ora di pranzo

Solitamente pranzo in ufficio con i colleghi.
Forse è anche per questo che soffro di gastrite nervosa.
Indubbiamente è economico, perché arrivo da casa con il pranzo (che poi di solito è l’avanzo della cena).
Ieri è stata una giornata deleteria: urla, strepiti, arrabbiature, accuse reciproche, problemi e ancora problemi.
Fosse tutto una novità…
Ma non è così, anzi è la nostra quotidianità.
Così oggi sono andata a pranzo fuori da sola: un sole che avrebbe voluto essere primaverile, un libro, gli occhiali scuri, un bar diverso 50 metri oltre a quello dove vado a prendere il caffè, il silenzio nel mio cervello.
E ovviamente un club sandwich che per me ha un alto valore terapeutico.
Per carità, non è che tutto si sia risolto.
Però almeno in questo momento sono impegnata a digerire.

mmmm

Sarebbe una di quelle giornate perfette per una lamentazione continua, come un mantra, un sospiro e un bleah.

Soffro d’insonnia.
Stanotte ho letto un saggio e stamattina non mi ricordo niente.
Chiudo gli occhi e mille voci si accalcano nel mio cervello.
Ho una nausea costante che potrebbe corrodere il marmo.

i colori

Conversazione in pausa pranzo…

Tina: allora, guardiasala ipocondriaca, guardi il festival?
G.I.: nol me piase ‘a coeori
(ci guardiamo perplesse)
Tina: a colori?
altra guardiasala: lo preferivi in bianco e nero?
G.I.: no, co-eori, ‘a fia e il fio

Tradotto: con loro, intendendo i presentatori, non i colori…in dialetto si pronunciano quasi allo stesso modo.

Briciole di contemporaneità

Io amo Venezia, lo sapete e i suoi ritmi pacati, lenti e umani mi piacciono. Mi sono fatta una ragione sugli orari dei negozi, sulla poca scelta di prodotti, sui prezzi spesso troppo alti….però quando vedo una cosa come questa mi emoziono e penso che una città più cosmopolita, più contemporanea, più normale non mi starebbe poi così male (poi rinsavisco)…

20140215-195203.jpg

guardando la tv

Dave mi ha inviato le prime tre stagioni di “Teen wolf” ed è stato amore a prima vista: una via di mezzo tra Buffy l’ammazzavampiri e storie di licantropi, fantasy e chiavi di lettura adolescenziali 2.0, un regista a cui devo molto…
Insomma un buon prodotto.
E visto che me ne sto a riposo sul divano mi faccio un’overdose di televisione e dvd.

vorrei avere 70 anni

20140211-190407.jpgVorrei avere 70 anni come il tizio che spesso ci fa i trasporti in barca.
Oggi mi è toccato salire in barca con delle opere, ovviamente quando queste cose accadono ho i tacchi ma soprattutto una gonna.
Salire, appunto, non è un problema.
Il trasportatore fa tutto, si muove come una gazzella tra la fondamenta e la barca, tira le cime e mi porta a destinazione.
Al tronchetto incontriamo quello con il furgone, io sono a poppa e garbatamente dico “mi scusi, mi dà una mano?”
E gli porgo la mia mano, come faccio sempre, ma solo per paura di cadere.
L’ho fatto altre volte.

Oplà.
Crac.

Improvvisamente una fitta lancinante dietro al ginocchio e poi davanti mi paralizza.
Sono i piedi come un trampoliere: su un piede solo.
“Sta bene?” Mi chiede quello del furgone che ha il mio equilibrio nelle sue mani.
“Non particolarmente. Se mi potesse tenere ancora un paio di minuti…” Non ho versato una lacrima, il dolore è stato acuto, fortissimo, pazzesco e intenso.
Poi mi sono appoggiata al cofano e poi, vabbè, ho caricato il furgone.
Nel frattempo il vecchio barcarolo saliva e scendeva saltando come un leprotto.
Ecco, vorrei avere i suoi 70 anni. Gliel’ho detto.
A me resta ancora un ginocchio gonfio, bloccato e un dolore non indifferente.
Sinceramente? Sogno un antidolorifico.