martedì

Piccola pausa e forse me ne vado pure a casa.

Lamentatio: senso di inadeguatezza, stanchezza, troppe cose da fare, il mio corpo si ribella, senso di solitudine e bisogno di silenzio.

Ma…basta lasciarsi vivere.
Inutile combattere contro il tempo, l’agenda, gli impegni, i problemi, tre lavori che non si amano e un quarto che crea solo confusione.
Io lascio che mi avvolgano.
Qualcosa ne verrà fuori.
Anche questo mese passerà.

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non siamo a gardaland

Accennavo nel post precedente che anche il turismo low cost sta uccidendo questa città, non tanto perché è mordi e fuggi e le persone si portano i panini da casa…

un mesetto fa sono andata con mamma a fare due passi a Murano.
Decidiamo di fermarci a pranzo lì, in una trattoria senza pretese ma carina.
Al tavolino di sinistra un trio di anglosassoni che mangia una frittura di pesce bevendo cappuccino. Ormai si sa, è così, basta farci l’abitudine.
Al tavolino di destra si siede una coppia di ragazzi giovani che ordina il menù turistico: pasta al pomodoro, cotoletta e patatine.
Va be, ci diciamo, sono giovani: vivono di amore e aria, magari hanno investito tutto quello che potevano in una gita a Venezia e quella era per loro la soluzione più sicura ed economica.

Ieri, sempre mamma ed io, ci fermiamo a mangiare in centro, poco dietro la Basilica, in un posto che conosciamo dove si mangia discretamente.
Il valore aggiunto di ieri erano i tavolini all’aperto e il bel tempo.
Assalto dei turisti, come sempre, che ordinano pizze e calamari e nel tavolo vicino al nostro si siede una famiglia di tre persone italiana.
Noi ordiniamo piatti abbastanza normali, vagamente tipici.
La famigliola ordina i menù turistici e il figlio adolescente mette gli spaghetti al ragù insieme alla cotoletta.
Quando la madre vede l’insalata di pesce e finocchio che abbiamo ordinato, tentenna, è quasi intenzionata a cambiare l’ordine.
Poi ci ripensa e rimugina per tutto il tempo.
Ora, parliamone.
A volte penso che persone come queste dovrebbero restarsene a casa e guardarsi la tv della domenica pomeriggio.
Spesso si può viaggiare anche con molto poco, senza rinunciare a scoprire luoghi meravigliosi o piatti tipici: basta un po’ di curiosità, chiedere informazioni, leggere anche solo una guida, chiedere ad un amico o ad un conoscente.

noi non siamo a disneyland

Si sa che Venezia è un mondo a parte.
I turisti fanno fatica a capire che non è una città vera, forse perché non ci sono le strade e quindi le macchine.
Gli aneddoti si sprecano: turisti che domandano a che ora chiude la città o da che parte di Palazzo Ducale c’è il bus per fare il sightseeing tour (perché mica vorrai girare a piedi per le calli) o come si fa ad attraversare il canale per la fermata del vaporetto perché non è logico che i due sensi di marcia fermino allo stesso imbarcadero o gente che arriva in costume e pareo perché tanto siamo al mare.
Il turismo di massa ci sta uccidendo, in questo senso, ma temo anche quello prettamente low cost.

Ieri tardo pomeriggio ero di turno nello stanzone: dei super vips hanno affittato lo stanzone e tutto quello che ci sta intorno per un drink e una cena.
Domando la nazionalità.
Soprattutto americani.
E poi capisco.
Siamo una collega guida ed io, una schiera di 30 camerieri, il maitre, il direttore della festa, il suo assistente, 5 fotografi e…una ventina di figuranti vestiti rispettivamente da doge, dogaressa, guardie di qualcosa, fanciulle di qualcos’altro e forse un saltimbanco (che salta poco). Non mancano i tizi con le bandiere e neppure quelli con le trombe.
Quella che manca è l’evidente coerenza storica.
La responsabile ci invita a presentare il luogo in non più di 20 minuti, lasciando però gli ospiti liberi di godersi la quiete e l’ambiente, inutile dare loro troppe informazioni e, se possibile, evitare le date.
Il mio ruolo, in qualità di esperta d’arte, si è limitato ad aprire le porte e a chiacchierare amabilmente per poco meno di cinque minuti.

Ecco, forse siamo a Las Vegas.

lo dico ogni anno

Detesto maggio.
Sia agli atti anche quest’anno.
Problemi in ufficio con progetti vari, il mio capo che è più incasinato di me, altri che si buttano in ferie, lo stress, ma soprattutto la stanchezza fisica.
La biennale, gli artisti, gli architetti.
Lavori che si accavallano e a volte non combaciano.
La voglia folle di chiudere una, due, tre o tutte le porte possibili, fare nuovamente tabula rasa.
Quel maledetto capello bianco che si ostina a restare.
La gastrite che tende a tornare.
L’insonnia che non se ne va.
E questo senso di spm che non è, ma sono solo io che – passatemi il francesismo – sono scazzata.
Fine della lamentazione quotidiana: mi rimetto a lavorare.

a mente fredda

Ansiosa, ipercritica e paranoica.
Questa sono io sotto tensione (e nella vita normale) e la giornata di ieri è stata un banco di prova sia in aeroporto che in ufficio.
Prima un po’ di panico, poi tutto è andato come doveva andare: i psseggeri sono arrivati, gli autobus sono partiti, i problemi in ufficio sono rimasti.
E la giornata è finita.
Se mi aveste chiesto ieri quali fossero le difficoltà, vi avrei fatto una lista lunghissima.
Se me lo chiedete oggi dico solo che doveva andare così e la lista si riduce a due o tre punti.
Certo, la nausea non è passata, ma forse stasera (per la stanchezza) dormirò.

ora vado a casa

Sono le 19 e sto per uscire dall’ufficio: prima respiro, mi godo il silenzio e tra un attimo sul serio esco.
E’ stata una giornata intensa, a cavallo tra due lavori ed entrambi avranno un momento topico domani ma, non avendo ancora il reale dono dell’ubiquità, ne affronterò solo uno.
Da un lato un’ispezione terribile in ufficio. Ho sprecato settimane a sistemare i materiali, a cercare risposte e a formare i miei collegi su cosa dovranno dire e fare domani…
Dall’altro domani sono di turno in aeroporto e per la prima volta sarò capo servizio, osservata speciale per capire se potrò farlo anche in futuro (e quindi guadagnare un pochino di più), se sono capace a gestire il personale esistente (molto più “vecchi” di me) e a seguire quelli nuovi (che voglio dire, sono più nuovi di me di sei mesi…mica di sei anni), se posso puntare ad essere responsabile operativo (temo che il mio fegato potrebbe non reggere allo stress nell’immediato)…alla fine credo che se supero l’ansia da briefing ce la posso fare.
Messe nero su bianco le mie ansie ora chiudo e vado a casa.
Tra l’altro ho un mal di schiena spaziale e sul serio: stare in piedi 8 ore domani sarà una sfida non da poco.
La prima della giornata.

Il gambero

Questo weekend sono stata di turno nello stanzone.
Ieri, il primo gruppo della giornata è stato estenuante: maleducati, rumorosi, indisciplinati…
Il secondo, invece, era delizioso e ci siamo divertiti, c’è stato dialogo.
“Sa che è proprio brava!” ringrazio “e poi…cammina all’indietro!”
Ognuno ha le sue doti, ma sapessero quante botte mi prendo ogni volta che un tavolo o una sedia viene spostata…