strani pensieri (2)

C’è stato un periodo della mia vita in cui tutto sembrava perfetto: è stata la quinta ginnasio o meglio i primi mesi di quell’anno. La mia famiglia era ancora unita e sembrava andare tutto per il meglio, la scuola aveva finalmente ingranato e me la cavavo discretamente bene, al mio fianco avevo Grande Amore e un ragazzo delizioso che forse era troppo timido per i miei canoni. Ricordo i baci sotto le stelle mezzi raffreddati, le passeggiate sull’argine del canale al sabato pomeriggio, gli incontri ogni singolo giorno alle sei della sera sotto il portico di casa mia. Ricordo un tubino nero delizioso con lo scollo quadrato che mi aveva fatto una sarta. La paura non esisteva tutto era sotto controllo, poi un giorno tutto è crollato e io sono andata dalla parrucchiera e mi sono fatta i capelli rossi. E stata da quella tinta che si è rotto l’incanto, che mi sono resa conto quanto fosse difficile vivere nonostante tutti gli sforzi che facevo e poi tutto è precipitato come nelle più classiche tragedie greche in cui si deve vivere il dolore, l’espiazione dei propri peccati…la storia poi è sempre la stessa. E in questi giorni mi sento come in quel giorno in cui in lacrime andai dalla parrucchiera e quando uscii ero sempre la stessa, con gli stessi problemi, con la stessa schifosa vita. Ma è come se mi stessi riprendendo quello che ho lasciato per ovvi motivi, forse perchè me lo impose una persona. Quello che mi piace ricordare del periodo pre-capelli rossi è che oggettivamente stavo bene, che la mia migliore amica non avesse capito cosa la mia anima stesse covando e neppure G.A., figuriamoci D. Ora sto lanciando dei segnali, sono più grande, più consapevole e questo rende le mie decisioni più importanti e autonome e posso dire che non me ne frega assolutamente niente. E per compensare un po’ continuo a piangere.

 

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citazione

Citando senza spiegazioni:

(…)Secondo voi qual è la prima regola di un grande dramma? Comincia dal piccolo e procedi. (…)

Dave, almeno tu, dovresti sapere da dove lho tratta…quindi ssshhh!

 

strani pensieri

Sono stanca, continuo a piangere, non riesco a concentrarmi e devo trovare una soluzione al più presto. Cerco di essere ironica e le persone si offendono e io mi sento in colpa e quindi piango ancora di più, scrivo e piango, ascolto musica a palla per non pensare e piango. E vorrei solo addormentarmi e dormire sei mesi, un anno, dieci anni e sapere che al mio risveglio sarà tutto perfetto, tutto come deve essere, tutto giusto e io serena pronta nuovamente ad affrontare la vita. E non è colpa della nebbia se io mi sento così, è colpa della mia mente, dei pensieri di un triste passato che riemergono e mi manca mia nonna, mi manca mia mamma e persino mio padre che non sento da oltre 6 anni e che una notte ho sognato, mi mancano gli amici con cui confidarmi dal vivo e non su messengere, mi mancano gli abbracci che odio, la mia casa (eppure vivere da sola mi piace)…

stasera scenderà la bruma / …ancora!?!? *

Oggi è una di quelle giornate decisamente negative, in cui l’unica cosa che puoi fare è restare a letto e sperare che la tua mente non pensi troppo ai fatti suoi. Ad un certo punto Dave mi consiglia di uscire, era in fondo nei programmi, così faccio tutto per benino: mi vesto (calze non mie così se si rompono non è un problema e se va tutto bene le riuso, gonna, magliettina), mi trucco bene in modo tale da evitare la voglia di restare a casa visto quanto tempo ci metterei a struccarmi, borsa piccola perchè ho intenzione di fare spese, scarpe comode, buone intenzioni e un pizzico di xanax che non fa mai male. Aspetto il vaporetto 25 minuti perchè c’è una nebbia terribile, ma voglio fare tutta strada nova dalla stazione a san marco. Entro nei primi negozi, giusto per guardare ma non cè niente, cammino, cammino, ipod nelle orecchie sparato per non sentire ciò che ho intorno. E a Santi Apostoli il crollo. Allora mi infilo nella chiesa che è proprio sul campo…cè chi crede che la terra consacrata permetta di pensare, mia nonna invece diceva che se entri in una chiesa d’estate troverai sempre un po’ di fresco e se ci entri d’inverno un po’ di calore. Io sono entrata, mi sono seduta e ho cominciato a piangere. Piangevo, mi ponevo delle domande e speravo forse in un Segno: sono in una chiesa, mi dicevo, qualcuno si siederà accanto a me e mi dirà che tutto andrà bene e solo mi offrirà un fazzoletto per asciuguarmi le lacrime. Non è stato così. Dopo essermi “ripresa” sono andata a vedere i negozi di scarpe che volevo vedere: tutti chiusi per restauro e una nebbia da far paura. Sono tornata a casa a piedi, mi sono rimessa sotto le coperte. Forse uscire non è stata una buona idea.

* da “Il tredicesimo guerriero”

 

c’è qualcosa che non va

Mi sento sull’orlo di un precipizio, legata alla vita da una corda…basterebbe sciogliere il nodo in questo momento quasi perfetto in cui sono quasi realizzata come studentessa, quasi sulla buona via come lavoratrice, quasi una persona. QUASI. E scivolare giù dal precipizio, senza paura, senza rimpianti e solo con l’armadio in disordine che poi qualcuno sistemerà, senza dolore, senza lacrime. Addormentarsi e non morire, solo mettere una parentesi in un periodo troppo lungo da leggere, incoscienti degli effetti e al diavolo la farfalla che sbatte le ali e provoca un uragano. Torno a dormire, è l’unica cosa che posso fare oggi per non pensare e per non piangere ancora.