Archivi del mese: aprile 2015

questioni di dress code

La notizia positiva è che da questa mattina non ho ancora smagliato le calze.
Argomenti seri nel post di oggi, ovviamente.

Ieri, consapevole di dover stuccare, scartavetrare e spostare “cose” avevo una maglietta sbrindellata, i jeans (che mi cadevano) e le all-star.
Oggi, invece, ho fatto più o meno le stesse cose, soprattutto ho spostato “cose” ma indosso una gonna a tubino, una magliettina carina, le calze, uno smalto chanel (non uno: il 505) e soprattutto le scarpe con il tacco.
Non so dire se erano peggio i pantaloni cadenti di ieri o l’equilibrio incerto di oggi.

Sopravviveremo anche a questa biennale, l’importante è avere le proprie certezze: male ai piedi, mal di testa, sonno, fame, stress diffuso, un capo paranoico, un piano abbigliamento per una settimana, un piano pasti in frigorifero e la certezza che tutto questo, come sempre, avrà una conclusione. 

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nervi saldi

Lo so, è colpa delle mostre che incombono, tutti sono ansioni, tutti hanno urgenze, esigenze, paranoie, cambi di programma. Eppure io ora vorrei prima mandare a quel paese il mio capo, poi sedermi in un angolo e piangere. Mi basterebbe anche solo piangere, ma sarebbe paradossale mentre gli imbianchini ascoltano musica e fischiettano nella stessa stanza.


lo scorrere dei pensieri

Avevo un problema in ufficio: un preventivo fatto male, approvato peggio e qualche incomprensione.
Un lavoro che non sapevo come disfare.
Non sapevo come risolvere il problema.
Non ci ho dormito per notti intere.
Poi una mattina, verso l’alba, ho sognato la soluzione.
La notte seguente ho dormito.
Due giorni dopo ho messo in pratica il mio piano e ho preso in mano il telefono.
Sul mio cammino ho trovato il tempo che non ha giocato scherzi, un fornitore che mi conosce e non mi lascerebbe mai nelle peste e una discreta dose di fortuna.
Ecco, la nausea sta passando.


un titolo difficile: nido

Sono andata a teatro sabato sera, dopo una giornatona di lavoro, per vedere una trasposizione del famoso film di Milos Forman e Nicholson del 1975 (del nido di cui sopra).
Ammetto: non ho mai visto il film.
Splendida regia teatrale, luci meravigliose, ottima recitazione e se proprio vogliamo dirla tutta non mi piaceva il telo per la retroproiezione…
E più il tempo procedeva e più mi agitavo.
Improperi e tristezza si contendevano la mia mente colpita da profonda stanchezza perché pensavo al mio Amico che sta male.
E c’è un turbine di pensieri che mi trascino ancora oggi.


aiuto, c’è un uomo nella mia doccia

Oggi ho avuto l’onore di ospitare il tecnico della doccia che abilmente (e a caro prezzo) mi ha restituito finalmente l’acqua calda caldissima come forse non lo era mai stata.
Se qualcuno mi viene a dire che una doccia calda non ha prezzo gli infilo due dita negli occhi.


lo stato dell’ansia

Saranno nell’ordine:
la primavera, lo stato confusionario degli ormoni, l’assenza di acqua calda nella doccia, gli idraulici, il tecnico della caldaia, la signora delle pulizie che non pulisce, un tecnico che aspetto e non richiama, l’agenda che comincia a riempirsi, il mezzo lavoro che scombina gli appuntamenti, i turisti, il conto che comincia a languire e io che ho voglia di spendere, la paura che suoni il telefono, l’apprensione per un Amico che sta male, l’approssimarsi della biennale e il mio capo che rischia di perdere la testa, quel senso di inadeguata stanchezza che ho in ufficio.
Ciò non toglie che ho proprio un grumo d’ansia lì, che preme.


vi stupirò con i miei effetti speciali

Oggi ho fatto la mia prima visita guidata per don turismo.
Ero piuttosto baldanzosa, poi preoccupata, poi nauseata e infine terrorizzata.
Mi armo di sorriso, parole semplici (perché devo parlare a dei ragazzini di 10 anni) e puntatore laser comprato su internet.
Mi presento, parlo, faccio domande e illumino (letteralmente) il soffitto, non le loro menti.
La domanda più importante che mi hanno fatto:
“Ma perché il tuo laser è rosso e gli altri ce l’hanno verde?”