Archivi del mese: febbraio 2015

scrivanie scabrose

In ufficio arriva il tecnico dei pc per installare la mia nuova postazione.
Per sveltire il tutto decido di dargli una mano.
Ad un certo punto dico
“Io vado sotto alla scrivania, Lei sopra e me lo passa.”
Il cavo, ovviamente.
Ho bisogno di ironia nella mia vita se questo sta diventando il livello delle mie conversazioni.

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questione di abitudine

Stamattina mi stavo asciugando i capelli e, nel mentre, mi è arrivato un sms.
Il mio capo – alle 8.10 della mattina – mi ha scritto tutta una serie di domande.
Per principio non ho risposto, ma mi è salita la nausea.
E questo grumo di schifo e ansia è lì, staziona dentro di me e si scatena quando suona un telefono, arriva un’e-mail, trilla il citofono, bussa il postino, vola un passero o miagola un gatto.
In parole povere è una vita insostenibile.
Mentre camminavo dalla fermata del vaporetto all’ufficio continuavo a domandarmi: ma chi me lo fa fare? io voglio andarmene.
A parte un capo ansioso è proprio il lavoro nel settore non privato che sta diventando difficile, macchinoso, lento, ingolfato nella burocrazia.
Poi, in realtà, è solo questione di abitudine: passerà questa scadenza, passerà la prossima e sarà già estate.
Appunto: questione di abitudine, di antiacidi, di ansiolitici (e di un contorno di oggetti/soggetti di conforto).


scialla

O meglio svaccata tranquillità.
L’altro giorno sono andata a fare una specie di concorso: 2300 persone per 100 posti.
Ci sono andata serenamente, quasi come fosse una giornata di ferie, quasi come un abituale esperimento sociologico e per tenermi in allenamento con la consapevolezza che, comunque vada, non cambierà nulla. Un’ora e un quarto per le registrazioni manuali dei partecipanti (nei quali ho effettivamente dormito su un tavolo) e poi equazioni, divisioni, percentuali, logica matematica, logica e basta e altre sciocchezze che i moderni selezionatori delle risorse umane propinano alle aziende. L’unica prova per la quale non dovrebbero esserci problemi è stata la comprensione del testo in lingua inglese.
Mi piace la sensazione di “sciallitudine” che ho provato.


l’arte del parafulmine

Oggi il mio capo ha una giornata no.
Io, per fortuna sua, ho dormito poco e in modo non naturale, ma soprattutto fino a dieci minuti fa sono stata sommersa di lavoro.
Sprecare energie per litigare con lui non mi è sembrata una buona idea.
E così sono stata il suo parafulmine per un trasporto mal riuscito, per un fornitore che non rispondeva alle sue mail, un architetto che si fa negare al telefono, una carta scelta male, una scatola di tonno troppo piccola e altre piccole facezie.
Lui ha alzato la voce e io mi sono bevuta un tea.
Lui ha detto “non ce la faccio più” e ho pensato che volevo andarmene pure io.
Lui si è rassegnato e io ho letto un giornale on-line.
Per una volta non mi sono fatta cogliere dall’angoscia (neanche male dopo 7 anni) o forse non è successo perché ho un’ansia a livello costante che mi accompagna e mi culla.


è una lunga storia anche questa


Maledici il presente
fra preghiere e calici.
L’amore al tempo dei farmaci.
Non curarti il raffreddore
starnutisci nel mio bicchiere
voglio ammalarmi di te per favore
con le tue piante in casa
e dentro gli occhi i salici.
Questo amore al tempo dei farmaci.

da E. Dabbono, Musica per lottatori, ed. Albatros


quel mio secondo primo amore

Non so dire perché ci stia pensando proprio ora. Non è colpa di San Valentino, né delle coppie sbaciucchiose, né dei filmacci in giro, né dei libri; forse è qualcosa che ha la sua ragione profonda negli istinti primordiali, nei bisogni di un essere umano, nel tempo che passa e scandisce gli anniversari più improbabili.

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questioni musicali

“Mi dici il titolo di quella canzone bruttissima che mi hai fatto ascoltare la prima volta?”
“Domani.”
“Per favore, dimmi almeno il nome dell’autore che non me lo ricordo.”
“Domani.”
“Dai, è una delle poche canzoni che mi tranquillizza quando sono ansiosa.”
“Domani.”
“Dai…”
“Il titolo è Domani. Te l’ho detto.”