l’acqua e l’anima

Da bambina, alle elementari, con le tabelline non volevo andare oltre il numero 100.
Ufficialmente perchè oltre c’era la tenebra, in pratica perchè (ora lo so) volevo attirare l’attenzione.
Niente di strano, ma ho sempre avuto la tendenza ad arrivare ad un centimetro dal traguardo per poi tirarmi improvvisamente indietro.
Lo facevo a scuola, lo faccio nella vita: un passo indietro per non rischiare, vivere serena e con qualche rimpianto.

Quando ho sofferto di attacchi di panico (più o meno quando ho cominciato a scrivere su splinder) ho imparato a conoscermi: so riconoscere le situazioni che possono portarmi (in)sofferenza.
Tra questi segnali d’allerta c’è la sensazione  persistente di sentirmi accerchiata, di non avere una via di fuga.

Tutto questo preambolo per dire che oggi ho iniziato un nuovo corso di nuoto con un nuovo orario e un nuovo gruppo. Ci sono andata propositiva.
Sapevo di essere in grado di stare in una corsia mediamente veloce, anche se magari dovevo stare dietro.
Ho tenuto botta circa 8 vasche, poi, ad un tratto mi sono sentita su quel baratro: a destra l’acquagym e lo spinning, a sinistra una corsia veloce, nella mia stessa corsia altra gente, quelli davanti che tiravano, quelli dietro che mi stavano alle calcagna.
Non c’era spazio vitale per me.
Il respiro s’è fatto difficile, un po’ per la fatica e un po’ perchè sono io.
Qualche tempo fa avrei fatto finta di niente, quando ero ragazzina e facevo nuoto non sapevo cosa fosse l’ansia e neppure il panico. Una volta ero sempre la prima della fila.
Una volta sarei rimasta lì e sarei stata male.
Questa volta ho chiesto gentilmente di farmi fare un passo indietro.
E ho cambiato istruttore e corsia.
Siamo in quattro, posso nuotare lentamente concentrandomi sullo stile se sto in fondo, posso lasciarmi andare e correre se sto davanti.
Io amo nuotare e proprio per questo devo a me stessa un ambiente sereno e la mia pace interiore.
Forse, quando avrò ripreso un po’ di fiato, o semplicemente vorrò ritornare al mio livello, chiederò di cambiare corsia.
Intanto mi godo i miei 45 minuti di nuoto ben fatto.

3 pensieri su “l’acqua e l’anima

  1. Amanda, ricordo i tuoi scritti su Splinder..
    per quanto riguarda il nuoto direi che hai fatto benissimo: forzarsi alla sopportazione stoica del disagio non porta a nulla, anzi..
    Un abbraccio

  2. Ed è cosi’ che deve essere, quando si sceglie di fare qualcosa fuori dal lavoro, che sia nuoto, giardinaggio o altro lo si deve vivere serenamente, deve essere la giusta scusa per poter liberare la mente.

  3. Brava brava! Non hai perso il controllo della situazione nonostante il disagio che ti creava ed hai saputo agire per il meglio! Ti meriti una di “quelle” frittelle! 🙂

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