Archivi del mese: ottobre 2014

quell’orlo che è lì e che aspetta

Il mio amico di divano sta ancora male.
Cerco di pensare a delle frasi da dirgli che non siano banali eppure è tutto così lucido e logico ai miei occhi, non riesco a confortarlo…vorrei solo dirgli: “ti capisco. Lasciati scivolare via.”
Vorrei dirlo a lui, perché è quello che vorrei sentirmi dire anche io delle volte.
Ma lui ed io siamo fragili, siamo pavidi, siamo spettatori, temiamo il dolore e l’assenza dello stesso, abbiamo paura della felicità perché a volte dura troppo poco e fa male e così ci lasciamo vivere.
A volte, sul serio, non so cosa pensare.
So solo che perderlo ora sarebbe devastante.

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io e i francesi

Ho un’allergia ai francesi.
O come diceva una mia collega di visite guidate ai “franciosi”.
Quand’ero adolescente stravedevo per la Francia: i re, le regine, la rivoluzione, i palazzi meravigliosi, la ville lumiere, le teste che rotolavano, la Tour Eiffel, il blu di Chartres, la moda, la r moscia.
Poi ho studiato la storia di Venezia e ho conosciuto dei francesi.
E tra Napoleone e i turisti è stato puro disamore.
Ho persino paura a dire tre parole in croce sapendo che ti giudicano con quell’aria stizzita di franciosa superiorità.
Per dire che oggi sto lavorando con delle donnacce francesi e mi stanno rovinando la giornata.


basta un poco di zucchero

Ieri si festeggiava o meglio si celebrava una delle ultime tranche di turisti per questa stagione.
E così in fretta e furia venerdì sera ho preparato una torta che i miei colleghi ed io ci siamo spazzolati (una volta recuperati quelli che aspettavamo su un volo svizzero).
Mentre noi chiacchieravamo e onoravamo una passabile torta margherita un signore calvo ed estremamente agitato litigava con la povera tizia di uno degli uffici del recupero bagagli smarriti.
A noi ha fornito intrattenimento gratuito.
Se solo avesse saputo che con quell’impiegata basta un sorriso e un po’ di pazienza, forse si sarebbe risparmiato nell’ordine: una figuraccia, una minaccia di denuncia e un’attesa più lunga (perchè l’impiegata ha fatto passare avanti tutti gli altri).


La mente ha bisogno di vie di fuga

Dear AmandaBlack,

Thank you for your online application for the position of Gallery Assistant .

Bla bla bla bla…

I would like to thank you for your interest in the National Gallery.

Yours sincerely.


mediocrità

C’è stata una frase, l’altro giorno, che mi ha turbata.
Ma forse non è neppure questo.
Però c’entra con quello che provo.
Questa frase parlava della mediocrità delle persone, di quando siamo piccoli e tutti hanno molte aspettative: sognano e sognamo grandi viaggi, bellissimi lavori, innamoramenti…chi più ne ha, più ne metta.
Poi si cresce, le illusioni svaniscono, i caratteri si formano eccetera eccetera.
Ma non è questo il punto.
Ognuno trova il suo posto nel mondo e la semplicità diventa un valore aggiunto, nonostante i compromessi.
Poi incontri qualcuno che parla quattro lingue, due dottorati, ha una vita molto più sociale della tua…e via dicendo.
E semplicità e mediocrità diventano quasi sinonimi.


cronache di vita lavorativa

Sono giorni veramente pregni di problemi, impegni, incastri e non mi resta il tempo (o mi passa la voglia) di scrivere.
In aeroporto i drammi umani diventano aneddoti da raccontare con un filo di ironia ad amici-parenti-colleghi, poi ti rendi conto che potresti essere al posto dei tuoi passeggeri e passa la voglia di ridere.
In ufficio i drammi personali restano tali e non mi va di parlarne ulteriormente.
Il mezzo lavoro è un’incognita talmente snervante che non ne posso più.
Le visite guidate sono l’unica oasi di pace nel mio mese e, anche qui, le brutture del turista medio diventano simpatici racconti.
Ma forse non ne posso più in generale.
Però, ovviamente, nessuno può permettersi di lasciare che tutto vada a scatafascio.
Quindi si resiste.
Ancora per un po’.
…poco però.


caffè

Ieri
guardiasala: ti vol el cafè?
io: ma sì, dai. Grazie
Ed è senza zucchero.
guardiasala: me so desmentegà

Oggi
guardiasala: femo el cafè?
io: sì, però, per favore mettici lo zucchero
E mi dà una brodaglia tremenda.
guardiasala: te ne go meso mezo, fa manco mal

La prossima volta vado al bar.