i calcoli sono una noia

Quando sono stata male nel 2008, mamma veniva da me ogni giorno, praticamente si faceva una giornata lavorativa con straordinari al mio capezzale. Era anche vero che tre quarti del tempo li ho trascorsi immobilizzata a letto e che quando ho potuto camminare mi si trovava ovunque tranne che in camera. Poi io sono caratterialmente difficile: guai a lasciarmi sola! 
Sapevo che era faticoso per lei, ma solo ora lo capisco.
Non so perchè ma ho una stanchezza fisica e morale addosso che non mi spiego. Non c’è niente di speciale, è solo l’odore dell’ospedale e lo stress dei mezzi: autobus, vaporetti, treni… e degli orari difficili che fanno sì che la mia casa sia abbandonata a se stessa, dei pranzi al bar e delle cene a base di yogurt. Non è niente altro, non bisognerebbe neanche lamentarsi perchè tante persone ci ruotano intorno, non siamo mai sole e sinceramente c’è chi sta decisamente messo peggio.

i diritti del consumatore

Un paio di giorni fa ero stanchissima e sfasata e decido di non andare in ospedale, tanto ci sarei andata l’indomani dopo il turno nello sgabiosso (una sfacchinata indecente). C, allora, decide di portarmi a fare due passi uscite dall’ufficio: guardare due vetrine e comprare una scemenza, che fa sempre bene allo spirito.
Entriamo in un negozio che ha oggettistica di design o presunto tale, comunque con delle borse molto belle da spiaggia, particolarmente frivole e ingegnose.
Ci assale un commesso maleducatissimo che ci tratta male e che è pure arrogante.
Io compro un orologio che mi piaceva e poi me ne vado.
L’altro ieri con C. ripensiamo a quel negozio e così abbiamo entrambe scritto una mail di segnalazione all’azienda, lamentandoci del commesso.
E l’azienda ha risposto e si è scusata.

Io so perchè l’ho fatto: sono stanca e sono preoccupata e quindi mi arrabbio più facilmente. Forse in altre circostanze non avrei fatto nulla, però so di non aver sbagliato. Mi chiedo solo se diranno qualcosa al commesso.

pensieri

Mi ritrovo ogni tanto a pensare.
Mi faccio assalire dai dubbi, soprattutto sulle capacità dei medici.
E so che sono cose di routine.
Per loro, ovviamente, non per il resto del mondo.
E ogni tanto mi ritrovo a pensare cosa farei se…
Ma non bisogna pensare a queste cose.

la stanchezza fa 7

Quando mamma è stata ricoverata, quella notte, ho dormito proprio male.
E da lì è stata un’escalation, ora dormo dalle 22 alle 8, quasi ininterrottamente ma solo perchè sono stanchissima.
Non è andare a trovarla in ospedale, la stanchezza è la somma del caldo e dei pensieri che si affollano e del senso di inadeguatezza per non esserci stata subito, per aver avuto un crollo di nervi finche la ricoveravano e inevitabilmente di colpa.
Ora, diciamocelo, male non sta, la rimozione dei calcoli (e passatemi la battuta: ho sempre detto che la matematica fa male) sarà routinaria, ma è quel senso di colpa latente che si scontra con la mia indipendenza. Proprio intorno a ferragosto pensavo che resta troppo sola, che forse dovrei riabituarmi a tornare a casa almeno una volta a settimana, ho addirittura pensato di tornare a vivere da lei però non mi sembra giusto. Se mi preoccupo ora che è ancora giovane e attiva, quando avrà 90 anni cosa faccio? Quindi: mi tengo i sensi di colpa e di inadeguatezza (per averle dato un oki quando ha avuto i primi dolori minimizzandoli e non pensando di portarla a farla visitare) e andiamo avanti, magari riadattandoci e lasciando le decisioni importanti al 2040 (su per giù).

la paura fa novanta

Ieri ho avuto paura.
Tantissima paura.
La mia paura peggiore.
Quella telefonata che temo di ricevere ogni volta che squilla il telefono e che mi ha portato a convivere con la paura e gli antiansia da ormai undici anni.Mamma ieri è andata di corsa in pronto soccorso con mia zia e la bestiaccia, mentre io volavo fuori dall’ufficio, prendevo un treno senza aria condizionata e aspettavo notizie a casa di mia zia.
Ovviamente nell’unico giorno in cui in borsa non avevo il tablet, l’agenda, le chiavi di casa di mamma, lo xanax e il telefono scarico.
E aspettare è la cosa più atroce di questo mondo, anche la bestiaccia non è potuta entrare e faceva da collegamento tra la zia che era dentro e io che ero a casa.
E quando si aspetta le idee vanno ovunque e sono sempre più brutte.
Poi alla fine (o per lo meno è l’inizio del viaggio) la paura si è attenuata, sapere che ora è in ospedale (che per quanto si possa dire è pur sempre un ambiente protetto), che è strafatta di antidolorifici, che sta meglio e che tra qualche giorno ne sapremo di più…beh forse stasera dormirò.
Benedetti calcoli.

toc toc

Sono stata 3 giorni nella casa di campagna e mi sembra di esserci stata una settimana tanto ero rilassata e impigrita. Ritornare al lavoro, però, è stato facile perchè comunque non sono mai andata in ferie, ma soprattutto sono tutti ancora altrove!Tina, dopo mezza mattina di lavoro e dopo aver deciso che lei non sarebbe andata a fare delle commissioni per l’ufficio (sono andata io…) ha deciso che non era l’ora di rientrare e si è rimessa in ferie. Quindi, alla fine dei conti è tornata solo la stronza che ignoro amabilmente, Capo Curatore è in ferie ma mi telefona perchè ci sono sempre cose urgenti per lui…se fossi in vacanza la mia unica urgenza sarebbe stare in ammollo e non scottarmi. Ma si sa, i rappresentanti della categoria “stupidi” sono sempre presenti. Io ne ho due!
Persino il postino è andato in vacanza e c’è un sostituto belloccio e barbuto che dà indicazioni ai turisti.

La coerenza e’ una brutta malattia

Essere coerenti con se stessi e’ estremamente difficile. Non per principio, forse più per comodità io tendo a non frequentare coppie con figli. Non mi piacciono i bambini, ma soprattutto diventano monotematiche: si parla solo di famiglia, delle difficoltà di conciliare casa e lavoro. Anche in ufficio quando cominciano con questa solfa li blocco. Hanno voluto una famiglia? Non la infliggano a me che di raffreddori e nasi gocciolanti altrui non mi interessa.
Questo fine settimana sono nella casa di famiglia sui colli, che poi e’ dove abita GrandeAmore. Ci ho pensato e ripensato e ho deciso di non farmi viva, non lo invito ad un aperitivo child free…non posso. Sarebbe difficile e doloroso, sarebbe un rischio se attacca a parlare di argomenti da genitore…lui era quello che tornava a casa ubriaco il sabato sera, quello che ne combinava una dietro l’altra, quello che veniva rimandato in mille materie e studiava con me. Lui e’ una persona che non esiste più. E non posso fare a meno di pensare che se fossi stata un po’ più incosciente ora potrei trovarmi ad un tavolo, a bere un aperitivo e a parlare di asili nido.

the help

L’altra sera nuovo appuntamento con il cinema estivo.
E’ bello, quest’anno ho imbroccato tutti film carini e non stucchevoli e l’ultimo che ho visto è stato “The help“.
E come ogni sera sono tornata a casa prima che scoccasse la mezzanotte.
Se non si è capito sto facendo apprendistato da cenerentola!