Archivi del mese: ottobre 2012

tre pazzi scriteriati

Ero sulla porta di casa a guardare la marea salire sferzata dal vento.
“Ciao Amanda!” Sento urlare dall’altra parte della riva. E’ Architettando, rientrato nei serenissimi lidi, con C. che gli zompetta dietro. Durante l’orario di lavoro avevamo scherzato se andare in Piazza a vedere l’acqua e poi, causa pioggia, avevamo lasciato perdere. E me li ritrovo davanti casa, poco prima di mezzanotte a sguazzare. Ci metto giusto il tempo di infilarmi i calzettoni e gli stivali da caccia-pesca e una giacca e siamo andati tutti e tre nei dintorni a vedere l’acqua (e non eravamo soli).
Abbiamo scoperto che se una zona si chiama “seco marina” è perchè lì non arriva l’acqua alta.Abbiamo camminato e lottato con la pioggia.
E mi sono divertita tanto.
E ora vado a dormire.

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l’alta marea

Stiamo aspettando la prima grande marea eccezionale di quest’anno o meglio degli ultimi due anni.
C’è un vento caldo impressionante, fortissimo, impetuoso e rumoroso.
Ho messo il naso fuori casa e i miei dirimpettai, che sono già sott’acqua, stavano controllando le pompe, altri stavano camminando in riva a passo spedito.
L’acqua sta salendo dai tombini come al solito e ha quasi circondato tutta casa, per l’ora di punta massima sarà arrivata al primo gradino.
Il canale è impetuoso, come non l’avevo mai visto, l’acqua è sospinta dal vento e scorre come in un fiume dalla laguna verso l’inverno e non oso immaginare com’è la situazione in laguna.


solo due parole

Al di là delle nuove leggi, al di là dei contratti a progetto, al di là di rendere pubblico un bando, al di là dei contratti che scadono…hanno rinnovato il contratto alla stronza.

E ho solo due parole: ma vaffanculo!


pretonzoli

Don turismo ha organizzato un bellissimo convegno multidisciplinare sull’arte e la sua percezione, cercando di essere imparziale (50% di relatori laici e 50% religiosi). Si è presentato all’incontro con un giacca e pantaloni neri e una camicia gessata, ipad e brillantina. Ho sempre detto che se non fosse un prete, sarebbe un bellissimo cinquantenne. Organizzazione perfetta, pranzo luculliano, relatori eccellenti, visita in basilica mirabile e pure biglietto per la biennale…ecco dov’ero venerdì, a vivere la mia seconda vita di persona studiosa e curiosa.


5 giorni

5 giorni che non scrivo!
Troppe cose da fare tra impegni lavorativi, culturali, familiari…5 giorni sono tanti!


il tempo del lavoro

Domenica ero nello sgabiosso e il mio collega, quando è stato il momento di chiudere è caduto dalle nuvole…si era dimenticato che eravamo passati all’orario invernale (chiusura anticipata di un’ora) e non aveva fatto i conti, non aveva chiuso lo sgabiosso, riposto i cataloghi…insomma, le solite cose. Abbiamo perso una mezz’ora abbondante che sommata alla mezz’ora d’anticipo con cui arriviamo per aprire è un’ora che non ci viene mai pagata…neanche 6 euro ci cambiassero l’esistenza.

A parte questa premessa mi sto rendendo conto che lavoro tanto anche fuori dai miei orari…aggiorno il sito da casa, se sono fuori controllo la posta dall’ip#d e a volte sono così scema da rispondere. Chissà cosa pensa uno che si vede arrivare una mail di risposta da un indirizzo di un ufficio pubblico di sabato pomeriggio o di domenica.
Ieri, mentre mamma dormiva il sonno dei beati con l’antidolorifico ho lavorato, ho chiesto preventivi, risposto a qualche mail, mi sono appuntata mentalmente delle cose da fare oggi.
La mattina, quando sono in vaporetto, guardo le mail che mi sono arrivate, poi rispondo in ufficio. Ho scoperto che lo fa anche C. la domenica sera, dice che ha meno ansia da rientro, perchè così sa cosa trova e su cosa si concentreranno i primi lavori. Forse è per questo che lo faccio.

E sto leggendo Latouche che parla di decrescita, di tempo per vivere, di vivere una vita più sana eticamente in cui esiste ancora quel concetto di tempo libero non sovraccaricato da impegni e attività…io vorrei cambiare il mondo, ma se non comincio da me la vedo dura…e poi ammettiamolo: in parte lavoro nel turismo. Guadagno sul tempo libero altrui.


Ce la faremo

Di nuovo di ronda in ospedale, peggio del previsto. Ho avuto dei momenti in cui pensavo di non farcela, momenti nei quali i pensieri torbidi e tristi avuti in negli ultimi 12 anni (e sui quali avevo lavorato assai) si sono rifatti vivi, ma poi delle buone e saporite dosi di tranquillanti e un abbraccio di mia zia hanno risolto la gran parte. È così si riparte. Si respira. E, come diceva Rossella, domani e’ un altro giorno.