Archivi del mese: giugno 2012

la giusta altezza

Io vivo a Venezia e mi considero veneziana adottata. Parlo ancora un dialetto con inflessioni padovane che cerco di mimetizzare con la famosa “erre” arrotata. Comunque parlo dialetto solo con i fornitori, con i vecchietti in coda alla coop/alle poste/al vaporetto. Uso il dialetto anche per litigare con suddette persone.
Giro molto a piedi, faccio percorsi più o meno nascosti.
Ma ieri ho fatto un breve giro in gondola ad una festa, entrando in un bacino militare e lì ho capito. La giusta altezza per vedere la città è a pelo d’acqua….ci sono decorazioni, visioni, rumori che altrimenti si perdono. Me ne ero già accorta quando ho fatto il trasloco nella casa nuova, ma lì c’era l’eccitazione, l’avevo provato portando del cibo per un buffet in barchino, ma era una cosa di lavoro e tenevo in equilibrio una teglia enorme di pasticcio…ieri sera ne sono finalmente stata conscia. E stasera replico! Per 2€ questo ed altro!

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ordinari inglesismi veneziani

Ero passata a saldare la ceretta ed entra una signora straniera.
“Hi! It’s early, but I wait, don’t worry!”
“Io non parlo inglese!” dice la tatuatissima e squinzissima (ma gentilissima) ragazza all’accettazione. Vorrei intervenire, ma mi limito a godermi la scena.
“I’m here for the wax” e indica in sequenza: le gambe, lo strappo e la smorfia di dolore.
Troppo divertente.
E sono uscita.


se non fossi una brava ragazza

Ieri sera ho accettato un appuntamento al buio per questa sera.
Con le solite precauzioni: luoghi pubblici e conosciuti, amiche avvisate, chiamate d’emergenza predisposte.
Ho anche fatto la ceretta stamattina, non so se mi spiego.
Ecco, alle 11 ho garbatamente e relativamente presto disdetto l’appuntamento.
Non mi sentivo sicura.
E ho dato retta al mio istinto: se tutto non fila liscio prima (c’era stato un intoppo) è meglio lasciar perdere o rinviare.
Però, cavoli, è ora di rimettersi in gioco.
Il lato positivo è che la ceretta mi andrà bene per le prossime 3 settimane e non sembrerò lo yeti.
E reincontrerò P. la settimana prossima, ammesso e non concesso che lui abbia ancora voglia di incontrarmi.
Bello, eh, parlare di gambe pelose!


il portatutto

Io ho una pessima abitudine: non avere tasche.
L’altro giorno esco dallo sgabiosso per andare alle macchinette e solo tornando mi sono accorta che: telefono, chiave del distributore, portamonete e fazzoletti erano equamente distribuiti dentro il mio reggiseno.
Quindi se incontrate una tizia a cui squillano…beh, potrei essere io.
Il caldo fa strani effetti.


Il drago di Komodo

Una specie di artista ha un bambino di 5 anni iperattivo. Dopo averlo intrattenuto ieri per 40 minuti parlando di dinosauri e draghi di Komodo (argomento che come e’ ovvio mi appassiona e sul quale e’ evidente una mia conoscenza enciclopedica) oggi ho chiesto a sua madre e agli amici di codesta donna se c’era un modo chimico per placarlo. Hanno proposto una canna….
Ad un certo punto l’ho trovato che si lanciava contro un muro, ma mi sono preoccupata più per le foto appese e per le pratiche dell’assicurazione, allora l’ho minacciato di buttarlo nel pozzo in corte e poi ho detto al mio capo: esercita una volta tanto il tuo potere con uno sguardo truce e fai qualcosa. Ecco, il capo curatore se ne e’ andato, io ho isolato il bambino in corte e non lo tiro fuori finche non e’ finito tutto.
E ho fatto presente che a me i bambini non piacciono decisamente…posso sempre dimenticarmelo in corte, farei un favore anche a sua madre.


non ho aplomb

Io sono tendenzialmente una paranoica, organizzatrice compulsiva, agenda dipendente.
Ore 17, sto uscendo dall’ufficio e decido di telefonare – giusto per sicurezza – per avere conferma della visita guidata di domani di cui sotto.
“ciao, sono AmandaBlack. Per domani è tutto confermato?”
“non ti hanno telefonato? è tutto annullato”
Ora, alle 5 del giorno prima me lo dici e solo perchè io mi preoccupo? e se non chiamavo mi ritrovavo domani su un’isola alle 10.30 ad aspettare gente che non sarebbe mai arrivata.
E mi girano. Cavoli se mi girano.


imparo sempre cose nuove

Domani ho una visita guidata ad una mostra fotografica.
Non è un tema che amo trattare, ma si dice che pecunia non olet.
Quindi già solitamente dico una marea di sciocchezzuole sulla costruzione dell’immagine, l’uso degli elementi e della luce, figuratevi quando devo farlo in inglese. La fotografia è proprio un vocabolario che non mi appartiene.
Comunque, devo usare la parola perpendicolarità.
E scopro che si dice…APLOMB!
E la visita di domani mi pare già più semplice, ‘sto cavolo di fotografo lavora in gran parte sulle linee portanti.
Evviva l’aplomb!!!