questioni di dress code

La notizia positiva è che da questa mattina non ho ancora smagliato le calze.
Argomenti seri nel post di oggi, ovviamente.

Ieri, consapevole di dover stuccare, scartavetrare e spostare “cose” avevo una maglietta sbrindellata, i jeans (che mi cadevano) e le all-star.
Oggi, invece, ho fatto più o meno le stesse cose, soprattutto ho spostato “cose” ma indosso una gonna a tubino, una magliettina carina, le calze, uno smalto chanel (non uno: il 505) e soprattutto le scarpe con il tacco.
Non so dire se erano peggio i pantaloni cadenti di ieri o l’equilibrio incerto di oggi.

Sopravviveremo anche a questa biennale, l’importante è avere le proprie certezze: male ai piedi, mal di testa, sonno, fame, stress diffuso, un capo paranoico, un piano abbigliamento per una settimana, un piano pasti in frigorifero e la certezza che tutto questo, come sempre, avrà una conclusione. 

nervi saldi

Lo so, è colpa delle mostre che incombono, tutti sono ansioni, tutti hanno urgenze, esigenze, paranoie, cambi di programma. Eppure io ora vorrei prima mandare a quel paese il mio capo, poi sedermi in un angolo e piangere. Mi basterebbe anche solo piangere, ma sarebbe paradossale mentre gli imbianchini ascoltano musica e fischiettano nella stessa stanza.

lo scorrere dei pensieri

Avevo un problema in ufficio: un preventivo fatto male, approvato peggio e qualche incomprensione.
Un lavoro che non sapevo come disfare.
Non sapevo come risolvere il problema.
Non ci ho dormito per notti intere.
Poi una mattina, verso l’alba, ho sognato la soluzione.
La notte seguente ho dormito.
Due giorni dopo ho messo in pratica il mio piano e ho preso in mano il telefono.
Sul mio cammino ho trovato il tempo che non ha giocato scherzi, un fornitore che mi conosce e non mi lascerebbe mai nelle peste e una discreta dose di fortuna.
Ecco, la nausea sta passando.

un titolo difficile: nido

Sono andata a teatro sabato sera, dopo una giornatona di lavoro, per vedere una trasposizione del famoso film di Milos Forman e Nicholson del 1975 (del nido di cui sopra).
Ammetto: non ho mai visto il film.
Splendida regia teatrale, luci meravigliose, ottima recitazione e se proprio vogliamo dirla tutta non mi piaceva il telo per la retroproiezione…
E più il tempo procedeva e più mi agitavo.
Improperi e tristezza si contendevano la mia mente colpita da profonda stanchezza perché pensavo al mio Amico che sta male.
E c’è un turbine di pensieri che mi trascino ancora oggi.

lo stato dell’ansia

Saranno nell’ordine:
la primavera, lo stato confusionario degli ormoni, l’assenza di acqua calda nella doccia, gli idraulici, il tecnico della caldaia, la signora delle pulizie che non pulisce, un tecnico che aspetto e non richiama, l’agenda che comincia a riempirsi, il mezzo lavoro che scombina gli appuntamenti, i turisti, il conto che comincia a languire e io che ho voglia di spendere, la paura che suoni il telefono, l’apprensione per un Amico che sta male, l’approssimarsi della biennale e il mio capo che rischia di perdere la testa, quel senso di inadeguata stanchezza che ho in ufficio.
Ciò non toglie che ho proprio un grumo d’ansia lì, che preme.

vi stupirò con i miei effetti speciali

Oggi ho fatto la mia prima visita guidata per don turismo.
Ero piuttosto baldanzosa, poi preoccupata, poi nauseata e infine terrorizzata.
Mi armo di sorriso, parole semplici (perché devo parlare a dei ragazzini di 10 anni) e puntatore laser comprato su internet.
Mi presento, parlo, faccio domande e illumino (letteralmente) il soffitto, non le loro menti.
La domanda più importante che mi hanno fatto:
“Ma perché il tuo laser è rosso e gli altri ce l’hanno verde?”

vedo e prevedo

Più che un idraulico è venuto a casa mia un sensitivo.

“Potrebbe essere rotto lo scambiatore, la caldaia, esserci flora e fauna nei tubi del riscaldamento, bisogna disinfestare i tubi ma solo d’inverno, cambiare il termostato della doccia, pulire i filtri, mettere l’antiacido nella caldaia e i sali.”
“Ma, scusi, perché non ho l’acqua calda?”
“Non lo so. Chiami il tecnico della caldaia e poi ci risentiamo.”

la luce in fondo al tunnel, da quella parte

Sono andata a teatro a vedere “Una pura formalità”.
Le premesse erano buone: da un film di Salvatores, scritto-diretto-interpretato da Glauco Mauri, con un buon cast.
La pratica è stata disastrosa.
No, forse disastrosa è la parola sbagliata, perchè la regia, la scenografia, il cast e le luci erano perfette. Il problema è la trama: nel 1994 – quando è uscito il film – poteva avere un senso ed essere un punto di vista assolutamente interessante se non vagamente inedito, poi è arrivato il Sesto Senso del 1999 e tutto è stato detto.
Il punto è uno: il testo non rimarrà nella storia.
Alla faccia di Goldoni che ogni volta depreco ma che alla fine, anche con la peggior compagnia sulla piazza, rende sempre sulla scena.

perchè esiste sempre la casa nella prateria

Da una settimana circa sono senza acqua calda nella doccia: non in tutta la casa, solo nella doccia.
All’inizio ho pensato che non fosse questa gran tragedia, dopo che mi sono lavata i capelli ho capito che la crioconservazione del mio corpo non è mai stata considerata un’opzione valida.
E neppure non lavarsi non è una soluzione contemplata.
E così dopo 3 docce fredde e un improprio uso del lavandino sono tornata i vecchi sistemi: bollitore e caraffa.
Ed è stata una delle docce migliori che abbia fatto nell’ultimo periodo.
L’idraulico arriverà, forse, martedì.
Forse.
Ma soprattutto mi ha già dato poche speranze su pezzi di ricambio e possibilità.
Adoro le diagnosi telefoniche, ogni tanto mi ricorda molto il mio medico di base.