Archivi del mese: gennaio 2014

l’acqua e l’anima

Da bambina, alle elementari, con le tabelline non volevo andare oltre il numero 100.
Ufficialmente perchè oltre c’era la tenebra, in pratica perchè (ora lo so) volevo attirare l’attenzione.
Niente di strano, ma ho sempre avuto la tendenza ad arrivare ad un centimetro dal traguardo per poi tirarmi improvvisamente indietro.
Lo facevo a scuola, lo faccio nella vita: un passo indietro per non rischiare, vivere serena e con qualche rimpianto.

Quando ho sofferto di attacchi di panico (più o meno quando ho cominciato a scrivere su splinder) ho imparato a conoscermi: so riconoscere le situazioni che possono portarmi (in)sofferenza.
Tra questi segnali d’allerta c’è la sensazione  persistente di sentirmi accerchiata, di non avere una via di fuga.

Tutto questo preambolo per dire che oggi ho iniziato un nuovo corso di nuoto con un nuovo orario e un nuovo gruppo. Ci sono andata propositiva.
Sapevo di essere in grado di stare in una corsia mediamente veloce, anche se magari dovevo stare dietro.
Ho tenuto botta circa 8 vasche, poi, ad un tratto mi sono sentita su quel baratro: a destra l’acquagym e lo spinning, a sinistra una corsia veloce, nella mia stessa corsia altra gente, quelli davanti che tiravano, quelli dietro che mi stavano alle calcagna.
Non c’era spazio vitale per me.
Il respiro s’è fatto difficile, un po’ per la fatica e un po’ perchè sono io.
Qualche tempo fa avrei fatto finta di niente, quando ero ragazzina e facevo nuoto non sapevo cosa fosse l’ansia e neppure il panico. Una volta ero sempre la prima della fila.
Una volta sarei rimasta lì e sarei stata male.
Questa volta ho chiesto gentilmente di farmi fare un passo indietro.
E ho cambiato istruttore e corsia.
Siamo in quattro, posso nuotare lentamente concentrandomi sullo stile se sto in fondo, posso lasciarmi andare e correre se sto davanti.
Io amo nuotare e proprio per questo devo a me stessa un ambiente sereno e la mia pace interiore.
Forse, quando avrò ripreso un po’ di fiato, o semplicemente vorrò ritornare al mio livello, chiederò di cambiare corsia.
Intanto mi godo i miei 45 minuti di nuoto ben fatto.

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acqua alta tanto per cambiare

Per chi non lo sapesse a Venezia c’è acqua alta.
Niente di strano e niente di nuovo.
Stamattina stavo andando in ufficio dopo alcune commissioni e avevo in mano un sacchetto con gli stivali dentro e la speranza di non doverli usare.
In realtà la marea stava scendendo ma non così velocemente e così a 200 metri dall’ufficio mi sono dovuta cambiare mio malgrado.
Il mio stupore, però, è stato nel vedere un nugolo di persone che vendeva sacchi neri di plastica e nastro adesivo agli sprovveduti senza stivali.
Ripeto: vendere sacchi per le immondizie!
E constatare che c’era chi li stava comprando…


finalmente

Nonostante una fastidiosa febbricciattola, spossatezza, naso chiuso e sonno sono andata finalmente con C. a mangiare una frittella come si confà. Quest’anno il pasticciere ha osato pure un ripieno al cioccolato e io ho provato: pasta soffice, frittura perfetta, zucchero granulato e non in polvere (in quantità giusta) e una crema da svenire.
La prossima volta torno alla crema classica, lo zabaione pure e quelle alla mela me le tengo per una passeggera fase salutista (c’è la frutta! fanno bene!).
Ne mangi una e sei in pace con il mondo e ti rendi conto che è meglio ignorare quelle che fanno gli altri per non rimanere delusi (come quella a Mestre dopo la piscina…bleah!).
Mi sarei fatta un cabaret, in realtà da brave ragazze con una frittella in mano siamo tornate in ufficio.


misantropia e non solo

Ieri, come intuito, sono stata nello stanzone: era una bellissima giornata di sole un po’ fredda ed ero in turno con una collega simpatica.
Entrano un papà con due figli di (quasi) sei anni e nove: due bambini carinissimi, molto più del genitore.
Lui ci tiene ad entrare perchè devono trascorrere una giornata speciale insieme e così facciamo solo loro ed io una visita guidata a misura di nano. Sono quelle cose che mi divertono tantissimo, che mi fanno amare questo lavoro, e anche a loro è piaciuto…poi ad un tratto avrei voluto abbracciare il ragazzino.
Gli chiedo: “hai mai visto quella chiesa?”
Lo faccio per capire se posso raccontargli delle cose, se posso fare dei riferimenti che può capire…è una prassi che ho anche con gli adulti.
E lui mi risponde: “Ma sì quella fatta dall’architetto x”
Persino il padre è rimasto stupito e forse quel bambino è più preparato di tanti turisti, forse non farà mai l’architetto o l’artista ma ha capito (tra le altre cose) al volo cos’è un timpano e l’uso nell’architettura palladiana.

E poi…i francesi.
Io non li amo particolarmente e da quando vivo a Venezia, li disprezzo con garbo. Come ho scritto altre volte vorrei imparare bene la lingua, ma solo per un tarlo del mio cervello…una lunga storia. Quando mi applico capisco quello che mi dicono, altre volte semplicemente li ignoro, soprattutto quando non comprendono che non sono più caput mundi. Insomma, entra una coppia (lui âgée, lei “studentessa”), abbiamo una lunga e difficile conversazione e lui alla fine esce e sulla porta dice (in francese) sogghignando: avremmo potuto parlare tedesco, oppure latino o greco.
Mi sono girati i cinque minuti e ho tirato fuori la mia scarsa sintassi.
“Excuise moi, je parle latin et aussi grec…”
Ma vaffancuore!
Peccato che poi si siano accodati all’ultima visita guidata che ho fatto…in italiano.


Dallo stanzone with love

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meglio evitare le citazioni letterarie

Stavo scrivendo un testo e mi serviva una citazione da un libro che avevo letto da adolescente che era molto triste e molto tedesco e parlava di un clown.
Sul più noto motore di ricerca ho inserito le parole chiave e…beh, provateci anche voi e forse rimarrete allibiti come me.


sogni che s’incrociano

Inseguire dei progetti è divertente, batte forte il cuore, mi sento sempre sulla cresta dell’onda e spesso poi la delusione la fa da padrona quando tutto va a rotoli. Quindi per il momento non parlerò del sogno che sto inseguendo, ma di un lapsus…
Stavo aggiornando il sito web dell’ufficio, quando l’occhio mi cade su una pagina con il titolo completamente sballato: avevo scritto un nome per un altro. Niente di strano, ma mi sono messa a ridere perché è come se una persona normale avesse sostituito il nome di un artista con quello del suo fidanzato o di una persona ricorrente nella sua vita. Più o meno le dita sulla tastiera sono andate per conto loro…e probabilmente la mia attenzione era decisamente altrove rotolandosi in piacevoli non pensieri.