Archivi del mese: giugno 2013

31 anni e sentirli tutti

Ieri parlo con un tizio.
Ufficialmente io sono tra i suoi datori di lavoro, ma a me spetta il ruolo di quella buona così mi fermo a fare due chiacchiere.
Ad un certo punto dice, a proposito di una tizia con cui avrebbe voluto uscire: “è troppo vecchia, ha 30 anni.”
Una voragine si è aperta sotto i miei piedi, un buco nero mi ha risucchiata.
Anche io a 24 anni, però, la pensavo nello stesso modo.


cavalier servente non richiesto

Quando lavoro cerco sempre di essere cortese, anche quando mi girano nonostante non sia facilissimo.
Anzi, a volte proprio sbotto, ma soprattutto con chi mi conosce poco sono gentile.
In una delle sedi abbiamo delle guardie nuove.
Ieri sera, prima di riuscire ad entrare in sede, a causa di una super festa vip vengo bloccata da dei bodyguards: alti, ben piazzati, spalle larghe, abito scuro.
Non posso passare.
Loro non mi fanno passare.
Ci provo con le buone.
Prima di passare alle cattive intercetto un loro superiore (una donna) e dopo 5 minuti da sorvegliata speciale riesco ad entrare nella mia sede (adiacente alla festa).
In alternativa ci sarebbe  potuta essere la versione cattiva di me in due opzioni: allieva della scuola di ginocchiate inguinali o stronza con il cellulare in mano dalla lingua tagliente.
In qualunque caso sarei riuscita a passare.
Arrivo in sede e la guardia in turno mi domanda se mi hanno trattata bene altrimenti va a dirgliene quattro.
Avrei voluto dare un bel calcio sugli stinchi anche a lui, ma poi richiedere una sostituzione non sarebbe stato così facile.
Sono uscita più irritata con lui che con quei quattro ragazzotti in nero che presidiavano lo spazio.
Uno era anche caruccio…ma sto cercando di cambiare genere.

Cercasi posizionato, lavorativamente stabile, abitudinario e senza cavallo bianco.


una legge contro i pantaloni bianchi

Ieri era la giornata degli uomini con i pantaloni bianchi.
E vi posso assicurare che non è un bello spettacolo.
Uomini non più giovanissimi con pantaloncini attillati di tessuto leggero bianco.
E quando dico attillati intendo stretti stretti.
Uno spettacolo che non auguro a nessuno.
Voglio un dress code per Venezia!


l’umore di questi giorni

Nero tendente al grigio bluastro.
Mi irrita tutto e soprattutto tutti, per non parlare dei turisti che a volte raggiungono un livello di imbecillità tale che non sembrano neanche veri.
Se non fossi io e se non fosse il mio corpo direi che è SPM.
Ma sarebbe troppo normale, dopo neanche 30 giorni.
E altre storie.
Intanto mi godo le nuvole.


gite autogestite

Ai miei tempi (o signur cosa sto scrivendo…), dicevo ai miei tempi a scuola si faceva una settimana di co-gestione che non era esattamente una protesta o forse per un liceo classico era una protesta con toni dolciastri, poi un giorno tagliarono i fondi o che ne so e tolsero le gite. Ma noi, classe secchiona con professore latinista effervescente, autogestimmo il tutto: come potevamo vivere senza aver visto le opere di Carlo Scarpa in un cimitero o il tempio malatestiano? Noi, classe secchiona, non avevamo tutti la patente ma avevamo dei genitori che loro malgrado venivano coinvolti in queste scampagnate domenicali, perché l’augestione si fa…ma che non si perda scuola!
A parte tutto quelle gite sono un bellissimo ricordo.
Tutto questo per dire che ieri un gruppo ristretto del corso dei preti ha fatto una gita autogestita e ha cercato – dotata di Wikipedia, una bibbia e qualche conoscenza della storia di Venezia e dell’arte – di fare una lettura teologica di alcuni dipinti.
Ci fossimo trovati concordi su un punto…ah, sì, forse il cardellino in una tela del Bellini.
Il resto un delirio artistico-teologico.

Ma siamo stati proprio bravi, noi folli corsisti non più adolescenti.


un lato positivo

C’è un lato positivo nell’abitare in centro storico a Venezia: mettersi il cappello d’estate.
Inutile: qui si cammina, si usano mezzi pubblici, non ci sono portici e c’è tantissimo riflesso.
Grandi cappelli, colorati, di tessuto o di paglia, a tesa larga, larghissima o meno, flosci o rigidi.
Non so, quando ho un cappello in testa il mondo mi sembra diverso.


la guida che è in me vuole andare in piscina

Sto facendo molti turni nello stanzone, il che – economicamente parlando – è un bene.
La domenica è sempre dura, se poi ci aggiungiamo una giornata calda e di sole ti viene da chiederti perché i genitori con figli non sono in spiaggia ma a rompere le scatole a te, che sei lì, hai caldo e soprattutto non sai più come rigirare la visita guidata per non annoiarti da sola.
Ma la cosa in assoluto peggiore sono gli ‘gnuranti o quelli che seguono la visita, poi si svegliano dal loro personale stato di incoscienza catatonica e ti fanno una domanda…chiedendoti esattamente quello che hai detto trenta secondi prima.
Gli ‘gnuranti sono anche una bella categoria, anche perché ci sono quelli simpatici…i peggiori sono i saccenti.
Ore 17, ultima guida e tocca a me.
Non si capisce in che lingua bisogna farla, due stranieri mi tormentano perché sul sito c’è scritto che a quell’ora è in inglese, ho un gruppone di italiani fancazzisti chetantoabbiamofattotuttiunerasmus e una ucraina che capisco poco quando parla italiano e capisco niente quando ci prova in inglese.
Quindi visita in inglese con gli italiani che ogni tre parole mi chiedevano una “deluci-traduzione”.

Ecco, se potessi esprimere un desiderio: andate al mare e lasciatemi leggere!