Archivi del mese: gennaio 2012

le spese ai tempi del cuore triste

Avevo detto che nel 2012 non avrei parlato del mio cuore infranto. Diciamo che resta il tag, ma il mio cuore ora è solo silente: non dice cosa vorrebbe e ha smesso di piangere, come fosse in attesa. Io voglio credere che si stia aggiustando da solo, che questa assurda quiete sia lui che dice “ora mi riparo e poi dirò al tuo cervello di innamorarsi”. Purtroppo questo cuore ha dei tempi molto lunghi per ripararsi da torti, abbandoni e tristezza, anche se prima o poi ci arriva, certo non vorrei dover attendere 10 anni come l’ultima volta. E comunque di soldi per la terapia non ce ne sono e neanche servono, in fondo.

Mi sono accorta che il mio cuore è silente perchè non ho voglia di fare spese. Ho comprato delle scarpe l’altro giorno solo perchè mi stavo congelando con le ballerine e sono mesi che non acquisto lingerie. Avevo notato che in fase ovulatoria (ridete pure, ma ci sono degli studi in merito) tendevo ad aver voglia di acquistare completini sexy e -uova o meno- approfittavo dei saldi e dell’outlet de La Perla. Ecco, le ultime mutande che ho comprato risalgono a questo autunno, sono bianche, di cotone, stile ascellare e vengono dal supermercato. Offerta prendi 6 al prezzo di 4. E comunque non ho più quel brivido di gioia/soddisfazione, guardo solo il saldo sul mio conto e penso alle prossime bollette.


eppur si muove

Bisogna spostare delle teche, chiedo una mano alla guardiasala che sta leggendo il giornale. Guarda la teca e la sua idea è di spingerla sul parquet facendo bellissimi strisci indelebili. Declino. Chiedo ad ufficio stampa. No, perchè da quando fa la mamma ha mal di schiena. Capo curatore se ne va prima che io possa domandargliela. Stacco il telefono al sindacalista e lo obbligo a spostare le tre treche.

Dopo un po’ la guardiasala mi fa: “se ga spostà…ee robe de ‘a”. Rispondo: “no, loro non si spostano da sole. Le abbiamo spostate noi.” E ha ricominciato a leggere il giornale lamentandosi beatamente del freddo.


la quattrenne

Oggi, alla quarta visita guidata della giornata mi tocca un gruppo così composto: 2 vecchiotti inglesi, 7 adulti di vario genere e 2 bambini. Decido di ignorare i due bambini, non tanto perchè mi diano fastidio ma perchè sono una minoranza che ostacolerebbe la già difficile comunicazione bilingue del gruppo. Ma ad un certo punto la bambina, mentre sto parlando in italiano, mi chiede se mi può dare la mano. Era carina, educata, con il cappellino viola. A quel punto le ho detto: vuoi farmi da assistente? E così è stato e ogni tanto io allungavo una spiegazione a misura di quattrenne e lei qualcosa in generale capiva, poi chiudevamo insieme le porte, le aprivamo, accendevamo le luci, contavamo il gruppo…e tutto è filato liscio.


la casalinga che è in me

Ieri, in uno strano momento di folle lucidità ho deciso di lavare il bagno. Sciacquo la doccia ma mi dimentico di chiuderla e tutta l’acqua finisce a terra. Allora ho preso il detersivo, l’ho sparso per terra, ho fatto un paciugo con il mocio e ho chiuso la porta aspettando che si asciugasse autonomamente. Ha funzionato.

In un altro momento di presunta lucidità ho deciso di fare il pane, non tanto per me, ma per riempire la casa di un buon profumo e per darlo a C., tant’è che ho fatto l’impasto, ma finche stava lievitando/cuocendo è esploso. Anzichè avere uno splendido aroma di pane fragrante ho avuto fumo e odore di bruciato…che tra l’altro persiste ancora oggi.

Ecco, io quando sto male devo stare assolutamente ferma.


equa ripartizione

La mia pancia fa strani rumori, quando diventano più rumorosi mi sposto da sotto alle coperte al bagno. Devo dire che i tempi sono stati equamente ripartiti durante tutta la giornata e mi sono fatta una cultura di telefilm. La cosa veramente bella è che non ho più la nausea e i succhi gastrici che attanagliavano le mie giornate da circa 10 giorni. E’ una liberazione. Quindi direi che sto bene. Avrei un po’ di fame, ma la fatica non vale la candela. E fanno pure la pubblicità del McDonald…mi mangerei un mctoast e un mcbacon e tante patatine cosciente del fatto che non sopravviverei oltre i 10 minuti, dato che con il riso scotto e in bianco arrivo a 15.


tecniche di sopravvivenza

Ieri sono stata incastrata ad un corso di aggiornamento a Udine. Parto di buona lena alle 6 con un leggero mal di testa, arrivo in stazione alle 6.45 e decido di bere un the caldo al bar. Salgo in treno e mi assale una nausea intollerante e conati di vomito. E allora la mia tecnica di sopravvivenza è: dormire! Arrivo nello sprofondo, prendo un bus, mi perdo, arrivo. Durante il corso frequeno il bagno ogni 4 slides. Tecnica di sopravvivenza: rinunciare alla pausa caffè con pasticcini. Ad un certo punto credo di aver dormito per ua decina di slides sugli appalti pubblici sotto soglia. Ritorno in stazione, compro un bottiglietta d’acqua e aspetto il treno. Una volta in carrozza mi metto a dormire e ho fatto un dritto fino a Venezia (che per fortuna era capolinea).

Oggi non va meglio, ma tanto me ne sto a casa. La mia prospettiva è un brodino con la pastina che nonostante tutto è l’ideale per non restare del tutto a stomaco vuoto. Domani e domenica lavoro, quindi devo ritrovare un po’ di energia e di benessere.

 


luuuunga giornata

Lo scrivo come se fosse finita, in realtà sono ancora in ufficio (dalle 9,15 di stamattina), infognata in continue riunioni e impegni. Ho pure la gastrite, mia mamma mi chiede “perchè a Cuba non l’avevi?” e la mia risposta è stata: “perchè ero felice”. C’è un motivo per cui non vado in ferie: staccare è salutare ma riprendere il lavoro, tornare nei ritmi, tra i problemi, le accuse reciproche, il clima antipatico e tipicamente disorganizzato e scarica-barile, i tagli al bilancio… decisamente non è facile. Però non sono stanca, sono piena di energie e ho ancora un filo di buddità post vacanza che mi aiuta ad arrivare fino a sera.