato consegnato oggi alle 14.00 presso i nostri uffici amministrativi oltre ad una ramanzina nella quale le è stato detto che deve smetterla di importunare con i suoi discorsi sconclusionati (e per chi non la conosce quasi di stampo LSD) chi sta lavorando.

 

fede, fedi e andiamo avanti

Per qualcuno entrare in chiesa è terapeutico, io ci entro quando non ho più la forza di andare avanti e mi siedo, chiudo gli occhi, piango e cerco di liberare la mente. L’altra sera mi sono detta: “suvvia! sei in chiesa dì una preghiera, una qualunque”. Il risultato è stato atroce, non ne ricordo neanche una, ma forse non sarà attraverso una poesiola che mi sentirò meno sola e più serena. Però è un fatto inquietante.

Mamma dopo sette anni ha deciso di liberarsi delle fedi (sua e di papà) e quando me lo ha detto ne sono stata quasi sollevata, forse è un primo passo per dare degna sepoltura ad un periodo della sua e della mi vita in modo degno

 

che giornata di m****

La posta elettronica non funziona, il tecnico internet non sa che fare, l’assistenza tiscali mi rimbalza da un numero all’altro per poi riagganciare in malo modo, il nostro provider dice che non so usare un pc ma quando si tratta di capire perchè la rete si rifiuta di visualizzare l’unica pagina che ci serve oltre outlook si mette le mani nei capelli e non ride più tanto. C’è tensione in ufficio dopo la riunione di ieri con il direttore, il Curatore New Media è triste e sconsolato, io avrei voglia di dare legnate a tutti (ma questo non dipende dalla riunione di ieri), Tina si sente sovraccaricata di lavoro, il Capo Curatore è ad un’inutile corso antincendio e l’ufficio stampa mangia gallette di riso soffiato pur di stare zitta e non insultarci perchè è in crisi. LNS3…beh, stendiamo un velo pietoso…a volte credo che il mio stendibiancheria sia più perspicace di lei. Devo restare in ufficio fino alle 6. Due cose positive: ho messo le scarpe nere con il tacco e stasera vado a firmare il contratto/cappio con il nuovo lavoro!

 

scarpe e non cibo

Tristezza: tanta. Voglia di piangere: ancora di più. MariaLa dice “più scarpe per tutti” parafrasando una frase politica abbastanza nota. E così uscita dal lavoro, dopo una giornata quasi atroce e piuttosto pesante dal punto di vista psicologico e sono stata da Coin e ho trovato una super offerta: ho comprato due paia di scarpe con tacco 12, un paio nere e un paio rosso bordeaux di vernice. Non sono tanto lieta, ma non vedo l’ora di metterle!

 

crescere

Crescere vuol dire avere il fegato di licenziare l’interprete che ha lavorato male e che quasi si mette a piangere, ma che si rende conto della situazione e poi andare ad una cena di lavoro (per la prossima volta ricordarsi di bere solo acqua) cercando di essere serena.

Crescere vuol dire accettare le proprie ansie e fare in modo che non ti rovinino troppo la vita e se per fare questo bisogna trovare un secondo lavoro per non avere il tempo di pensare. E così ho accettato di fare la guardiasala alle Gallerie dell’Accademia per una miseria, per neanche 4 domeniche al mese…

Crescere vuol dire essere ancora qui…

 

io e il tea al lavoro

Ho scoperto che 2 bustine di tea alle 18 producono una cosa molto simile “all’acqua sporca” piuttosto che alla gustosa bevanda che prendo dalle 9 del mattino. Forse dovrei bere meno tea? O forse dovrei aggiungere bustine? (Di là c’è la conferenza…aiuto…e dopo mi tocca licenziare la traduttrice…aiuto… e cosa le dico: cara traduttrice non piaci alla presidente? aiuto…grazie xanax di esistere.)

 

strani pensieri (2)

C’è stato un periodo della mia vita in cui tutto sembrava perfetto: è stata la quinta ginnasio o meglio i primi mesi di quell’anno. La mia famiglia era ancora unita e sembrava andare tutto per il meglio, la scuola aveva finalmente ingranato e me la cavavo discretamente bene, al mio fianco avevo Grande Amore e un ragazzo delizioso che forse era troppo timido per i miei canoni. Ricordo i baci sotto le stelle mezzi raffreddati, le passeggiate sull’argine del canale al sabato pomeriggio, gli incontri ogni singolo giorno alle sei della sera sotto il portico di casa mia. Ricordo un tubino nero delizioso con lo scollo quadrato che mi aveva fatto una sarta. La paura non esisteva tutto era sotto controllo, poi un giorno tutto è crollato e io sono andata dalla parrucchiera e mi sono fatta i capelli rossi. E stata da quella tinta che si è rotto l’incanto, che mi sono resa conto quanto fosse difficile vivere nonostante tutti gli sforzi che facevo e poi tutto è precipitato come nelle più classiche tragedie greche in cui si deve vivere il dolore, l’espiazione dei propri peccati…la storia poi è sempre la stessa. E in questi giorni mi sento come in quel giorno in cui in lacrime andai dalla parrucchiera e quando uscii ero sempre la stessa, con gli stessi problemi, con la stessa schifosa vita. Ma è come se mi stessi riprendendo quello che ho lasciato per ovvi motivi, forse perchè me lo impose una persona. Quello che mi piace ricordare del periodo pre-capelli rossi è che oggettivamente stavo bene, che la mia migliore amica non avesse capito cosa la mia anima stesse covando e neppure G.A., figuriamoci D. Ora sto lanciando dei segnali, sono più grande, più consapevole e questo rende le mie decisioni più importanti e autonome e posso dire che non me ne frega assolutamente niente. E per compensare un po’ continuo a piangere.