sulla via della misantropia?

Due giorni fa parlavo con una mia amica che sogna ancora il grande amore e di occuparsi di un compagno con amore e dedizione (precisiamo: ha 45 anni, è sposata, è in crisi, da due anni ha un nuovo amante che la fa arrabbiare).
Parliamo del vivere da soli, lei è passata dalla casa dei suoi genitori a quella di fidanzati e poi del marito (come anche alcune mie coetanee). Si lamenta che il suo compagno 50enne vuole continuare a vivere da solo e lei si pone il problema: sarei capace di vivere da sola e fare l’amante partime?
Io esalto la vita da soli, avere i propri ritmi, il bagno sempre libero, il possesso del telecomando e altre facezie del genere, preciso che le gioie dell’essere soli consistono anche nell’aprire la propria casa quando si ha voglia ad amici, parenti e a convivenze partime. Non le dico che a volte mi pesa non avere nessuno che mi aiuti nei miei mille incidenti domestici, nelle mie paturnie, a portare la spesa o quando sto male (tipo con la sciatica e l’antistaminico in corpo uscire per reperire del cibo causa assenza cibo in frigo…per dire o quando ho la febbre) o quando non trovo i soldi per pagare le bollette. Non glielo dico e non ne faccio quasi mai parola perchè è il prezzo che pago per la mia indipendenza, perchè è l’altro lato della medaglia.
Le risponde che se neppure all’inizio del rapporto si ha voglia di vivere insieme è una storia già finita.
E aggiunge: state tutti diventando dei misantropi.
E’ vero: quando uno vive da solo, nella sua casa, è intollerante al caos altrui, ai casini altrui, ai vicini casinisti che magari il sabato mattina alle 9 aprono le finestre e ascoltano Mina a tutto volume, ai bambini che urlano e giocano mentre cerchi di lavorare o quando il sabato pomeriggio fai quel riposino splendido tra le 14 e le 15, ai lattanti, ai cani che fanno pipì proprio sotto alla tua finestra…è lecito.
Ci si chiude forse un po’.
Io so che più rimarrò sola più sarà difficile riabituarmi a vivere con qualcuno, ogni tanto penso che sarei disposta a dividere la mia casa, il mio tempo e la mia vita con un figlio, ma non con un compagno. Poi mi chiedo dove lo metto  fisicamente un bambino e divago in pensieri più produttivi: gonna o pantaloni? ballerine o sandali? (in realtà faccio anche pensieri seri)
Mi consola che un po’ misantropa lo ero ben da prima di uscire dalla casa dei miei genitori.

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concorsuale

Partecipare ad un concorso pubblico è un’esperienza sociologica interessante. Ci sono…

  • Il Viaggiatore: se non fa migliaia di km tra una regione e l’altra non è felice. Ogni giorno investe tre ore a leggere tutti i BUR.
  • Il Viaggiatore disoccupato: vive facendo inutilmente concorsi tra tutte le regioni italiane. Spesso si declina in disoccupato-logorroico e ti racconta che lo fa perchè c’è crisi, grossa crisi
  • La (futura/neo) madre: probabilmente per fuggire si fa centinaia di concorsi inutilmente. Hai sempre il timore che ti scodelli il pupo lì lì o che vada dal putanocchio urlante che l’attende fuori. Non si rende conto che quando finirà il concorso il pupo avrà 30 anni.
  • Madre e figlia (e parenti annessi): tutti fanno il concorso. Insieme. E confrontano le prove. Mi fanno paura (e un po’ pena)
  • Il neolaureato. Ci prova, e spesso ha un gran culo perchè si ricorda le frazioni. Come anche i neodiplomati.
  • Il neofita: si immaginano già seduti ad una scrivania, sono entusiasti, brillanti, preoccupati
  • Il recidivo: si presentano sempre più con animo leggero e se ne vanno sempre incavolati, sanno che non avranno mai un futuro lì (io faccio parte di questa categoria)
  • L’attempato: 50 anni e oltre. Ancora fai concorsi? Sei un mezzo recidivo.
  • Lo studioso: ha sempre un libro di Alfatest in mano e li sa a memoria e li ripete e ancora e ancora.
  • Il politologo…

vado avanti?

punti di vista

Leggo un articolo su VanityFair su tale Lea T – modella e stylist con Tisci.
Mostro la foto al tatuatore.

Io: ti piace?
Lui: …
Io: allora?
Lui: è un uomo
Io: come fai a saperlo?

Pare che Lea T sia in realtà Leandro, una trans diventata nota per essere stata inserita nella nuova campagna pubblicitaria di Givenchy…
Per me era solo una bella donna…

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avvistamenti

Se per caso nei prossimi 8 giorni doveste avvistare tra la costa ligure (in velocità) e poi tra la Provenza e la Camargue una fanciulla un po' in carne, senza un pc portatile attaccato alle dita, in astinenza da internet, con un capello di paglia e le infradito, magari un vestito colorato, sorridente, probabilmente rilassata, che guida per le campagne chiedendosi dove sono i campi di lavanda e perchè Van Gogh si è tagliato un orecchio e con mamma al seguito (anche lei senza pc, con cappello, colorata e probabilmente in fase allergica da lavanda)…beh, potrei essere io.
Dopo tre anni vado finalmente in vacanza.
Ci si rivede tra una settimana!

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