Archivi del mese: febbraio 2013

gorgheggi e navi in porto

Dopo il concerto del gatto morto con C. (quello del nostro approccio alla musica dodecafonica) pensavo di avere già dato abbastanza.
E invece…
Sale sul palco una tizia, zompetta, si guarda intorno e comincia a gorgheggiare.
Santa pazienza, sarà una lunga sera.
Poi un’arpista indiana tira corde e sembra che faccia ginnastica più che musica.
Poi…la tizia strana canta i Beatles, poi canta delle canzoni popolari, poi un suonatore di fagotto ha una specie di assolo. Secondo mia zia sembrava una nave in porto, secondo me uno affetto da meteorismo.
Fine della serata.
Le vecchiette decantano la bravura del suonatore di fagotto, io mi chiedo tante cose…dove ho perso il mio orecchio musicale?
Fuori dal teatro piove.
La Bestiaccia ha male i piedi e si toglie le scarpe.


agli esami!

Dunque dunque a breve sosterrò l’orale per un’abilitazione che potrebbe – solo in teoria e poco in pratica – modificare la mia vita lavorativa. Si sa mai…
Sto studiando, ora c’è la volata finale delle serate dedicate, ma sabato (assonnata, febbricitante e indisposta in senso umano) sono andata a sentire gli orali degli altri.
Intanto per capire in che situazione mi troverò, ma soprattutto per ascoltare le domande.
Me le sono segnate tutte, ho capito che in alcune materie gli argomenti possono ripetersi, ho indagato la commissione (le donne sembrano carognette) e mi sono rimessa con la testa china sui libri…ahimè anche in pausa pranzo.
La vedo ardua.
Non tanto perchè ci sono tanti argomenti e alcuni molto vasti, ma soprattutto perchè la cinquina di domande è inevitabilmente dipendente da una gran botta di culo… 


dove ho nascosto le mutande?

Immaginate la scena.
Lavatrice accesa.
Mucchi di biancheria divisi per colore per terra davanti allo sgabuzzino.
Asciugatrice che va.
Io appena uscita dalla doccia che butto l’asciugamanao in uno dei mucchi.
E salta la corrente.
E ovviamente è il contatore esterno.
E mo’?
Non ho un accappatoio. Che faccio? Metto solo il cappotto? Esco come madre natura mi ha fatto? No, fa freddo… Rumo tra le cose da lavare un paio di pantaloni di una tuta e una maglietta.
Mi vesto e ovviamente sono al contrario, ma tanto…
Infilo le uniche scarpe che trovo vicino alla porta: ovviamente con il tacco.


non mi arrabbio più ma me la lego al dito

Sul serio, ho smesso di arrabbiarmi per il demansionamento, per la bassa stima che hanno di me qui, però a volte ci sono cose che mi feriscono più di altre. Capita ancora, sempre pià raramente, che parli della mia vita fuori dall’ufficio. Ieri si stava parlando di alcuni architetti e ho detto – così senza pensarci – che avevo fatto un corso di cucina in uno spazio da loro progettato.
Il commento di UfficioStampa e di CapoCuratore è stato “fai sempre delle cose inutili per il tuo lavoro, pensa al corso di Wedding Planner”.
Non mi sono arrabbiata e non ho risposto come si meritavano (rischiavo di andare troppo sul personale e sul loro nuovo ruolo genitoriale che ha atrofizzato i loro cervellini), ho semplicemente fatto notare che io ho una vita fuori di qua, vita in cui faccio anche amene sciocchezze per ricordarmi che esisto come persona, ma anche attività di formazione professionale e aggiornamento.
Ho smesso di arrabbiarmi, sul serio.
Me le lego soltanto al dito, peccato che tra un po’ si staccherà dal peso.


aspettando la neve che non c’è

Stamattina avrei dovuto svegliarmi con la neve, speravo talmente tanta da non riuscire ad aprire la porta di casa.
Sono uscita e c’erano piste di sale e nè pioggia nè neve.
Spero ancora in questa notte.
Sia mai che vada a lavorare domani.


come in un film di Almodovar

Ieri stavo scrivendo la solita lamentatio.
Poi l’ho cancellata, ho preso l’EN e tutto è migliorato.
Oggi, nell’ordine:
– la logorroica ha dato di matto
– l’ipocondriaca ha richiesto di nuovo il trasferimento
– la stronza ha pianto (per colpa della logorroica)
E devo dire che io, oggi, rispetto a loro non mi sento poi tanto male…


conosci la tua città

Vivo a Venezia da cinque-sei anni, conosco qualcosa ma come molti che abitano in città d’arte spesso non guardo cos’ho letteralmente dietro casa.
Sabato, subito dopo pranzo, merito di una giornata splendida e di mamma qui abbiamo preso in mano una guida tipo “Veneziasegretacosechedovrestivedereechenonfaiperchèdicidinonaveretempo” siamo partite da casa per andare a vedere il sottoportego della Corte Nova, un sottoportico appunto che durante una delle tante epidemie di peste fu decorato e divenne una sorta di cappella di passaggio. E pensare che è a 15 minuti a piedi da casa, vicino alla biblioteca di sestiere (quartiere)…da lì abbiamo continuato a passeggiare un po’ a caso, in quella zona non ci avevamo mai messo piede, anche se è ben popolata e soprattutto ricca di gioielli. Camminando per una fondamenta vediamo quella che era la chiesa di Santa Giustina e mi dico “secondo me è del Longhena” e in effetti, controllando sulla guida a casa, ci ho azzeccato e siamo arrivate in riva e abbiamo capito finalmente dov’eravamo: di fronte a San Michele, al di là del canale dove comincia la fondamenta dell’ospedale (zona Bacini), ho accarezzato un gatto su un ponte e ci siamo infilate in una calle.
“Dai, andiamo a vedere che chiesa è!” ci diciamo vedendo l’ennesima chiesa palladiana. E non era l’ennesima: era la chiesa di San Francesco della Vigna. Una volta lì c’erano le vigne, adesso d’estate c’è una bellissima sagra (e visto che ho capito come ci si arriva ci andrò anche io). E la sorpresa è stata bellissima: Veronese, Bellini e una Madonna stupenda di Antonio da Negroponte e le cappelle, un tempo acquistate dalla nobiltà veneziana per finanziare la chiesa) con alberi di limone, stucchi, marmi…
Da lì ci siamo “perse” per altre calli e siamo giunte dove volevo andare dai tempi dell’università: alla Scuola di San Giorgio degli Schiavoni per vedere finalmente il ciclo pittorico di Vittore Carpaccio. Ed è stata bellezza pura e avrei voluto avere lì con noi il mio professore di storia dell’arte per farmi raccontare ogni singolo telero, ogni storia, ogni pennellata.
Uscita ho avuto un soprassalto: eravamo esattamente dove eravamo partite, solo dall’altra parte del ponte. Avevo cercato quel posto da anni e ce l’avevo esattamente lì vicino.
Tornando verso casa abbiamo deviato un istante per Campo della Bragora e anche lì “ma perchè non entriamo in chiesa?”. E anche lì splendore e sull’altare una delle più belle tele di Cima da Conegliano per non parlare di tutto il resto.
E poi a casa…sì, 10 minuti a piedi.

*cliccate sui link, non basterebbero pagine e pagine per descrivere quello che ho visto.