l’ora dei convegni

E’ primavera e fioriscono i convegni a Venezia.
E quindi si ricomincia a lavorare su più fronti.
Oggi, nello stesso spazio d’attesa, c’eravamo io con due colleghe per un meeting e altre tre di un’altra società per un altro incontro.
Slittavamo simultaneamente da un’area all’altra.
Avevamo tutte il tailleur pantalone nero, la camicia bianca, il badge da escort (che altrimenti ci fanno la multa) e quello della società che s’incontrava, oltre al cartello in mano e la check list degli ospiti. 
L’altra ditta aveva anche la ragazza immagine: ‘na cavallona con tacco 12 zeppato e minigonna e cartellone.
Ovviamente gli ospiti non guardavano il cartello.
Ogni tanto mi dico che alle donne non servono le quote rosa, perché non siamo panda, poi mi imbatto in queste situazioni e mi convinco che l’unica soluzione sarebbe resettare il cervello dei maschi.

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voglia di rosa

Sono due giorni che Venezia è sotto ad una coltre di nebbia.
(Che vuol dire: vaporetti che non vanno, che vengono deviati…e aggiungiamoci pure lo sciopero di domani).
E per tirare fuori la primavera che è in me oggi ho rispolverato la mia borsa rosa!
Ripeto: rosa!

l’ora delle gite

Inizia la primavera.
A breve inizierà il tour de force turisti-biennale-turisti-turisti, ma intanto ci godiamo qualche spiraglio di sole e qualche raggio caldo.
Mi piace vivere a Venezia perché posso andare al parco, in 10 minuti (2 fermate di vaporetto) sono in spiaggia…che, voglio dire, non è neanche lontanamente paragonabile ad una bella spiaggia e l’acqua lascia molto a desiderare, però placa la voglia di spogliarsi, di prendere il sole, di bagnarsi i piedi oppure di scaricare la tensione dopo un giorno di lavoro.
In 20 minuti (23 per la precisione) sono a Murano e ci sono stata sabato.
La mia gioia non è nell’andare lì, ma è dire: ho voglia di fare quattro passi e vado lì, mentre il resto del mondo si macina ore di viaggio per arrivare.
E così gita primaverile con mamma facendo un po’ le turiste e un po’ le cittadine, guardando con occhio critico gli anglosassoni che sezionano una frittura bevendo cappuccino e una coppietta di fidanzatini italiani che ordinano spaghetti al pomodoro…mentre noi spolpiamo una canocia e facciamo la lotta con il nero di seppia.

come in una città normale

20140313-140602.jpgEsco di casa e c’è un ingorgo nel canale di fronte.
Nell’ordine: un taxi, un barchino e due tope (le barche da trasporto) erano bloccate forse per un “parcheggio in doppia fila” e tra clacson, insulti e gas di scarico sembrava di essere in una qualunque città alle 8.30 del mattino.

l’informatica che è in me

Nel mio ufficio non c’è un tecnico informatico, l’unico che avevamo era un free lance che se ne è andato.
Di buono c’è che mi ha spiegato come installare una stampante di rete.
Da quando ho in mano l’aggiornamento del sito internet qui credono che io sia la regina dell’html, ma in realtà io non programmo, bensì riempio con poca fantasia moduli creati da altri. E’ come wordpress ma solo un po’ più strutturato.
Da quando non c’è più il tecnico qui credono che io sia l’informatica più a buon mercato e più disponibile.
L’altro giorno hanno detto “no grazie” ai servizi di un esperto informatico perché tanto a mettere in rete stampanti e pc/mac nuovi e a collegare stampanti ci pensa Amanda.
Che non ha ancora detto a nessuno che ogni successo, in realtà, è solo una gran botta di…fortuna e di ottimi tutorial su internet.

Quel certo non so che

Non so da che parte cominciare, allora ci provo così: stamattina mi sono alzata alle 4.20, ho preso un vaporetto alle 4.45 e un treno alle 6.20 in direzione Firenze. Avevo un colloquio per una grossa società americana che organizza viaggi per vecchi. Mi hanno chiamata loro, questo ci tengo a dirlo. Comunque, con C. – che ho coinvolto nella correzione di una specie di statement perchè il suo inglese è decisamente migliore del mio – avevamo parlato di come affrontare un colloquio di gruppo all’americana (essere sempre presenti, rispondere, proporre, lasciare un’impressione e infatti mi ero messa un bel fiorone rosa sulla camicia) e avevo studiato il sito internet. E il colloquio di gruppo è stato come ce lo aspettavamo, se non che mi hanno spiazzata perchè anzichè presentare l’azienda i selezionatori chiedevano a noi di descrivere la mission, la storia, i valori. Con il senno di poi avrei dovuto impararmi a memoria la pappardella. Domanda clou: perchè vuoi lavorare per noi? E di nuovo: perchè ti dobbiamo selezionare? Nel giro di due ore ci hanno scremato di un terzo, neanche un “grazie e arrivederci” ed entro stasera ne rimarranno solo 6. Vero, è stata un’esperienza (costosa), non avevo nulla da perdere e so quel che valgo. Però…però se devo dirla tutta oscillo tra la rabbia perchè i colloqui di gruppo non sono mai stati il mio forte e la tristezza per aver perso un’opportunitá. Ho voglia di prendere gli esaminatori a ginocchiate inguinali perché erano aggressivi, ho voglia di piangere perché sì, ma soprattutto ho questa stramaledetta nausea che ci metterá giorni a passarmi.

Neve e sorrisi

Sono stata due giorni sulla neve, in Trentino, zona Sesto. La compagnia è stata quel che è, ma aspettavo da un anno poter fare una giornata tra canederli e discese sullo slittino. Sono felice: il ginocchio ha retto nonostante le mie paure, il cielo era terso, il sole caldo, tantissima neve e ho riso tanto. Come dice mamma: devo ancora trovare una persona con il broncio sulla neve.