Archivi del mese: aprile 2014

segni

Stavo andando a colloquio da don turismo.

Scendo dal vaporetto e quasi mi scontro con una ragazzetta che ha una t-shirt particolare.

scarpePer me è più che un segno…


la porta scorrevole

L’altra mattina il vaporetto dell 9.15 era come al solito pieno.
Avevo trovato un posto in cabina e mi ero seduta.
Ad una delle fermate una signora ragazza in abbigliamento da lavoro comincia a batterei pugni contro la porta e a spingerla.
“Non si apre! aiuto!”
“Signora, è scorrevole…”
“Aiuto! aprite!”
Mi sono alzata e le ho aperto la porta scorrevole.
I casi sono due:
1) o stiamo tutti impazzendo
2) o era un bell’attacco di panico
Quasi quasi spero/propendo per la seconda ipotesi, in effetti quando capitavano a me tra le cose che non facevo c’era salire sui battelli.


ciao Maestra

Era una mattina di settembre e AmandaBlack aveva 6 anni, un grembiule nero con il colletto bianco e uno zainetto di pucci, una specie di cane pelosetto, perché quelli di barbie erano quasi ancora da venire.
I suoi genitori le fecero una bellissima foto per il suo primo giorno di scuola e così sarebbe stato ogni primo giorno di scuola per i successivi 5 anni (e forse più).
Con il suo migliore amico al suo fianco lottò strenuamente per imparare a fare le bandierine girate a destra e a sinistra, con la punta o quadrate, imparando a scrivere in corsivo e a leggere e a contare (con le tabelline è stata una lotta in terza elementare) e anche brutte poesie.
Ha scoperto che leggere era bellissimo e anche fare i compiti, tant’è che un giorno la classe si mobilitò perché la maestra per punizione aveva deciso di non dare più compiti per casa a nessuno.
Imparò ad usare parole come “pappagorgia” e a descrivere la via in cui abitava, a capire cosa era “passato” e cosa era “presente”, a pensare che cosa avrebbe fatto da grande, e nell’ultima mezz’ora in classe si giocava al gioco dell’oca oppure si leggeva insieme Rodari.
Per carità, di note ne ha prese anche lei, perché ad esempio il quaderno delle poesie aveva pochi fogli: era meglio strapparli e disegnare.
E ci sono stati pianti per esercizi di matematica mal riusciti o interrogazioni non brillanti o temi fuori argomento o perché coniugare i verbi è brutto, perché il suo articolo per il giornalino di classe era bello ma troppo provocatorio e quindi non era il caso di fotocopiarlo.
Però se ripensa a quei giorni ha come un senso di nostalgia e l’esame di quinta elementare ancora se lo ricorda, come quando giocava all’elastico sul ghiaino nel cortile o mangiava i fiori del giardino.
Al suo fianco c’era la Maestra, Paola per tutti, anche se fino a ieri non è mai riuscita a chiamarla per nome.
Per lei è sempre stata La Maestra, con i suoi fuseaux e i maglioni, con la chioma di capelli rossi, la voce squillante e la grafia tonda.
Da ieri La Maestra non c’è più.
E AmandaBlack è un po’ più sola e un po’ più grande e ne avrebbe fatto volentieri a meno, e probabilmente questo post sarebbe stato valutato un “brava -” perché La Maestra aveva dei voti tutti suoi.


la prima della stagione

Ho visto la prima medusa della stagione.
E ho trovato il primo buon motivo per non frequentare la spiaggia del Lido.


latinamente

Ore 17.50 e sto finendo l’ultima visita guidata della giornata, la quinta per la precisione.
Ho con me solo due persone: una gentile signora italiana e un americano che si dimostra da subito attento, ma soprattutto colto. Sono stanca, devo stare attenta a quello che dico: discutere di massimi sistemi a fine turno non è divertente.
Arriviamo alla lapide commemorativa in latino che traduco, a prescindere, anche ai visitatori italiani…che non si sa mai. Agli inglesi (non britannici, inglesi) la faccio sempre vedere perchè ne hanno una identica a Londra e vanno in brodo di giuggiole.
Leggo in latino e traduco.
E l’americano ride.
Ed ecco che ci addentriamo nei massimi sistemi.
Mi dice che in inglese il latino ha pronunce diverse, due per la precisione.
Faccio presente che anche noi abbiamo la pronuncia classica e quella restituta (che nessuno usa più, tranne il mio ex professore con la barba del ginnasio).
Fatto sta che mi spiega che hanno queste pronunce molto diverse, anglofone e a lui quella lapide fa sorridere perchè c’è un gioco di parole se costruisci la frase in modo diverso e la pronunci all’inglese.
Sul serio, io da ieri sto ancora cercando di capire, ma mi servirebbe un vocabolario di latino, una grammatica e un dizionario d’inglese.
O forse è solo humor britannico…

 


turisti a caso

Io ho un modo di viaggiare preciso: mappe, guide, appunti, libri…solo una volta sono andata in vacanza senza nulla in mano e mi sono sentita decisamente “nuda”.
Ieri ero di turno nello stanzone che – come forse avete intuito – si trova su un’isola.
Arrivano due ragazzi, chiedono dove si trova l’hotel e li guardo perplessa. Stranamente non ci sono alberghi, ma solo dei monaci che a volte affittano qualche stanza, ma si tratta di cose occasionali.
Chiedo se mi possono dire il nome dell’hotel e non se lo ricordano.
“Dovevamo andare su un’isola…”
Ben ciò. Penso. Sai quante isole e soprattutto quanti alberghi ci sono in città.
“Il nome dell’isola? Giudecca?”
“Boh, forse comincia con C”
“Ecco, appunto, quest’isola non comincia per C., forse Certosa?”
“Forse…”
E poverini è pure fuori dalla cartina!


casual dress day

Nei telefilm americani c’è spesso questa cosa del giorno della settimana in cui ognuno si veste come vuole.
Ecco, capita anche qui.
E’ quel giorno pressoché perfetto in cui tutti sono in ferie (direttori, colleghi, chiunque nel mondo), tranne chi scrive, non c’è molto da fare, non squillano i telefoni, c’è una discreta temperatura e c’è il sole.
In quei (rarissimi) giorni di silenzio e pace per me è il casual dress day.
Meglio di una festa, meglio delle vacanze: mi alzo la mattina e indosso una tuta e le scarpe da ginnastica.
Lavoro con lentezza.
Mi guardo lo smalto rosso lacca finche scrivo al pc.
Sorrido.

Oggi sono in pace con la mia pelle.