ora di pranzo

Solitamente pranzo in ufficio con i colleghi.
Forse è anche per questo che soffro di gastrite nervosa.
Indubbiamente è economico, perché arrivo da casa con il pranzo (che poi di solito è l’avanzo della cena).
Ieri è stata una giornata deleteria: urla, strepiti, arrabbiature, accuse reciproche, problemi e ancora problemi.
Fosse tutto una novità…
Ma non è così, anzi è la nostra quotidianità.
Così oggi sono andata a pranzo fuori da sola: un sole che avrebbe voluto essere primaverile, un libro, gli occhiali scuri, un bar diverso 50 metri oltre a quello dove vado a prendere il caffè, il silenzio nel mio cervello.
E ovviamente un club sandwich che per me ha un alto valore terapeutico.
Per carità, non è che tutto si sia risolto.
Però almeno in questo momento sono impegnata a digerire.

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mmmm

Sarebbe una di quelle giornate perfette per una lamentazione continua, come un mantra, un sospiro e un bleah.

Soffro d’insonnia.
Stanotte ho letto un saggio e stamattina non mi ricordo niente.
Chiudo gli occhi e mille voci si accalcano nel mio cervello.
Ho una nausea costante che potrebbe corrodere il marmo.

i colori

Conversazione in pausa pranzo…

Tina: allora, guardiasala ipocondriaca, guardi il festival?
G.I.: nol me piase ‘a coeori
(ci guardiamo perplesse)
Tina: a colori?
altra guardiasala: lo preferivi in bianco e nero?
G.I.: no, co-eori, ‘a fia e il fio

Tradotto: con loro, intendendo i presentatori, non i colori…in dialetto si pronunciano quasi allo stesso modo.