come un pesciolino (o una foca monaca)

Ogni volta mi dimentico quanto mi piace andare in piscina.
Adoro l’acqua rassicurante della piscina (senza animali, senza pericoli), l’odore di cloro, quei 25 metri lunghi e dritti, le corsie, le tavolette, galleggiare…io nuoto da sempre; questa volta C. mi ha trascinato (e mai scelta fu più azzeccata) ad acquagym.
Si corre, si salta.
Ed è divertente.
Peccato duri solo 45 minuti e che dopo uno debba lavarsi, asciugarsi, vestirsi, prendere 2 vaporetti per tornare a casa.
Però stasera vado a letto stanca e serena.

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a spasso con ignoranza

Avere un abbonamento alla stagione di musica da camera è utile per due motivi:
1. hai qualcosa da fare
2. affronti in modo brutale la tua ignoranza
Ieri sera ci sono andata con C. e ci hanno propinato un repertorio di quasi due ore di musica contemporanea/dodecafonica. Ad un certo punto pensavo che stessero accordando il violino e invece tutti hanno applaudito.
Il gatto moribondo era una composizione.
In un altro momento volevamo alzarci e uscire: sembrava che qualcuno stesse strisciando le unghie sulla lavagna.
C. ad un tratto si è immersa in faccialibro cercando un musicologo.
Siamo finite su motore di ricerca per capire la differenza tra un clarinetto e un altro strumento…

poltrire

Sabato – dopo essere tornata a casa da uno strano giro di spese – mi sono messa la tuta, ho preso dei romanzi, le dispense per studiare, carta e penna, il telecomando, una bottiglia d’acqua, alcuni dvd e il pc.
E mi sono messa a letto.
No, non stavo male, avevo solo voglia di poltrire.
E così fino a domenica ho studiato, letto, guardato poca tv e un paio di film, ho controllato poco la posta e il tempo mi è volato mentre fuori faceva freddo e pioveva.
C’è da dire che ho anche fatto due lavatrici, due asciugatrici, ho piegato i panni e caricato la lavastoviglie e ho anche messo in ordine dei libri. Ma fondamentalmente ho oziato.
E io adoro oziare a casa mia.
Tant’è che nè io e nè i pesci rossi abbiamo fatto un pasto serio.
Oggi si ritorna in carreggiata.

giorni che passano

Non sto scrivendo molto in questo periodo.
In realtà di cose ne stanno succedendo abbastanza come in tutte le vite normali, scene paradossali da raccontare, storie carine, aneddoti, vita quotidiana, buoni propositi che implicano l’iscrizione in piscina con C., spese pazze in un momento di follia, voglia di leggere.
Ma…ma non ho scritto niente.
Non è tanto ansia da privacy, quanto poca voglia….
Da domani si ricomincia.

una settimana lunga un mese

Rientrare al lavoro, dopo una settimana di vacanza, è stato devastante. Mi è sembrato che ogni giorno durasse il doppio, se poi ci aggiungiamo il turno nello stanzone sabato e domenica…siamo a posto.
E siamo solo a metà del mese.
Gennaio è così eterno…
No, non è un post per lamentarmi, è solo per ricordarmi come mi sento.
Vado a mettermi lo smalto.

nel corridoio degli altri

Ieri sera sono andata con mamma a teatro a vedere “MacBeth” con Battiston e con la regia di Andrea De Rosa.
Ne siamo uscite dopo due ore di apnea con un miscuglio di sentimenti, di paranoie, di idee.
Volevamo parlarne ma eravamo turbate.
Oggi, a mente fredda, ne ho approfittato per andare all’incontro con gli artisti per capire ciò che avevo visto.
Il problema è che ognuno di noi ha una sua immagine delle opere di Shakespeare, se poi ne ha una preferita la vede nella sua mente, immagina i personaggi…e il barone di Glamis mi ha sempre affascinato.
Ieri lo stravolgimento.
Il volto del male, le profezie, il rapporto di una coppia, l’infertilità, la coppia che dà vita alla morte, il peso del potere, Amleto che subentra nella riflessione in un capolino piccolo piccolo e se non me lo avessero detto non ci sarei arrivata…lo splatter che non è splatter ma è vita.
Perchè come dice il regista: è più frequente essere aggrediti nel proprio corridoio di casa che in una strada buia.

Consiglio teatrale: se vi capita andate a vedere lo spettacolo.