Archivi del mese: marzo 2011

shall we dance? o meglio…

Ti vol baear?

Ieri leggo la locandina che il centro anziani autogestito due calli da casa mia organizza un corso di ballo da sala (mazurca et similia).
Dico: wow!
Poi penso: sì, ma sono tutti vecchi, vero anche che ballerine potrebbero essercene poche. Vero anche che io non ho 65 anni e forse non mi vogliono.
Se non fosse che è alle 10.30 del mattino, ogni mercoledì avrei pure telefonato…

 


il corso di cucina

Ieri sera è cominciato il corso di cucina in un appartamento/design di Rialto. La cosa divertente è che si trova tra altri appartamenti, su per una scala stretta e scura come solo possono essere quelle di Venezia, quelle per cui ho scelto di abitare a piano terra!
L’inizio è forse un po’ didascalico, io e la zia ci guardiamo vagamente perplesse su come si fa la pasta frolla, poi in realtà tra assaggini di pasticceria salata, vino (buono), un grembiule coordinato in omaggio e delle ricette che non conosciamo tre ore passano in fretta e beatamente in allegria.
E il cuoco, Martino, oltre alle ricette ha cucinato tre mini piatti stile “finger foods”, anche se a lui questa parola non piace, piatti che manco a dirlo vorrei rifare a casa e prima o poi ci riuscirò.
Mai avrei pensato di dividere le capesante in bianco e corallo e di fare con quest’ultimo una crema di contorno o mai avrei immaginato di imparare a fare un olio pastorizzato o un pomodorino caramellato…
Quasi quasi non vedo l’ora sia martedì prossimo per fare il mio tortello e il tortellino!


altra mostra altro giro

Ieri inaugurazione di una brutta mostra, fatta…fatta non si sa esattamente perchè, comunque andata.
La cosa brutta di queste cose è il buffet: gente che si avventa come se non mangiasse da giorni, gente che si lamenta per come verso il vino (mi scusi, non sono una barista, mi occupo di mostre e contabilità), gente che vuole conoscere gli ingrendienti come avessi cucinato io, gente che “sa ho sete ma non bevo” e si fa fuori una bottiglia di prosecco…
E non erano studenti, ma benestanti e ragguardevoli cittadini.
Facciamo una petizione: via i buffet dalle inaugurazioni (in cui io lavoro, perchè vado meglio a vedere i difetti degli altri!)


al cuor non si comanda

E’ vero mi sono arrabbiata con Lui.
E non poco.
I fantasmi dell’inaffidabilità sono tornati a galla.
Ho pensato di prendere la famosa pausa di riflessione, ho valutato se troncare o meno questa relazione, mi sono posta delle domande e sono giunta alla conclusione che come io non sono perfetta non lo può essere neanche lui. Come lui accetta i miei difetti io posso accettare i suoi.
Mi sono domandata se possiamo vivere una vita “sociale” insieme o se siamo compatibili solo orizzontalmente e – anche se entrambi mediamo tantissimo – non limitiamo le nostre libertà e con altri siamo una discreta coppia (basti pensare alla festa fatta da me quest’estate).
Poi qualcosa dentro di me si è mosso attraverso il mio corpo, cercandolo accanto a me questa notte, e stamattina tutto aveva ripreso una sua forma, i cocci erano stati incollati pronti per ripartire.


il detto

“Non si deve cambiare il carattere del proprio uomo, bisogna proprio cambiare uomo”
Questa è la conclusione a cui siamo giunte C. ed io ieri sera.

Antefatto:
C. ed io dovevamo andare alla festa di primavera della scuola di tango mentre i rispettivi morosi (decisamente poco inclini a fare tappezzeria) dovevano fare una baccarata e venirci a prenderci.
La baccarata per chi non lo sapesse è un giro di bacari (di bar), dal quale non si esce propriamente sani, a suon di spritz solitamente e qualche cicchetto.
C. non si sente bene e decidiamo di andare semplicemente nel nostro bar a bere uno spritz.

La serata:
alle 10.15 arriva il coinquilino marinaio di C. che si piazza nel nostro tavolo e diventa culo e camicia con il tatuatore. Alle 10.30 C., Architettando ed io decidiamo di andare a casa dopo aver bevuto non pochino, ma comunque ancora sani.
Il tatuatore mi dice: arrivo tra poco.
Il suo tra poco è stato alle 3 di notte (cambio dell’ora escluso), molto alticcio. E lui quando è alticcio è insopportabile, parla un sacco, ha le mani lunghe, è veramente uno scassapalle.
Cercare di fargli capire quanto io sia arrabbiata con lui non serve a niente, tiro un sospiro di sollievo quando alle 3.30 si addormenta aggrappato all’orso di peluche e tenendo una mia mano.

Oggi gliela sto facendo pagare: gli ho spiegato cosa mi ha dato fastidio (il fatto che comunque lui a casa mia sia un ospite, che non mi piace quando si comporta così, che è inutile che mi minacci dicendo “allora me ne vado” finche si infila sotto alle coperte e via dicendo), gli sto parlando il minimo indispensabile e soprattutto evito ogni contatto. E’ come se avessi perso la fiducia in lui. Poi so che ritorna la fiducia, so che si tratta di un episodio e non di una prassi, so che io ne faccio un caso di stato…
però che schifo di serata…e che schifo di domenica…

 


quelle ordinarie giornate di sca@@o

Oggi è una di quelle giornate pesanti…sarà che è venerdì o sarà che sono proprio stanca: fisicamente e intellettualmente.
Anzi di intellettuale c’è ben poco…mi sono rotta di questo lavoro, del non affrontare mai i problemi direttamente, nel parlarsi alle spalle, nel costante senso di inutilità tranne quando ci sono dei casini, nell’incapacità collettiva di far fronte ad una programmazione e di lasciar scorrere finche il problema non si presenta bello e grande. E se penso che tra poco c’è la biennale…
E allora mi è venuto un pensiero random finche pranzavo con C., in una mezz’ora d’aria a cui pare non si abbia mai diritto: e se mollassi tutto a metà maggio e andassi a fare la guardiasala per sei mesi di biennale? Sarebbe bello solo per li lascerei veramente in balia degli eventi, praticamente sguarniti di personale zerbino.
E’ anche vero che fare la guardiasala è aberrante: tutti i giorni, 8 ore, un solo giorno di pausa alla settimana, zero vita sociale, zero mare.
Se invece mi tengo questo lavoro e annessi mal di pancia posso pensare ad una settimana di ferie, al mare dopo le 3 del pomeriggio, ai fine settimana liberi…posso fare le visite guidate quando voglio, studiare e perchè no ballare il tango.
Che poi perchè mi pongo certe domande?
Una persona sana di mente si tiene i mal di pancia…soprattutto a fronte di un guadagno misero, praticamente equivalente


modalità di spegnimento alla lezione di tango

Oggi ho imparato una cosa sul mio corpo, sulla modalità di spegnimento:
1. prima comincio a perdere l’equilibrio
2. poi il cervello va in off: cosa penso? boh…
3. i piedi non seguono più il cervello
4. cado dai tacchi (senza rotolare a terra)
5. i piedi mi portano su una sedia…
Meglio saperle queste cose!