delle vocazioni

GrandeAmore, sul quale stendiamo un pietosissimo velo, quando andavamo a scuola, per offendermi diceva: hai un futuro nell’insegnamento.
Lo diceva con la dovuta cognizione di causa quando facevamo finta di fare le versioni di greco e latino insieme (quando invece alle 6 ce le facevamo dettare al telefono dagli altri compagni di classe) o quando lo interrogavo in filosofia (perchè il prof aveva un debole per me, ma non per lui), quando ripassavamo.
Mi sto perdendo in racconti nostalgici.
Dicevo, come tutti gli adolescenti eravamo in crisi con il sistema “famiglia” e sua madre era una prof. di italiano.
Per quello mi diceva sempre “hai un futuro nell’insegnamento” con quel tono ironico e sarcastico.
Oggi ci pensavo mentre mi appioppavano l’ennesimo incontro di orientamento scuola-università.
Non ho mai sognato di fare l’insegnante, quando ero piccola mi vedevo avvocato, però da dieci anni (così tanti, oh mamma, come passa il tempo) desidero fare “didattica sull’arte”.
E ogni volta mi dimentico quando mi renda felice fare questa cosa.
E sono felice anche se non lo faccio come vorrei, come dicono i manuali, a tempo pieno, con strumenti e laboratori.
E poi oggi la responsabile dell’assegnazione dele guide (comprimendomi il mio prossimo sabato) mi dice: tu sei una delle più brave guide che abbiamo.
Sono (piccole e fatue a volte) soddisfazioni.

 

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