Archivi del mese: maggio 2015

chi non ha testa ha…

…gambe
…la gastrite
…una madre disponibile e con la macchina
…una Bestiaccia con le chiavi
…sonno


alla fine abbiamo bisogno di un uomo

Devo cambiare la guarnizione della lavatrice.
Quanto ci vuole?
Penso di comprarla on-line ma pare troppo complesso.
Mando mia madre a cercarla da un rivenditore di pezzi di ricambio e le comunico modello e marca della lavatrice.
Ma no…serve un codice a duemila cifre scritto in piccolissimo in un remoto angolino dell’oblò.
Acquistata la guarnizione i giochi sembrano fatti…ma che ci vuole a cambiarla?
Chiamo la Bestiaccia.
1 master, 2 cervelli, 3 lauree e 4 braccia riusciranno a farcela?
Fissiamo inebetite l’oblò.

Ecco, ora chiamo l’idraulico.


dacci il nostro gruppo quotidiano

Ore 18,20 vicino a Piazza San Marco.
Ci sono orde di esseri umani che aspettano di imbarcarsi sui lancioni, non ci ho mai fatto caso, ma ci saranno circa 2000 indiani (e dopo 20 minuti solo orientali e a una ventina di metri solo ispanici…). Mi aggiro con un cartello in mano importunando ogni essere umano che potrebbe essere il mio potenziale cliente.
Ad un certo punto abbordo una tour leader…

“Scusa, quello è il tuo gruppo?”
“Sì, cerchi qualcuno?”
“Cerco il mio gruppo.”
“Indiani?”
“Sì.”
Lei ride, io un po’ meno.
“Quanti?”
“Solo 15.”
“Un piccolo gruppo…”
“Te ne avanzano?” (mi sembra ironica la domanda…a lei non troppo)
“No.”
“E se non li trovi?”
“Problemi loro…”
mi guarda perplessa, finchè non rido e non le dico che sto scherzando…chiamalo umorismo autoctono….
Mi guarda perplessa…


le coincidenze

Ieri è venuta a trovarmi una persona importante (per me), abbiamo parlato di tante cose tra le quali l’iscrizione ad una associazione. Avevo fatto domanda circa 6 mesi fa e mi ero ormai rassegnata all’idea che non mi volessero tra loro (nonostante lo spam nella mia casella di posta).
Lui, con la sua solita lungimiranza, mi consiglia di chiamare.
Oggi, tra un turista indiano, un americano, bus in anticipo e treni in ritardo mi arriva una e-mail che mi hanno accettata.
Fino a cinque minuti fa desideravo solo dormire, ora ho ancora sonno ma cammino su una nuvola di pacata felicità.


sinceramente

Ero in ufficio e mi avvisano che c’è qualcuno per me.
E’ la persona che mi ha seguito quando ho scritto la prima tesi e, per me, è stata una pietra miliare, un incontro fortunato, l’inizio di un percorso, la consapevolezza che potevo fare delle cose in modo diverso, l’avverarsi di un desiderio. Trovare tutto questo in una persona quando si hanno solo vent’anni è già un dono.
Poi la vita mi ha portato altrove, ma lui capisce.
Anni fa non riuscivo a dargli del tu, oggi invece è venuto naturale.
“Come va qui?” Mi domanda.
“Bene, abbiamo un buon riscontro di pubblico.”
“No, intendevo. Tu, come stai qui, sinceramente?”
Sembrerà banale ma è la prima persona del mio mondo universitario/lavorativo che me lo chiede in dieci anni e che ascolta la risposta che gli do.
E abbiamo parlato per oltre un’ora o forse lui parlava e io, come al solito, pendevo dalle sue labbra; abbiamo spaziato su arte, biennale, didattica, la mia tesi, i rispettivi lavori, le scelte formative che ho fatto, la politica culturale e mi sono sentita piccola, un po’ ignurantella, desiderosa di ascoltarlo ancora e ancora e di ricominciare a studiare e di rivederlo.


come in una vignetta

Al bar.
Ore 8.45.

Che male che ti vedo.
Grazie. Comunque hai ragione.
Fioi, che giornata, no ge ne va drita una.
El fio che no dorme.
No ti ga pagà el cafè de ieri.
To’ aa monea.
Che mal che sto.


ho incontrato anche una pantegana

san marco

Ore 3.42 am inizia la mia giornata lavorativa per recuperare una coppia di turisti americani che deve tornare a casa.
Arrivo, come sempre, un po’ prima in albergo e – sia messo agli atti – io amo le poltrone degli alberghi lussuosi, perché sono comodissime e riesco sempre a fare un sonnellino.
I miei due baldi turisti litigano con il consierge, che vuole addebitare loro un accappatoio (scoprirò successivamente che l’avevano effettivamente preso e loro scopriranno tra qualche giorno che gli verrà addebitato sulla carta di credito), non lasciano la mancia al facchino e sono di poche parole.
Saliamo in taxi, arriviamo in aeroporto, non lasciano la mancia al tassista, rifiutano il servizio di portabagagli perché tanto ci sono io e soprattutto è troppo caro a loro dire.
Intanto scarpinano dalla darsena al terminal borbottando che è troppo presto per camminare.
Suvvia, fa bene! Vi aspettano almeno 11 ore di volo! provo ad alleggerire la situazione.
Ore 5.05 siamo al check-in, lei sottobanco (dal marito) mi allunga una mancia, li mando al controllo documenti e al bar bevo una spremuta.
Ore 6.40 sono nuovamente nel mio letto ancora per un paio d’ore.