malditesta

Oggi sarei rimasta a letto.
Sono comatosa.
Uscendo ho incontrato l’idraulico che mi fa: solo gli idioti lavorano l’ultima settimana. Siamo mi e ti. I ne conta sui dei de na man (tradotto: siamo io e te. Ci possono contare sulle dita di una mano).
Spegnete la luce.
Voglio dormire.
E non ho voglia di lavorare.

delle amiche

La mia vita a Venezia mi piace, ma un pezzo del mio cuore è rimasto a Padova e in quel frammento ci sono le mie amicizie…quelle che mai avrei creduto potessero resistere alla lontananza.E così ieri 3 amiche storiche e 1 nuova sono venute a prendermi in ufficio e hanno visto la casa nuova, hanno saggiato il declino delle mie doti culinarie e soprattutto abbiamo…
…passato del tempo senza neanche accorgercene (dalle 13 alle 16) sgranocchiando e bevendo (prima una bottiglia di Bracheto, poi un paio di sgroppini)
…ricordato
…constatato che buona parte di nostri conoscenti (ex fidanzati, ex amici, ex…) si stanno riproducendo, sposando, convivendo. Ed è decisamente destabilizzante
…ricordato che tra poco scadono le patenti
…spettegolato come più non si poteva
…riso
E nel frattempo l’idraulico si stava autoinvitando a bere un caffè, io facevo leggere l’sms damore che mi aveva mandato e si continuava a ridere.
E poi il giro per negozi, le foto ricordo, la calca dei turisti.

Sì, dovrebbe sempre essere così una rimpatriata.
Ma mi sorge una domanda: perchè il mondo cambia e noi no?
O forse sono io che non me ne accorgo…

di coltelli

Dialogo surreale tra AmandaBlack e SostitutoMedicoAB: mercoledì mi sono tagliata
SM: come?
AB: con un coltello
SM: dove?
AB: …
SM: dove si è fatta male?
AB: in cucina…dove altro?
SM: poteva essere in giardino a tagliare asparagi
AB: a Venezia centro storico? asparagi in giardino?

paranoie

L’altro giorno mi sono tagliata un dito.
Ci ho guadagnato una antitetanica.
Dopo un giorno mi si è gonfiato il braccio e l’ascella e mi faceva pure male dell’altro.
Ho fatto finta di niente.
Era natale, poi santo Stefano, poi domenica.
Ovvio, i pensieri erano quelli: cosa faccio se capita a me?
E più mi ostinavo a palpare quei maledetti linfonodi e più nella mia mente li sentivo grossi, mostruosi.
E più facevo sogni angosciati, più pensavo a quello che potevo perdere…
Così oggi pomeriggio sono andata dal sostituto del mio medico.
Solo una reazione anomala all’antitetanica.
Solo…
Passerà.

così per dire

Fino a qualche anno fa pensavo che niente sarebbe mai cambiato nella mia vita. Non pensavo mi sarei creata un posto mio, dove sentirmi a casa, non immaginavo che persone a me molto care sarebbero scomparse portandosi dietro quelle abitudini e quelle tradizioni che mi davano sicurezza.
Eppure è successo.
E così mi trovo ogni giorno, ma soprattutto ora, a creare una nuova routine della mia vita e delle nuove tradizioni familiari.
Non è facile, a volte è un po pesante, mi trovo spiazzata, ma so che ne vale la pena…i frutti si vedranno tra qualche anno.

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a grande richiesta: acqua alta

Dunque dunque: acqua alta.
La prima volta che lho vista da vivo è stato 6 anni fa, un sabato in cui sono andata a registrare il mio primo esame universitario. Fu unodissea, perchè i vaporetti erano limitati e mi fermai con una mia amica alla fermata dellAccademia. Fu folle: sui gradini delle Gallerie cera il mio professore con lassistente che era rimasto bloccato lì. Misi dei sacchettoni neri sopra agli stivali e andai a chiedere che voto avevo preso…ah, anima incosciente!
Durante il primo anno di università (il 2002) la marea saliva sempre alla mattina alle 9…era troppo divertente andare a lezione con gli stivali e vedere i professori che venivano da fuori senza stivali, che non conoscevano i punti più alti per non bagnarsi e correvano nellacqua come pazzi e facevano lezione in calzini brombi (ndr molto fradici).
Poi con il lavoro le acque alte sono state tante: in base a dove si è (e io praticamente ho sempre lavorato nel punto più basso della città, quella che si allaga anche con uno sputo: piazza San Marco) bisogna alzare tutto da terra. Non a caso le prese della corrente qui sono a 40 cm daltezza circa.
La marea entra da ovunque: filtra dai pavimenti a piano terra, esce dai tombini portando anche acqua ovviamente lurida, dalle rive e dai canali. Lacqua è dappertutto. E non si può fare niente.
In realtà credo che dopo lacqua granda del 1966 Venezia abbia imparato a convivere con lacqua, ed è sempre bello perchè dato che di giorno è difficile lavorare si va tutti a bere il caffè.
Io lo sento sempre come un profondo momento di comunione.
Ho imparato (e se ci si pensa è ovvio)  che con lalta marea bisogna avere oltre agli stivali: un cappotto leggero e corto e niente cappello. Perchè? Perchè a portare lacqua è lo scirocco che notoriamente è un vento caldo.
Oggi, infatti, si sta dincanto fuori e infatti stanotte ci saranno 150 cm sul medio mare.
Il che vuol dire che lacqua allagherà oltre il 60% della città, in piazza san marco lacqua arriverà alle ascelle.
Che altro dire?
Chi ha domande le ponga alla neo veneziana!

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o me moribonda

Mi sono affettata un dito.
Sangue per tutto il bagno, sugli asciugamani.
Se passano i RIS potrebbero credere che io sia morta.
Ora sono indecisa se: andare in farmacia e comprare il cicatrene, farmi amputare il dito o per lo meno mettere il cerotto dello in vista così tutti mi chiederanno se sto male.
Però, cavolo, quanti capillari inutili sulle dita!

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