vorrei la coperta di linus

Da giovedì non stavo un granchè bene.
Venerdì invece ho cominciato a fare come Linda Blair in L’Esorcista.
E ho continuato nel week end tra alti e bassi e un filo di febbre.
Già che il tatuatore è venuto a trovarmi ne ho approfittato per fare la moribonda.
E ad un certo punto…

Io: vorrei la mia mamma
Lui: ?
Io: lei mi farebbe il semolino con l’uovo e il grana
Lui: che schifo
Io: e mi porterebbe lo yogur gelato frozen alla fragola
Lui: se vuoi vado da Giorgio il gelataio
Io: lui non ha il frozen…mi sa che a Venezia non lo fanno. E tu non vai a Padova a prendermelo…
Lui: …
Io: ma almeno sai cos’è il frozen?
Lui: mai sentito

Oggi poi sono andata dal mio medico di base tra un crampo e un conato e l’altro.
Non mi ha neanche visitata, non mi sono neanche tolta il cappotto e mi ha prescritto un antinausea e dei fermenti lattici…e io mi sono prescritta una giornata a casa.
 Il mio bagno non ringrazia.

la legge del contrappasso

Oggi mia zia mi ha comprato le mie prime scarpe da tango: nere, molto belle e molto eleganti.
L’acquisto è stato un evento assurdo: io che sbaglio l’uscita dell’autostrada per arrivare a Padova (mai successo), ansia a mille, una commessa antipatica e mal disposta, C. che ha trovato al primo colpo le scarpe giuste.
Peccato non abbia trovato un modello perfetto rosso.

E ora sono a casa, probabilmente ho preso un colpo di freddo in vaporetto, forse è stato il sushi del supermercato…non lo so: ho freddo e sto vomitando come una cretina.

Ma in compenso le mie scarpe sono accanto al comodino.

 

le mie povere ginocchia

Qui lo dico: la seconda lezione di tango mi è piaciuta. Non sono bravissima, ci metto un po’ ad imparare e pesto un po’ di piedi altrui. Ma mi piace.
Ed è faticosa questa faccenda.
E muovi pezzi del tuo corpo che non pensavi di muovere.
Ecco, io ho un male cane alle ginocchia, gli incroci mi vengono male ma sto imparando a fare l’otto.
Ahia, le mie ginocchia.

 

ostinazione

Capita che ogni tanto sia a San Marco tra le 13 e le 14 e che decida di mangiare un panino al volo e che vada sempre dal medesimo figlio di buona donna pdllino e con tutta una parete del bar tappezzata di culi e tette. Adesso per par condicio c’è anche un uomo nudo 30×20 rigorosamente in bianco e nero.
Ogni volta provo sempre più disprezzo per il proprietario che mercifica il corpo delle donne e che alle ultime elezioni ha votato nano brunettolo e ogni volta nessuno mi toglie il mio panino.

 

dei colloqui di lavoro

Dunque dunque, l’altro giorno sono andata ad un colloquio di lavoro per un posto di vice manager/receptionist in un ristorante strafigo di Venezia.
Mi hanno chiamata loro. Giusto per dire.
Mi presento, truccata, vestita bene, sistemata, tacchettata, sorridente, disponibile.

“Che bel curriculum”
“Grazie”
“Ottime esperienze e mi sembra anche molto buone doti organizzative”
“Grazie, organizzando mostre ho imparato ad essere elastica e metodica.”
“Sa gestire lo stress?”
“Sì, l’ho imparato sul campo.”
“Però parla solo inglese…”
“Sì, piuttosto fluente. Lavorando con artisti internazionali serve”
“Ma francese?”
“No”
“Spagnolo e un buon tedesco”
“No, mi spiace. Solo inglese”
“Le faremo sapere”

Le faremo sapere? Dimmi piuttosto che vuoi una squinzia appena uscita dall’istituto turistico!

delle relazioni umane difficili

Il mio gay detector è rotto.
O meglio non ha mai funzionato.
Ed è una grossa pecca nel mondo dell’arte, anche se basta molto andare a naso partendo dal presupposto che il 70% degli operatori seri/uomini sono gay.
Peccato che alcuni di loro siano bisessuali.
E che non è detto che il 30% siano etero.
Insomma è un casino.
Rischi di cercare un amante e ti ritrovi un amico di shopping. Niente di male. Però…
Ora, a me piace un curatore piacioccotto, collabora con un altro curatore, sono quasi culo e camicia. Ed è qui il problema: sono una coppia o sono due amici/colleghi?
Perchè il mio gay detector non funziona?

se non fosse di mattina

La cosa bella del lunedì mattina è che il tatuatore ed io facciamo colazione insieme a letto.
E stamattina c’era il caffè per lui, il the per me, tre biscotti, due brioches per lui e un yogurt al caffè per me.

Lui: buono lo yogurt al caffè…
Io: vuoi pociare*?
Lui: …
Io: vuoi pociare la tua brioches nel mio vasetto?
Lui: …
Io: ok, guarda che me lo finisco lo yogurt
Lui. no no arrivo!

*pociare= inzuppare

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la frase che mi ronza in testa

E’ una frase tratta dal mio telefilm preferito, una stagione che nessuno ha mai visto…e mi ronza nella testa da ieri sera. Non sono così disperata, ma è pur sempre una bella frase…

Io non ho più ne speranze, ne poesia, ne sogni…tutto quello che provo è solo una fame insaziabile e tutto quello che sento è la mia voce che grida il mio fallimento…questo sono diventato

mia nonna diceva…

Mia nonna mi diceva continuamente: devi imparare danze sociali (non usava questo termine, ma il concetto) e a cantare.
Non ho mai capito perchè avrei dovuto imparare a cantare, ma ieri sera sono andata a Tango.
Dopo aver capito che io non sento la musica, che se il mio cavaliere cambia i passi io gli ruzzolo davanti, che non sono portata per gli abbracci e che non è facile camminare…beh, quasi quasi io ci provo. Ho tempo una settimana per pensarci o due se cambio scuola.

 

oggi è una di quelle giornate…

Sarà il ciclo?
No, non credo, sono proprio i colleghi stronzi che rendono una giornata come quella di oggi una gran giornata del £@#€!
Cominciamo con io che comincio a fare una relazione da presentare e dopo che l’ho quasi finita, dopo tre giorni che ci perdevo tempo, viene fuori che sì: l’ha fatta già Ufficio Stampa (quella stronza baldracca gravida) e la sua amata ex-stagista-bocconiana a dicembre.
Non ci ho visto, mi sono arrabbiata.
Apposta il file era stato collocato in una cartella privata, fosse stato messo in quella giusta mi sarei risparmiata lavoro e arrabbiatura.
E che poi mi dicano che non devo trattare male l’ex-stagista…le darei volentieri una corda, una pietra e un calcio in canale.
E poi…dulcis in fundo: vengo eliminata dal colophon mostre perchè non ho un contratto.
E il colophon in questo lavoro è l’unico riconoscimento che uno ha: in pratica io non esisto.
Guadagnassi almeno bene…dove?
E allora domani mi prendo una giornata di ferie che non mi spetta, resto a letto, vado alla conferenza stampa della mostra a cui farò la guida (si prevedono zero adesioni…per conto mio) e poi vado ad un colloquio di lavoro.
La sola idea di farlo, anche se io non sarò quello che loro cercano, anche se io non vorrò lavorare con loro (a meno che non si tratti di un bello stipendio anche se è un partime), mi tira decisamente su di morale.
E per fortuna che mi aspetta C. con cui vado a tango e una torta al cioccolato, perchè pure lei non ci sta tanto con la testa ultimamente.