si va a periodi

In cui scrivere diventa faticoso o forse superfluo, ma questo blog rimane un porto sicuro in cui tornare ad appuntare che dormo poco, convivo con un’ansia di cui mi ero dimenticata la portata, ho finito il lavoro in aeroporto e so che mi mancherà perchè mi piacevano i colleghi, ho poca voglia di fare, ho bisogno di famiglia e di silenzio o forse di una stanza bianca.

O forse è proprio “scrivere” la chiave di tutto.

 

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non si può prescindere

Ieri pomeriggio riunione con don Turismo e altri impavidi volontari per un progetto.
Io me ne sono stata buona buonina nel mio angolino dell’ignoranza ad ascoltare e prendere appunti, anche perché avevo saltato la prima riunione e non sapevo fino a dove si erano spinti.
Il tema della discussione è: l’ultima cena.
Ad un certo punto la cosa nel gruppo si fa difficile…

…perché non si può prescindere dalla transustanziazione…
…è una questione di dogma…
…teologia!…
…mi raccomando, non filosofia. E’ una questione puramente teologica a cui il dogma ha dato corpo…
vanno avanti così una decina di minuti. Don Turismo ascolta, prende appunti, sento nella sua testa lo stridere di unghia su uno specchio, sorride.
…io non voglio prescindere dalla transustanziazione. Se non è argomento io me ne vado.

Io me ne stavo nel mio angolino chiedendomi nell’ordine:
a) una definizione esaustiva
b) perché io non debba dormire se mi pongo il problema di come la teologia moderna reinterpreti un dogma
c) ma soprattutto che ci faccio io qui?

il filo delle note

Succede a tutti che determinati brani musicali riportino alla mente emozioni, avvenimenti, ricordi, volti.
Ecco, a me, la musica talvolta crea anche paranoia, ansia e angoscia.
Non è colpa delle note, ma del contesto in cui ho ascoltato una determinata cosa la prima volta o a cosa l’associo.
Il problema della musica è che non puoi non ascoltarla: è nell’aria.
Tutto questo per dire che in ufficio c’è un’istallazione sonora che non mi sta rendendo la vita facile.

che cosa vuoi che ti dica?

Ho letto di recente che se un francese ti chiede come stai devi rispondere (con un po’ di scoratezza o forse con un sospiro) “ça va” a prescindere da tutto.
Io, spesso, quando non capisco cosa mi dicono (anche in italiano) sorrido e dico “Eh…” sospirando.
Perché il sospiro ci sta sempre.
Fa scena e lascia in sospeso mille cose.
A volte, come dice qualcuno, piuttosto che fare del bene in modo disastroso sarebbe meglio stare fermi, però il silenzio lascia un vuoto che può essere (mal)interpretato.
Quindi sono alla ricerca di frasi da bigliettini d’auguri per la quotidianità per le occasioni futili, perché in questo momento vivere è, di per sé, già abbastanza impegnativo.
La ricerca è cominciata.

vorrei essere in fuga

Ultimamente mi impongo dei filtri quando scrivo su questo blog.
Ed è sbagliato.
Nel mio cercare l’approvazione degli altri evito di trascrivere molti dei miei pensieri ed è anche per questo motivo che sono sul baratro.
Per carità, non è l’unico motivo, l’oscurità ha ragioni tutte sue e affonda le radici nell’anima più torbida, in ricordi lontani, in paure ancestrali, in sensi di colpa costruiti su castelli d’aria nel corso di decenni. Non è colpa di un blog se sono depressa.
Chi mi conosce da molto tempo sa che, ad un certo punto, tendo alla fuga.
Radicale e drastica.
Ho scoperto che perdere la memoria di un cellulare, l’hard disc di un pc o l’agenda non è così terribile.
Ci si riassesta, si recuperano frammenti, si dimentica quel che si può e si ricomincia.
A trent…anni non è facile come a venti o meglio ancora come a otto anni.
Però si può fare.
E sono mesi che ci penso.

E questa possibilità è l’unico conforto che ho in questo momento.