Archivi del mese: maggio 2013

motivi per gioire

è venerdì


queste sono soddisfazioni

Sono anni che cerco di imparare il francese, ma sono sempre ferma alla prima lezione e al primo capitolo del libro.
Che cosa mi interessi poi degli affari del signor Rossi in hotel è ancora da sapersi.
Io so dire quattro frasi di rito in francese, capisco qualcosina ma ho una paura folle di avventurarmi nel gramelot o francese maccheronico.
Qui siamo stracarichi di curatori e tecnici francesi e blateriamo in inglese.
Oggi super curatore si lamenta che parla malino inglese, io ribatto che non parlo francese e quando va via dico con una bella “erre” arrotata: A toute a l’heure.
Queste sono soddisfazioni!

 


a metà dell’opera

Quasi non ci credo: sta finendo mercoledì.
E porta con sé:
piedi stanchi
capelli sfibrati
occhiaie
lavatrici da fare
metà del mio armadio in ufficio
un paio di scarpe che non riesco a trovare
un paio di scarpe che non ho ma che mi servirebbero
una cena di gala
pettegolezzi sfiziosi
persone simpatichebiennalisti
stagisti
e siamo quasi alla fine!


la guardiana del castello

Questa mattina ero in ufficio prestissimo, merito di varie congiunture astrali che mi hanno scaraventata giù dal letto con una voglia inaudita di brie (che alle 6.45 del mattino ci può stare…no?).
Maledetto ciclo.
Da sola in ufficio è stato un delirio.

Gli altri sono in un’altra sede ad inaugurare, io presidio la fortezza tra una riunione di rendicontazione in cui ho capito di non aver capito niente negli ultimi sei mesi, folli richieste di cose il cui nome esiste solo in francese e per fortuna esiste google immagini, pulizie, spine che improvvisamente vanno in blackout, consegne volanti dalla barca a me senza che la barca si fermi “oplà!”, casse che restano, cataloghi che partono o viceversa e io che prima di parlare dico “ok, wait a minute. I’m traslating”…sarebbe molto più facile parlare inglese con un madrelingua quando sono stanca e per fortuna esistono i gesti e le onomatopee (mimate un phon per capelli e capirete).
Non consola che i miei colleghi dall’altra parte non siano messi tanto meglio.

Riassumendo oggi è SOLO martedì.


il mio corpo mi odia

Lo sapevo già.
Però oggi ne ho avuto la conferma.
Dopo mesi senza ciclo, quando decide di arrivare?
Non prima, non dopo bensì durante la settimana clou.
L’unico lato positivo?
Un’angoscia unica per il lavoro e la SPM e neanche me ne sono accorta.
Vado a dormire.


ecco, si comincia

La settimana è cominciata.
Aiuto.
Io ho cominciando facendo un trasporto di cinque scatoloni su un carretto.
Mi è andata bene: non mi sono fatta male, ho trovato un marinaio gentile che mi ha aiutato a salire e scendere, ma che soprattutto mi ha concesso di salire in vaporetto.
Speriamo si prosegua su una buona china.


bionda

Volevo intitolare il post “voglio essere uno stereotipo”, ma ho cambiato idea anche se un po’ ne sono ancora convinta.

Ieri, come previsto dai miei piani, dopo un mese di pensieri, dopo mille imprevisti tra due lavori che quando vogliono mi complicano la vita e una sveglia che non ha suonato, sono andata dalla mia parrucchiera.
Dovevamo tagliare.
Poi avevamo deciso per tenere la lunghezza e fare una permanente.
Poi avevamo valutato un colore castano scuro.
Poi avevamo valutato un colore e sopra le meches.
Poi l’idea era: prima le meches e poi il colore sopra tipo riflessante.
C’è da dire che io ho i capelli molto scuri e solo una volta li ho tinti di rosso. Associo quella tinta ad un periodo molto triste della mia adolescenza, mi ricordo la mia lacerazione interiore, il dolore che provavo nel vivere e quindi non posso farmi i capelli rossi se sto anche vagamente bene con me stessa. Sarebbe una contraddizione pilifera.
E così ieri quella santa donna dall’infinita pazienza e dall’occhio clinico della mia parrucchiera ha detto: siamo in ritardo, ma non importa. Proviamo a fare le meches e poi capiamo, in base a come reagisce il capello, in base a come ti vedi. Quante ne vuoi?
Io mi sono affidata.
Ho avuto un momento di sconforto con i capelli bagnati, mi guardavo allo specchio senza occhiali e non mi riconoscevo.
Chi è quella lì? Voglio tornare indietro!
L’ho pensato più di una volta.
Poi ha asciugato, ha messo in piega, non ha tagliato neppure un millimetro, perchè i suoi tagli sono perfetti (e parliamo di sei mesi fa) e mi sono vista.
Bionda ma non bionda.
Tabacco ufficialmente.
Molte meches che danno continuità e corpo, singoli capelli schiariti che non hanno avuto bisogno di un’aggiunta di colore.
Sono diventata bionda.
Il mio sogno da anni.

A distanza di 24 ore quando passo davanti ad uno specchio fatico ancora a riconoscermi, ma mi va bene così.
Io sono quell’immagine che ho dentro di me.

E mi voglio bene.
Oggi mi basta.