Archivi del mese: gennaio 2015

certe notti

Ieri sera ero insofferente o forse iperattiva.
Ho fatto tutto ciò che potevo per addormentarmi e non è andata male fino alle 2.40 quando mi sono alzata. Avrei voluto andare a fare una passeggiata, cantare, urlare, parlare con qualcuno.
Alla fine ho iniziato a riordinare la libreria, un’attività che procrastinavo da mesi.
Sono tornata a letto poco prima delle 5 e con un occhio aperto e uno chiuso ho dormito/guardato la tv/pensato.


nessuno prende sul serio i dermatologi

John Carter, prima di fare il medico di pronto soccorso, aveva valutato l’ipotesi di fare il dermatologo perché i suoi genitori volevano per lui una specializzazione nobile (e infatti la nonna ha valutato l’opzione di diseredarlo).
Però poi arriva John Dorian e il concetto di medico cambia.
Per non parlare di Christina Young.

Ora, se non avete capito di chi sto parlando potete anche andare oltre e lasciar perdere la telefanatica che è in me.
Fatto sta che io oggi sono andata da una dermatologa che, chissà perché, come specie è sempre carina-vocina-minutina-perfettina e – come direbbe Christina – senza brama di sangue.
Dicevo, sono andata dalla dermatologa e risuonavano in me le sagge parole del dottor Cox: “dermatologo in greco vuol dire medico finto”


la prossima volta tutti centesimi

Gennaio è, per definizione, uno dei mesi peggiori da un punto di vista monetario tralasciando canoni tv, bollette et similia…bisogna aggiungere tante monetine per pagare: quota annuale albo “non ufficiale”, quota annuale associazione “di categoria” (facoltativa ma, si spera, utile), tasse occultate come diritti di segreteria per il rinnovo dei permessi e dei badge, canone del sito…
E, per non farci mancare niente…ah, no, non posso scriverlo.

Si tratta del progetto 2015.


a cena

Detesto cenare (un po’ meno fare aperitivi) con persone che non conosco, perché non mi piace mangiare davanti ad estranei.
E’ una mia fissazione.
E poi è estremamente faticoso: non riesco a rilassarmi e neppure a godermi quello che mangio, la conversazione deve essere sempre controllata, mai argomenti “delicati”, mai giudizi estremi su qualunque cosa (dall’arte alla politica, è inutile argomentare), bisogna sempre essere posati e in punta di forchetta, ringraziare, sorridere, conversare del tempo o cercare di parlare di qualcosa che interessi ai commensali, non bere troppo (anche acqua perché fa brutto finire la bottiglia), non ordinare cose troppo costose o di più se si divide il conto in parti uguali.
E poi mi irritano le persone che si lamentano: troppo/troppo poco aglio/cotto/sipido/insipido e via discorrendo o che hanno da ridere sempre con quel povero disgraziato del cameriere.

Andare a queste cene è come lavorare.
E la cosa brutta è che nessuno ti paga per andarci.
Misantropia?
Probabile.
Però, devo ricordarmelo, non ho fatto niente di male.


progetti

Ho trovato quello per quest’anno.
Forse due…
Di sicuro mi porterà sull’orlo di un vulcano…
Ah, sì, meglio che inizi già a domandarmi “ma chi me lo ha fatto fare?”


il camion

Stamattina in vaporetto sale una classe dell’ultimo anno d’asilo che sta andando in “gita”.
Tre educatrici e dieci bambini.
Abituati ad andare in battello sono più emozionati per l’ora d’aria.
Passiamo davanti ad una riva dove, fino a febbraio, ci sono le giostre.
“Maestra, guarda!!! Un camion!!”
Tutti i bambini sono emozionati.

Perché in una città come questa, in cui le macchine non ci sono, è più facile stupirsi per un camion che per il bruco-mela.


pianopiano, pocopoco

Ad un certo punto martedì mattina ho pensato “oddio, è solo martedì”.
Da un lato avevo lavorato anche sabato e domenica della settimana precedente (devo riabiturarmi prima dell’estate a questi ritmi) e dall’altro stavo avendo giornate piuttosto complesse e lunghe a causa di beghe amministrative, mostre, inaugurazioni e cose affini.
E così ho vissuto un’intera settimana.
Oggi, finalmente è venerdì.
Dico solo questo.