vedo e prevedo

Più che un idraulico è venuto a casa mia un sensitivo.

“Potrebbe essere rotto lo scambiatore, la caldaia, esserci flora e fauna nei tubi del riscaldamento, bisogna disinfestare i tubi ma solo d’inverno, cambiare il termostato della doccia, pulire i filtri, mettere l’antiacido nella caldaia e i sali.”
“Ma, scusi, perché non ho l’acqua calda?”
“Non lo so. Chiami il tecnico della caldaia e poi ci risentiamo.”

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la luce in fondo al tunnel, da quella parte

Sono andata a teatro a vedere “Una pura formalità”.
Le premesse erano buone: da un film di Salvatores, scritto-diretto-interpretato da Glauco Mauri, con un buon cast.
La pratica è stata disastrosa.
No, forse disastrosa è la parola sbagliata, perchè la regia, la scenografia, il cast e le luci erano perfette. Il problema è la trama: nel 1994 – quando è uscito il film – poteva avere un senso ed essere un punto di vista assolutamente interessante se non vagamente inedito, poi è arrivato il Sesto Senso del 1999 e tutto è stato detto.
Il punto è uno: il testo non rimarrà nella storia.
Alla faccia di Goldoni che ogni volta depreco ma che alla fine, anche con la peggior compagnia sulla piazza, rende sempre sulla scena.

perchè esiste sempre la casa nella prateria

Da una settimana circa sono senza acqua calda nella doccia: non in tutta la casa, solo nella doccia.
All’inizio ho pensato che non fosse questa gran tragedia, dopo che mi sono lavata i capelli ho capito che la crioconservazione del mio corpo non è mai stata considerata un’opzione valida.
E neppure non lavarsi non è una soluzione contemplata.
E così dopo 3 docce fredde e un improprio uso del lavandino sono tornata i vecchi sistemi: bollitore e caraffa.
Ed è stata una delle docce migliori che abbia fatto nell’ultimo periodo.
L’idraulico arriverà, forse, martedì.
Forse.
Ma soprattutto mi ha già dato poche speranze su pezzi di ricambio e possibilità.
Adoro le diagnosi telefoniche, ogni tanto mi ricorda molto il mio medico di base.

blog 1.0

Sbircio sempre tra i miei blog preferiti e ieri Mamigà ha segnalato questo post.

Anche io sono orfana di splinder anzi, a dirla tutta, avevo cominciato ben prima del 2007 con un altro blog su una piattaforma di cui non ricordo neppure il nome e nel quale non avevo le idee chiare.
Non che oggi le abbia.
Quello che so è che la generazione dei blog 1.0, dei blog-diario, in cui dietro ad un nick name ci si racconta(va) si sta estinguendo di fronte ai blog tematici e a faccialibro con aggiornamenti in tempo fin troppo reale.
A me piace ancora scrivere “ieri”, “l’altro giorno mi è accaduto”, aspettare che il tempo sia trascorso e l’emotività del momento sedimentati, non trafficare con app che mi consentano la pubblicazione immediata di ogni sciocchezza che penso, perché la vita non è funzionale al blog, ma il blog è un luogo dove mantenere intatta la memoria.

Ecco, ho detto la mia.

ritrovare il dono dell’ubiquità

E’ ricominciata la stagione dei turisti, quindi i turni in aeroporto, i transfer, i colleghi (quasi tutti) simpatici, i tailleur blu o neri, le decolté nere comode, le borse senza personalità, le unghie senza smalti colorati, i “buongiorno! benvenuti! come è andato il viaggio?” senza ascoltare la risposta, gli imprevisti, gli smemorati vacanzieri, gli impegni che si accavallano e le sveglie all’alba…no, anzi, prima dell’alba.
Però ieri era ancora buio e sono andata a prendere il vaporetto e la notte non era poi così scura (erano le 5.45 in fondo) e una luna meravigliosa si rifletteva ancora sull’acqua placida della laguna.
Ed era così bella che tutti i pensieri sono svaniti, per qualche minuto, finche il sonno dei giusti non mi ha accolto in vaporetto.

rivalutare gli inglesi

Sì lo so, sarebbe meglio dire Gran Bretagna, ma in realtà ho sempre avuto un’alta opinione degli scozzesi: da Irwine Welsh a Ewan MacGregor a Sean Connery a Ken Loach a John Niven.
Sto (ri)scoprendo alcuni telefilm britannici come Doc Martin, The Fall e…Bad Education di BBC3.
alfieQuest’ultima è la riscoperta della comicità inglese (e per fortuna lo guardo con i sottotitoli altrimenti capirei un decimo dello slang): irriverente, folle, politicamente scorretto, divertente.
E’ la storia di Alfie Wickers che, come scrive sulla lavagna, potete seguire anche su twitter e della sua “classe K” di disadattati, nerd, bulli e squinzie in una scuola in cui il vicepreside Fraser è altrettanto giovane e folle, dove le gite di classe sono un corso di sopravvivenza urbana, dove le lezioni di storia si fanno come “battle wars” in cui ogni studente interpreta un personaggio o alle elezioni scolastiche viene eletto quello vestito da Spiderman.
E non mancano la vicepreside rigida dal motto “belive, obey, work” o l’anziana insegnante di matematica ambigua.
Insomma: una scoperta.