Archivi del mese: agosto 2014

dialoghi surreali

lei: go’eeto che ghe sarà un inverno ipoplitico
io: cosa?
lei: ipoplitico
io: non esiste
lei: eo ga ‘eeto me nevodo
io: apoplettico?
lei: ipoplitico
io: ipotermico?
lei: no, neanca
io: …apocalittico?
lei: ecco, apoplitico. Cossa vol dir?


questo cuore che non batte

Se mi chiedete se sto bene vi risponderò di sì, perché sto effettivamente bene.
Sono solo molto stanca, ma è una stanchezza fisica dovuta agli orari di lavoro e all’assenza di pause.
A volte sono anche un po’ assente, ma solo perché concentro le mie energie su un progetto piuttosto che su un’altra cosa.
Mi agito facilmente, ma non è una novità quindi il quadro generale è positivo.
Ho notato che a settembre ultimamente faccio sempre il punto sulla mia vita sentimentale e quest’anno il punto è che non c’è una vita.
Conosco persone e ci parlo, aver diversificato l’ambiente di lavoro ha aiutato, però mancano le farfalle nello stomaco, manca quel pensiero tipo “che bello lo rivedrò”, manca proprio lo stimolo, mancano i pensieri rosa di futuri radiosi.
Una volta all’invito ad un aperitivo avrei fatto mille film nella mia testa, oggi invece è solo un aperitivo.
E fine.
Questo cuore non batte più da molto tempo.
Mi viene il dubbio che Lui, dopo averlo frantumato, se ne sia portato via un pezzo.
O forse, semplicemente, una volta capito che da soli è tutto più facile ho chiuso irrimediabilmente una porta.
Potremo addurlo anche alla stanchezza: l’amore richiede energie e io non ne ho da sprecare.
Però, come si direbbe in matematica, cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. 


il bottino

I viaggiatori perdono una quantità incredibile di cose.
Anche io ne ho perse tantissime nel corso di questi trent…anni e ancora mi ricordo la sera in cui in Grecia, forse all’aeroporto di Atene (i ricordi qui si fanno confusi), ho perso il mio pupazzetto da viaggio.
A mia discolpa posso dire che ero ancora una bambina.
E adoravo quel pupazzo che serviva solo per viaggiare, tutto tondo, con il cappello a punta e il sonaglio.

Dicevo, ho perso: biglietti, orecchini, giocattoli, agende, colori, occhiali da vista, la mia sciarpa preferita, guanti, magliette…e aver fatto la pendolare in treno per alcuni anni ha aiutato.
Vorrei pensare che il karma ora mi stia ripagando con: una borsa con pochette abbinata, un ombrello, tantissime penne, un cappello da uomo (che ho lasciato ad un collega) e una macchina fotografica (che ho restituito in modo roccambolesco al proprietario).


coincidenze letterarie, mio cugino Will

Questo blog è nato un po’ per caso, un po’ per noia e un po’ perché io sono una bloggettara nata e autoreferenziale in un giorno d’agosto.
Era il 24 agosto 2007.
E, ovviamente, era su un’altra piattaforma.
La cosa più complicata è stata scegliere il nome e il titolo.
Su “luce del mattino” non sono ancora convinta, ma ormai ci convivo da sette anni e va bene così…
“di giorno in giorno” è stata invece una scelta dettata dal cuore, quella che non cambierei mai. E non so perché.

Il testo di Shakespeare che preferisco è “Macbeth”, troppo lungo spiegare perché e per come. Ne risentirebbe la mia reputazione.
Fatto sta che l’altro giorno ho riscoperto questo passo:
Creeps in this petty pace from day to day
To the last syllable of recorded time
(atto V, scena 5)
La povera Lady Macbeth è morta e il marito dice: doveva pur accadere prima o poi (sempre carino lui…) bla bla bla… il tempo striscia, di giorno in giorno, fino all’estrema sillaba.

Così per dire.
Si intende.    


i calzini

Oggi ero di turno in aeroporto.
Come sempre arrivo in anticipo, già con la mia divisa pantalone-nero-camicia-bianca, la borsa con dentro la giacca, una valigia (letteralmente) con tutti i materiali per il turno e le all star ai piedi.
Sono una delle poche che si cambia le scarpe, i ragazzi in particolare vengono già di tutto punto, ma io non voglio utilizzare le stesse scarpe (anche se comodissime).
Mi siedo e chiacchiero con un paio di colleghi finche mi cambio.
“Guarda che calzini che ha!” Dice L. ridendo e rivolgendosi ad un altro.
“Ma sono da bambina!” continuano a ridere come se avessero visto la cosa più buffa del mondo.
Guardo i miei calzini e sono tra i più seri che ho: gialli e azzurri con le stelline.
“Perchè non sono carini? Dovreste vedere tutti gli altri.”
Ma cosa può capire un uomo che porta solo tristi calze monocrome?
E come dice C. i miei possono essere portati anche spaiati, si abbinano tra di loro così nessuno rimane mai solo!
E poi io sono convinta che se uno ha i piedi felici può fare qualunque cosa.


io, la meteora

Arrivo in ufficio.
Faccio colazione.
Leggo il giornale.
Controllo le e-mail.
Parlo con un collega.
Zittisco il collega.
Una mail tremenda mi fa salire la nausea, il battito cardiaco aumenta, comincio a tremare.
Odio questa giornata, odio i progetti che non riescono, odio quel progetto.
A occhio e croce fine di una carriera.
La mia.


rediviva

La tragedia albergava in casa mia.
Mi ero cosparsa il capo di cenere.
Le ho parlato sperando si riprendesse.
Niente.
Alla fine mi sono decisa e ho telefonato ad un esperto.
Diagnosi: condensatore rotto.
E finalmente l’asciugatrice funziona di nuovo!