Archivi del mese: maggio 2014

influenza o la maledizione dell’opening

Ad un certo punto credo ci sia qualcosa.
O piove o sto male o entrambe.
Sì, ho l’influenza e lo sciopero dei mezzi non aiuta e neppure la collega che sta a casa “perché non sa come arrivare” sottolineerei di venerdì.
E in più wordpress che cambia il template della bacheca.
Ecco…


è vero, ho anche un blog

Come emerge dal precedente post il mese di maggio è cominciato dormendo poco e visto che ho questo allenamento alle alzate all’alba ne sto approfittando.
E così arrivo in ufficio ad orari improbabili e lavoro tanto, fino a sera oppure corro da un lavoro all’altro sempre con orari improbabili.
In tutto questo non ho avuto il tempo di appuntare niente e così non ho scritto che la Bestiaccia e gli zii mi hanno regalato un monopattino, che ci ho messo due giorni a montarlo quando in realtà bastava stringere una vite, che la mia casa sta crollando su se stessa ma giovedì verrà Santa Roberta dalle mani d’oro, che…ora sono in pausa, ho concluso un progetto e domani mi rimetto in moto.
Tra l’altro ho mangiato un gelato e credo mi stia venendo un reflusso acido.
Ah, già: sta per piovere.
Se anche quest’anno non riesco a mettermi il mio tailleur verde acido per la biennale mi arrabbio.


mi piacciono le scarpe perchè sono sempre in coppia, come sull’arca

Devo partire dal principio: ho perso la mia sveglia (e l’ho anche ritrovata).
La mia sveglia rosa è con me dal primo anno di scuola media, quindi…vent’anni.
E’ l’unica che riesce a svegliarmi, non ci sono altre sveglie o cellulari che tengano.
Un giorno non la trovo più.
E come mi si confà vado in paranoia.
Devo alzarmi presto per andare in aeroporto e scomodo mia mamma perché mi telefoni e mi parli alle 5 del mattino.
Dormo male sapendo che potrei non alzarmi in tempo.
Sono giorni duri.
Poi decido: è il momento di affrontare il lutto.
La mia sveglia non la producono più, ma c’è sua cugina: stessa marca, stesso modello, un colore leggermente diverso, le solite funzioni base, ma soprattutto lo stesso suono.
Amazon me la consegna in un lampo.
Due giorni dopo spostando una bolletta da pagare in cucina ritrovo la mia sveglia.
Ora ne ho due: come a dire che prima o poi tutti sono destinati ad accoppiarsi.


io, precaria…o forse non l’ho ancora capito

L’dea mi è venuta in mente leggendo un post di Eide in “Nebbia in laguna” e anche ascoltando le ultime boutades del non eletto (EDIT: in parlamento)presidente del consiglio che “regalerà” ad una valanga di italiani 80€.
Chi mi legge sa che io raramente parlo di politica e continuerò a non farlo.

Dicevo, io sono una partita iva, non ho contratti, non ho diritti (e se volete capire qualcosa sulla situazione delle donne che si fanno un mazzo tanto e non hanno quasi niente in cambio dallo stato andatevi a leggere il blog di Afrodite K), ho tre lavori e mezzo, un’agenda cartacea che è la mia ancora di salvezza e tantissimo sonno.
Dei giorni sono felice, mentre in altri vorrei chiudermi in casa e restare a letto per tutta la vita: io, me e la tv.

Qualcuno dice che sono fortunata perché posso fare quello che voglio, non sono legata ad una scrivania da un contratto che non mi dà opportunità di crescita, posso cambiare, posso scappare, posso fare cose diverse e non annoiarmi, posso reinventarmi.
E, in effetti, io non mi annoio.

Qualcuno dice che sono in una posizione difficile perché non avendo certezze non posso costruirmi un futuro sia previdenziale che familiare.
E su questo concordo, anche perché a trenta-e ops-anni certe scelte vanno prese e condizionano decisamente il futuro e se trovi un moroso come il tatuatore fancazzista che ti rinfaccia che hai poco tempo libero e che non si può coordinare tutto con un’agenda…beh, le difficoltà potrebbero aumentare.

C’è chi lavora e si mantiene vivo con delle passioni e chi, per necessità e un po’ come me, cerca di far coincidere le passioni con il lavoro.
Purtroppo i risultati non sono sempre ottimali e lo stress che ne deriva spesso non vale la candela.
Resta comunque il fatto che non ho il tempo er andare in palestra o a fare la spesa…neanche male, vuol dire che ho da lavorare (sempre secondo qualcuno).

C’è chi ha uno stipendio fisso a fine mese e su quello fa i conti e regola la sua vita.
Io ho le mani bucate: datemi cento euro e li spenderò in dieci minuti e non è che la spesa sia proporzionale al tempo…tutt’altro.
Però, cosa che mai avrei immaginato: sto imparando a calibrare le uscite (a suon di cadute e conti in rosso). Infatti non sapendo se e quando verranno saldate le mie fatture si impara a risparmiare sulle bollette, sulla spesa, si tagliano le poche uscite e ci si fa invitare tanto!
Quello che resta è l’amarezza, tanta amarezza, per non vedere il proprio lavoro adeguatamente ricompensato ogni giorno.
Suvvia, non siamo venali…direbbe qualcuno.

Però, alla fine di tutto questo sproloquio che potrebbe a suo modo continuare, posso dire di essere fortunata: ho degli amici (ormai non tantissimi, ma quelli che servono) e ho una famiglia alle spalle che agevola il mio cammino, mi ascolta e mi supporta quando vado in crisi (molto spesso), mi aiuta economicamente nei periodi di magra, mi ascolta quando vado in crisi.

Oggi non mi piango addosso, domani forse sì, resta comunque il fatto che l’erba del vicino è la più bella e vorrei anche io una vita normale come l’hanno avuta i miei genitori. E, come dice la saggezza popolare, non è detto che la vi(t)a degli altri sia più semplice, più leggera, più migliore della nostra.
Comunque, è vero: troppo spesso le perle vanno ai porci.
E sappiate che non amo quelle di fiume.
ça va sans dire


non facciamoci mancare niente

Ieri ho lavorato dalle 7 alle 16 in aeroporto ed ero oggettivamente stanca.
Però, dopo quel turno difficile e ostico, sono andata in ufficio e ci sono rimasta più o meno fino alle 19.
Uscendo la Stronza mi dice: “non ha più l’età per queste cose”.
Poi si corregge: questi orari è meglio farli a 20 anni piuttosto che a 30.
A parte il fatto che è una considerazione vagamente vera, ma cruda per una che è prossima a spegnere le candeline, è anche vero che io ho bisogno di novità e vedere persone, renderle felici, avere qualcosa da raccontare che non siano i soliti problemi di bilancio o di contratto che non c’è o di cose d’ufficio per le quali mi lamento da quasi 7 anni, è per me il valore aggiunto delle mie giornate.
Io ho diritto a sentirmi gratificata e partecipe della mia vita, se ho un motivo per alzarmi lavoro meglio.
Purtroppo inseguendo la felicità non si guadagna un granché…ma per il momento posso ancora sorvolare su questo aspetto.


come un colore può cambiare la giornata

Argomento frivolo.

Scrivo a pc tutta una serie di documenti e mail, non ne posso più, poi mi guardo le dita (anziché fissare lo schermo) e sorrido.
Le mie unghie con lo smalto 531 di Chanel, meglio noto come Peridot , riflettono la luce, mi ricordano un pavone, potrei perdere dei minuti interi ad osservarle.
Poi mi riprendo e continuo a lavorare, decido però di scrivere un post per ricordarmi che anche lavorare in ufficio può essere stimolante: posso mettere ogni giorno uno smalto diverso.
Non a caso, sulla mia incasinatissima scrivania, tra faldoni che cercano collocazione, appunti, cassette che devo ancora sbobinare, timbri, guaranà, una bottiglia di acqua e quant’altro, ci sono: un lemure canterino, del profumo, uno smaltino rosa.


uno splendido saluto

Turno in aeroporto.
Adoro la sala arrivi, ci sono sempre persone felici: oggi c’era un gruppo di genitori che ha accolto i figli in ritorno da una vacanza studio in Gran Bretagna con tantissime bandierine sventolanti.
I selfie si sprecano.
Mamme che aspettano figli, figli che aspettano mamme, fidanzati che si incontrano, amici che si abbracciano…
Poi c’era una signora anziana con una più giovane e un cagnolino.
Un signore di una certa età è uscito dalle porte scorrevoli e il cane ha cominciato a guaire e quando ha atrvaersato le sbarre il cane gli è saltato addosso e – è difficile da descrivere – ma ha reclamato attenzioni e coccole per almeno cinque minuti. Il padrone non poteva muoversi, se provava a concentrarsi sulle sue parenti veniva riportato all’ordine dall’animale.
E’ stato tenerissimo…