Archivi del mese: settembre 2014

i capelli delle donne

Ho letto una statistica secondo cui le donne parlano dei loro capelli per non meno di 160 giorni l’anno.
Capita quasi a fagiolo: C. ha reso omogeneo il suo biondo e ha sforbiciato la frangia.
Di questa cosa ne stiamo parlando quasi da una settimana e io oggi, in preda al sacro fuori, sono andata dalla mia parrucchiera di fiducia e le ho detto “diamoci un taglio”.
Non smetterò mai di ripeterlo: quella donna ha le mani d’oro.
Intuisce cosa mi sta bene, mi asseconda ma fino ad un certo punto, taglia in modo deciso ma parsimonioso, mi trattiene quando voglio colore/permanente/lisciante.
Giusto per dire che finalmente ho di nuovo i capelli corti che si abbinano benissimo alle mie occhiaie.


consigli futili

Ecco l’elenco dei consigli finora avuti:
1. Aspetta
Stamattina sono andata dal mio inutile medico che ha detto: aspetta, prima o poi passa. Prendi i tuoi soliti antiacidi.
Dopo una rimostranza sul fatto che sto male, mi ha detto che se sto peggio posso tornare da lui e se non passa in modo sostanziale entro la settimana si può valutare una pera gigante di anti-qualcosa in vena.
2. Stai solo con persone che ti fanno ridere
Ah, sì facilissimo. Già io non brillo per l’umore, in più devo circondarmi di persone felici: è la volta che faccio una strage.
No, il vero problema è trovare qualcuno veramente felice.
3. Fregatene, sii lieta
Problema al lavoro, sento il piloro stringersi, lo stomaco va in fiamme, i succhi gastrici grattano, aumenta il battito e io mi arrabbio. Ma molto: divento anche scurrile e alzo la voce.
Il punto è che i problemi non si risolvono da soli e io, comunque, mi sento responsabile di ciò che mi compete.
E questo lavoro mi ha rovinato la salute da quando l’ho cominciato…o forse sono proprio allergica al lavoro

4. Bevi acqua calda
Non tea, non camomilla, non infusi, bensì solo acqua calda.
Ditelo che mi volete morta.
5. Fiori di Bach e tisane
Dai, si commentano da soli.


io e il mio piloro

Una notte mi sveglio e comincio a vomitare come la ragazzina dell’esorcista.
La mattina – poco prima della 6 – mi trascino a lavorare, ma sto veramente male: ogni tot turisti sono piegata in bagno.
Uno spasso.
Termino il turno e da un altro lavoro mi chiamano per un problema: corro (letteralmente) e risolvo.
Sto per decidere di accasciarmi su una panchina che mi chiamano dall’agenzia: altra corsa, altro problema risolto.
Alle 14 mi nascondo a letto tra dolori lancinanti.
Il giorno dopo arranco in ufficio e la giornata si ripete, tant’è che a mezzogiorno do forfait e me ne vado a casa.
Non riesco a respirare, ho un dolore retro sternale, vomito anche solo pensando a un bicchiere di acqua, non riesco a stare seduta-distesa-in piedi.
Mi decido ad andare dal dottore, ma non dal mio che è uccel di bosco e neppure dal suo sostituto, ma da uno strano medico olistico.
Pessima scelta.
Amato farmacista mi dice: bevi acqua calda e non prendere antidolorifici.
E oggi sono qui: il mio piloro è ancora arrabbiato con me, ma io gli voglio bene lo stesso.


i mezzi pubblici

Ieri l’agenzia mi ha assegnato un servizio prima del turno in aeroporto “così arrivi direttamente in autobus”.
C’è da dire che il mio turno iniziava alle 7 del mattino, fatti due conti la semplicissima raccolta di turisti era al porto.
Alle 4.
La sveglia in casa di AmandaBlack è suonata alle 2.30.
Il battello notturno pochi minuti prima delle 3.
Peccato che suddetto vaporetto non fosse quello che voleva la sventurata, bensì una corsa limitata a San Zaccaria (due fermate da casa).
Poco male, in una notte limpida, bellissima e senza un’anima in giro, trolley al seguito, ho tagliato per calli varie e in cinque minuti sono arrivata a Rialto.
Un minuto dopo è partito il vaporetto diretto a Piazzale Roma.
Sono stata l’unica persona a bordo per tutto il tragittto.Arrivata mi sono detta: tieh, perchè pagare più di 20 euro per un taxi? vado a piedi!
A piedi pechè l’unico collegamento stupido con il porto (un trenino sopraelevato) apre alle 8. Non parliamo dei bus.
E sono andata nel terminal più lontano e dopo 25 minuti a passo svelto insieme ad una marea di persone che stavano cominciando a lavorare sono arrivata.
O meglio, è cominciata la mia giornata di lavoro.


basta un bagaglio a mano

A volte, nella vita, per prendersi una pausa basta un bagaglio a mano.
E si può andare in campagna un giorno e mezzo (anche meno) per farsi coccolare dalla famiglia.
Oppure prenotare un fine settimana che si rimanda da almeno due anni.
Oppure metterci la borsa dentro e andare a lavorare.
Gli strani percorsi della mente…


rovinarsi la buddità?

Sì, perché un blog serve anche a ricordarsi quando non si è propriamente in forma. Continua a leggere


William Wallace si gratta il culo

Ok, scusate il titolo un po’ volgare. Ma, per favore, non pensate a Mel Gibson.
In questo blog, come ormai è ovvio ed evidente, non si parla di politica o di fanta-politica, però io ho una passione culturale, cinematografica, letteraria e sconclusionata per la Scozia che ha avuto un’occasione non indifferente: diventare autonoma e indipendente dall’Inghilterra.
Altra premessa: abiterò anche a Venezia ma non per questo sono una secessionista veneta.

Come ci insegna la geografia il vallo di Adriano ormai è un muricciolo “sgrauso”, le lowlands non sono così impervie da creare una vera e propria barriera naturale e la storia ha, ahimè, fatto il suo corso. Mi irrita che gli scozzesi abbiano avuto ben tre secoli e il doppio di scaramucce interne per programmare un evento simile (per di più in modo indolore e senza troppi spargimenti di budella) e si siano arenati su questioni fondamentali quali la sanità e la moneta. C’è sempre questo provarci, provarci e allentare la presa quando si arriva in fondo come venerare Bonnie Prince Charlie e dimenticarsi che è nato, vissuto e morto a Roma e ha perso più battaglie di quante ne abbia combattute. Per carità, approvo che investano il loro tempo per decidere quante ore va cotto l’haggis o se la ricetta di Robert Burns è migliore di quella di una donna delle Shetland o se l’unica panetteria di Ballater è veramente la più buona di Scozia (mamma mia se è buona!) o se Carlo deve smetterla di mettersi il kilt (ma soprattutto: perché non utilizzare il modello originale anziché la gonna a portafoglio). D’altra parte l’Inghilterra ha un talento per i ricatti e quello sui mutui e i tassi è stato da veramente da maestri. Quello che voglio dire è che se tutto questo ambaradan mediatico e non è stato fatto per rivalutare il peso della Scozia all’interno del Regno Unito allora è un’altra storia e potrebbe andare bene così. In fondo cosa costerebbe restituire la pietra di Scone, il diritto ad un’incoronazione nelle loro terre, l’accettazione piena di una forte identità culturale lasciando inalterato il servizio sanitario nazionale?