Archivi del mese: novembre 2014

a volte basta una commessa

Capitano le giornate pesanti quando il mondo sembra pesante, mi guardo allo specchio e quel capello bastardo bianco non si nasconde e gli occhi sembrano stanchi (no, no…non sembrano: sono stanchi).
E magari vado in un negozio di trucchi e parrucchi e la commessa, alla mia richiesta di un miracolo, dice:
“Lei non ha rughe, nè zampe di gallina…”
Datele un aumento, subito!


una vita aneddotica

Ho fatto le ore piccole ma, per una volta, ne è valsa la pena.
Ho co-organizzato la cena dei colleghi dell’aeroporto e tra due giri e mezzo di aperitivi, una cena non del tutto buona e la scarsa vita mondana della terraferma veneziana mi sono divertita.
E’ ormai un gruppo ben affiatato che ha resistito un’intera stagione tra turisti più o meno folli, problemi, chiacchiere, pranzi improvvisati, turni strani e imprevisti; siamo persone molto diverse, con interessi che talvolta combaciano, ognuno con la propria vita e le proprie prospettive ma è veramente un bel gruppo di persone, quasi di amici.
E ricordando la mia faccia atterrita quando ho fatto il primo briefing o quando al controllo documenti è arrivata una signora che ci ha presentato solo il passaporto del marito defunto o mille altri aneddoti…è stata proprio una bella serata.
E queste cose mi danno la speranza che forse non è tutto da buttare via.


afona

Sono quasi completamente afona con un pizzico di febbricciattola, gli occhi lucidi, mal di testa e quel corredo di sinusite che male non fa.
Vegeto in ufficio e ad un certo punto rispondo al telefono per parlare con un fornitore che conosco da anni e con il quale ho un ottimo rapporto; dopo il suo soliloquio mi manda una mail con un preventivo e chiude il tutto con:
“a presto e curati”
Certe cose mi fanno ancora tenerezza.


a volte è bello essere incoerenti

Detesto i selfie.
Non ho mai veramente capito perché si facciano, ma alla fine è un’altra forma di comunicazione social autoreferenziale.
C’è chi ha un blog e chi si fa i selfie.
Sarei anche contraria alle fotografie, ma questa è un’altra storia.

“Bestiaccia, ci facciamo un selfie sotto la Tour Eiffel?”


riti apotropaici di ordinaria amministrazione

Il 21 novembre, festa della Salute, ero a Parigi con la Bestiaccia.
Da che vivo a Venezia, ogni anno, in questa data faccio come tutti i veneziani e vado ad accendere una candela in basilica, seguo tre minuti di messa, passo accanto all’icona, vado in sagrestia, esco e mi mangio la frutta candita.
L’anno in cui ho lasciato perdere era il 2008.
Io non sono superstiziosa e sono anche un po’ agnostica dentro.
Dettagli.
Controllo su internet e su diverse guide di Parigi se c’è una Madonna della Salute.
Niente.
Si va dal sacro cuore al lavoro senza passare dalla salute.
Con la Bestiaccia entriamo nella prima chiesa a portata di mano (bruttina quanto basta), troviamo casualmente un’icona bizantina della Madonna del Soccorso.
Soccorso di cosa? – ci domandiamo perplesse.
Non ha importanza.
21 novembre 2014: accesa una candela mariana.
Fine dei riti apotropaici.
Le mele candite sono state sostituite da un piatto di ostriche.
Ognuno si adegua come può.


un bagaglio a mano e un pizzico di saggezza

Un giorno di settembre guardo l’agenda alla ricerca di un weekend libero da turisti, lavoro e casino.
Trovo quattro giorni deliziosi in bassa stagione e, a matita, scrivo “Londra”.
La Bestiaccia, quasi contemporaneamente, guarda il calendario per vedere quando le scade il contratto.
Trova quattro giorni deliziosi in bassa stagione e, a penna, scrive “Parigi”.

La Bestiaccia mi manda un sms: “Vieni a Parigi con me?”
Io rispondo: “aspetta che controllo l’agenda”
In fondo a certe proposte non si può dire di no.

Tutto questo per dire che stiamo andando a Parigi.
Ognuna a ritrovare il suo equilibrio, io a salutare quei posti che amo, a riprendere possesso di una panchina, di un parco, di un negozio, di una serie di ricordi che – nonostante tutto – non meritano di essere relegati nello scatolone dei brutti pensieri.
Dove io, suprattutto, eserciterò la mia pazienza ma non nei confronti della Bestiaccia, bensì dei parigini…perché come dice un vecchio saggio: “Parigi è troppo piena di parigini, nemmeno i francesi la amano”.


studiare diventa un hobby

Da quando ho finito le superiori studiare è diventato qualcosa di bello da fare e, dopo l’università, un buon passatempo.
Al mio attivo ci sono corsi di:
– cucina
– tango
– arabo
– arte/teologia e affini dai preti
– yoga
– un master
– nuoto
– ricamo
– scrittura creativa (qui stendiamo un pietoso velo)
– autodifesa

e altri che non ricordo.
Da ieri sera, per i prossimi cinque mesi, ci sarà greco moderno.
E quella che poteva essere l’unica nota positiva (anni e anni di liceo classico) si è trasformata in un peso: la lingua è cambiata, si è semplificata, i dittonghi hanno cambiato pronuncia e tutte le regole che avevo imparato e che stavano in un angolino della memoria (a fare cosa non si sa) si sono trovate a vagare nel mio cervello come la famosa particella di sodio che diceva “c’è nessunooooo?”
E, vi assicuro, sentivo l’eco.