Archivi del mese: aprile 2013

entrate e uscite

Mi chiamano alle 11 per chiedermi la disponibilità per una visita guidata alle 14 (sempre alla faccia del preavviso) e io accetto barcamenandomi tra le millemila cose dell’ufficio e incastrando questa uscita non programmata.
Sto per prendere il vaporetto per andare in isola e squilla il cellulare: mi avvisano che, data la pioggia (quattro gocce in croce), i visitatori preferiscono non venire.
Mi arrabbio silenziosamente, penso ai soldi non guadagnati e torno in ufficio dove la mia collega ha ben pensato di non alleggerirmi il lavoro, ma di leggersi il giornale e lasciare tutto com’era.
Sulla strada tra la fermata del vaporetto e l’ufficio entro nella mia libreria preferita, c’è pure il commesso quello gentile e di buon umore.
Penso ad un consiglio di lettura che ho trovato di recente, poi il libro ha pure la copertina rosa, il titolo è “Romanzo Rosa”, l’autrice (Bertola) mi piace e ho già letto qualcosa di suo.
E l’ho comprato.
E non c’è niente di meglio che comprarsi un libro in libreria, sfogliarlo, lasciare lì gli altri e metterselo in borsa.
Alla faccia degli acquisti on-line a cui troppo spesso mi dedico per risparmiare tempo.

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il blu – qui si parla di cose serie

Ci sono dei colori che proprio non mi piace indossare.
Il giallo mi sbatte e sembro un cadavere itterico.
Il rosso mi fa notare troppo.
Il verde scuro perchè mi ricorda il camouflage e per varie ragioni detesto il camouflage.
E il blu.
Io odio vestirmi di blu.
Quel blu scuro, tipo tailleur anni Ottanta, così bon ton e perfetto nella sua immediata inutilità.
Le cose blu hanno sempre un taglio regolare, stanno sempre bene.
Maledette loro.

Se hai un outfit blu puoi andare ovunque (ad un matrimonio, in ufficio, ad una inaugurazione, al cinema)…poi ti scambiano per tua nonna ma intanto sei andata da qualche parte.

Io odio il blu, non l’azzurro, non l’acquamarina, proprio il blu.
E oggi indosso un paio di pantaloni a sigaretta blu e dei gemelli blu.
Sono giusta per l’ufficio, casual ma non troppo, elegante ma non troppo e vorrei buttarmi in una tinozza della coloreria.


R3

Finisce la stagione teatrale anche a Venezia e l’ultimo spettacolo in cartellone è stato “Riccardo III” con regia (e non solo) di Alessandro Gassman.
C. ed io abbiamo preso i biglietti un po’ perplesse e infatti con 8€ siamo salite in piccionaia. Eravamo particolarmente prevenute: entrambe affezionate al Bardo temiamo le revisioni storiche e i rimaneggiamenti del testo, temiamo gli allestimenti innovativi, temiamo anche e soprattutto i pessimi attori. Abbiamo bisogno dei nostri appigli, di sentire recitate come si conviene “ora l’inverno del nostro scontento è reso estate gloriosa dal sole di York” oppure “dispera e muori!” o la migliore “un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo”.
E invece il cast era ottimo, in perfetto stile shakesperiano, allestimento eccellente, fotografia e luci meravigliose, forse un po’ calcata la morte di Riccardo e il finale con i titoli di coda, ma sono state due ore perfette. Alla faccia di Tim Burton che non mi piace.


la speedy guida va in piscina

Oggi avevo un gruppo di architetti (bleah!) tedeschi (ari-bleah!) in visita guidata.
L’appuntamento era alle 15, loro sono arrivati alle 15.40 e dovevano ripartire alle 16.
E’ stata la seconda guida più veloce in assoluto mai fatta.
Loro assolutamente indisciplinati, io che parlottavo veloce veloce e ad un certo punto:
“Please, quickly! I hate this word, but quickly!”
(costrutto corretto? ai posteri l’ardua sentenza…)

Stasera scendo dal vaporetto vicino casa, tornando dalla piscina (sfatta, spettinata, incasinata), e mi rivedo il gruppo di tedeschi che mi salutano, si sbracciano e per svincolare:
“I’m coming back from the swimming pool. Have a nice evening!”
A far ancora conversazione con quelli non ce l’avrei fatta.


attività (in)naturale in ambiente ostile

Il titolo del post non è mio, ma di una tizia della piscina. Si addice assai!

Ieri sono andata in gita, prima in bicletta lungo un argine e poi in un’oasi.
La giornata è stata bellissima, un sole meraviglioso, caldino, buona compagnia.
Oggi sono tutta un dolore, la piscina mi ha definitivamente stroncato.
C’è una battuta di un film che fa più o meno così:
“Sai cos’è che non mi piace della natura selvaggia? Che ci sono bestie, scarafaggi e animali strani che ti studiano, che ti guardano che cercano di capire se sei una cosa commestibile o no (…) a me piace la natura in piccole dosi, tipo le piantine sui balconi.” (…)
Mi piace perchè mi rappresenta, anche se io sono convinta di avere una quota di natura settimanale da utilizzare (e non sono i vasi sui balconi dato che ho il pollice marrone)…al massimo una panchina al parco.
Direi che per le prossime settimane ho fatto il pieno di natura e di volontari di aree protette.


io, me e quell’altra

Ultimamente mi faccio delle lunghe chiacchierate, veri e propri soliloqui su come sto, come va la giornata. Mi rispondo, dialogo, mi arrabbio…ieri mi parlavo davanti allo specchio e io con gli specchi non ci vado daccordo…c’è un caos dentro questa testa che fin’ora l’alternativa migliore è stata pensare di andare dalla parrucchiera. E anche lì, quell’altra, ha avuto da ridire.


la domenica che desideravo

E’ un periodo in cui sono molto stanca, ho ricominciato a dormire poco e ad avere il solito risveglio tra le 3 e le 4 del mattino sintomo che qualcosa non funziona come deve. E’ una lunga storia, ma quando accade questa cosa non è mai un buon segno, vuol dire che sono agitata e che ho brutti ricordi o troppo stress lavorativo…ormai ci convivo da anni però è sempre fastidioso, perchè quest’insonnia selettiva sembra fregarsene dei sonniferi e della chimica in generale. Comunque, mi sveglio di notte e nella migliore delle ipotesi leggo o faccio colazione o lavo il bagno oppure scrivo…io sono sempre stata un’aspirante scrittrice con troppe pretese all’inizio e poco talento e quindi scrivo scrivo scrivo e consumo i tasti del portatile.
Detto questo, sabato sera chiudo tutte le finestre, le porte, faccio buio, prendo i miei sonniferi e via a letto.
Solito risveglio alle 3, mi riaddormento pacifica dopo le 4.30 (la mia ora critica dei brutti pensieri) e dormo.
9.30 mi telefona mamma, mi sveglio, rispondo e continuo a dormire.
10.30 mi (ri)telefona mamma, mi sveglio, rispondo e mi alzo.
In tuta (non in pigiama, perchè comunque ho una camicia da notte) vado veloce veloce a fare la spesa, mi faccio un toast e torno a dormire.
Non che abbia dormito tutto il pomeriggio, anzi.
Ho guardato la tv, mi sono tolta-messa-tolta lo smalto su mani e piedi, ho scritto un po’, ho letto, ho guardato il soffitto e mi sono pure fatta la doccia. E ho pure parlato con l’ufficio visto che c’erano dei problemi.
E alle 19.15 sono uscita con una gran voglia di gelato per andare a sentire l’ultimo concerto della stagione di musica da camera a cui sono abbonata.
E’ brutto da dire, ma avevo bisogno di una giornata così.
E domenica spero di replicare facendo il pieno di energie per il mese più brutto (lavorativamente parlando) che ci sia.