Archivi del mese: marzo 2015

la gioia di un incontro

Oggi c’è stata la riunione pre stagione per l’aeroporto e sulla carta avrebbe dovuto essere una cosa seria, vagamente noiosa e non retribuita. Invece è stato un incontro bello di amici, tra baci e abbracci, chiacchiere, battute, aggiornamenti, gossip vari, serenità e buon umore che sono proseguite al bar in una tappa alcolica. A volte vorrei che il lavoro fosse sempre come oggi pomeriggio.

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nuoto libero

A Venezia c’è il divieto di balneazione.
Stamattina ero in vaporetto e guardavo la riva giusto perché non avevo voglia di leggere.
Un tizio, in riva Sette Martiri, si è spogliato restando in mutande (nere), a piedi nudi è sceso da una gradinata e con un tuffo di testa si è buttato in laguna.
In vaporetto eravamo piuttosto noncuranti o per lo meno scioccati dal fatto che uno vada a nuotare:
– alle 8.45 del mattino
– con la pioggia
– con il rischio di essere investito da una barca
– con l’assoluta certezza di contrarre la leptospirosi


quando non c’è molto da dire

…mi fermo a pensare.


i promessi

Sono nello stanzone, c’è pochissima gente anche se è domenica pomeriggio e un tenue sole, così sbircio fuori dalla porta a vetri.
Ci sono due ragazzi che guardano la laguna.
Lui le prende la mano.
Lei è felice, si vede.
Lui si inginocchia come un principe e le infila un anello.
Lei piange e ride.
Lui si alza e si baciano.
Sono rimasti abbracciati lì, da soli, almeno venti minuti.
E, una volta tanto, non ho pensato a quale sarebbe stata la loro data di scadenza, ma che erano dolcissimi e che il primo giorno di primavera è sempre magico.
Così come le proposte di matrimonio.
La mia l’ho avuta in una notte di neve bellissima.
Questa ormai è un’altra storia, finita nel cassettone dei ricordi insieme ai pezzi del mio cuore e non mi resta che guardare gli altri e cercare sul fondo della borsa non un fazzoletto bensì un po’ di sano sarcasmo per affrontare la vita.


questioni apocalittiche

Ieri il mio capo, usciti dal lavoro, mi ha offerto un aperitivo.
Ho accettato non tanto per stare con lui piuttosto perché avevo proprio bisogno di uno spritz.

Oggi, dopo una riunione interminabile, il mio capo mi ha offerto un panino.
La terza volta in 7 anni e mezzo?

O sta per succedere qualcosa (e l’eclissi è solo uno dei tanti segnali) oppure si deve far perdonare tutti i litri della sua ansia che rovescia quotidianamente sulla mia testa a qualunque ora.
In entrambi i casi – come dico sempre – avvisatemi che vado a farmi sistemare i capelli.


non oltre queste righe

Il cardellino di Donna Tartt prende avvio da un evento traumatico: una bomba in un museo di New York cambia la vita al giovane Theo dando avvio al grande romanzo di formazione.
Ma, appunto, è un romanzo.

Ammetto di essere stata sconvolta, ieri, quando ho letto la notizia che in un museo (volutamente non mi appunto il nome e il luogo, per andare dal particolare al generale) c’erano degli ostaggi e che, successivamente, alcuni di loro sono stati uccisi.
Ho provato la stessa paura e la stessa rabbia di quando vedo distruggere opere d’arte da ideologie non solo contemporanee, poi cerco di riflettere sul fatto che i luoghi di culto, le scuole, i luoghi del potere politico ed economico e anche i siti archeologici rappresentano uno strumento di propaganda e cerco di leggere con gli occhi della storia anche se rimango infastidita o meglio disgustata dalla razza umana e non riesco a mettere da parte i sentimenti “di pancia”.

Però ieri è stato diverso: è accaduto in un museo.
Tralasciamo per una volta concetti quali musealizzazione, decontestualizzazione delle opere o di accessibilità.
Per me (e ripeto solo per me) un museo è spazio in cui la bellezza ritrova la sua ragion d’essere, un luogo dove sentirsi piccoli, dove l’uomo nella sua più intima essenza ha espresso sé stesso; per me è uno dei luoghi prediletti per riflettere, per riposarsi, ristorarsi, per proteggersi dal sole e dalla pioggia, per passare il tempo, dove costruire dei ricordi, trovare parti di me, incontrare altro da me, dove l’intelligenza umana si fonde con il divino.
E non riesco ad accettare quello che è successo, la mia mente non capisce perché lì e in quel modo.
Il museo per me è un luogo sacro.
E, una volta, tanto tempo fa i luoghi sacri erano intoccabili.


conversazioni serali: basta non dire mai ti amo

“La seconda cosa è che ti amo”
“…”
sento il vuoto pneumatico, temo ci sia un vago fraintendimento.

“Capisci?!?!”
“Cosa?”
“Lui le ha appena detto che l’ama…”
“…ero distratto.”

…uomini…