vorrei una stönza

Chi non conosce il celebre ispettore Jacques Clouseau con il suo accento francese?
Ecco, nello stanzone ho una collega francese la cui simpatia è pari ad un attacco di emicrania a mezzogiorno, cortese come della carta vetrata su una ferita aperta.
Ogni tanto le scivola l’accento, ma non capisco mai se lo fa apposta per prendersi in giro o se è proprio un problema di bilinguismo.
Pensandoci, i francesi (e lei) sono tutto meno che autoironici.
Fatto sta che ogni tanto mi ritrovo involontariamente a scambiare qualche battuta con quest’accento francioso in un circolo vizioso di ironia canzonatoria.

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freestyle friday

Nella lontana America dicono che esista un giorno della settimana in cui ognuno si veste come vuole in ufficio.
Oggi è il mio giorno, complice lo sciopero dei mezzi pubblici, il tempo ballerino, una caviglia dolorante e una buona dose di sonno.
Quindi? In tuta.
Per fortuna non ho riunioni.

ça va sans dire

La baraonda della biennale è passata, ora bisogna solo entrare a regime con i lavori, le sveglie, i calendari e la consapevolezza che gli altri vanno in ferie perché siamo nel pieno della stagione turistica.
Non ho voglia di scrivere per lamentarmi del mio lavoro in ufficio, dei miei colleghi, della casa che sta perdendo i pezzi (e l’idraulico, l’elettricista, la lavatrice…stamattina pure la lavastoviglie) o di altre cose banali come i soldi.
No, non lo farò.
C’è il sole, sembra estate.
Oggi sono uscita a pranzo con mia mamma.
E per venerdì – che c’è sciopero dei mezzi – pare ci saranno pioggia e acqua alta.
ça va sans dire.

cose storte

Avevo bisogno di scarpe nuove.
Non una necessità oggettiva, bensì di natura psicologica.
Trovare un paio di scarpe, anzi di sandali, non è facile: è passata l’epoca dei tacchetti, delle punte, delle forme chic; devo prediligere comodità e praticità senza dimenticare una leggera frivolezza.
Trovare la scarpa giusta significa accettare di non essere perfetti, di confrontarsi con commessi di ogni sorta, di spendere del tempo, di essere pronti alla delusione.
Comprare un paio di scarpe è come andare in terapia, serve a focalizzare i pensieri sull’obiettivo, a incanalare il rancore e la rabbia (e altri sentimenti negativi).
Ecco, ho avuto una settimana schifosa, dei colleghi che meriterebbero un’onomatopea per essere descritti, tanti impegni, umore pessimo, una vita di corsa, le calze smagliate e un paio di ballerine hanno perso la suola.
Oggi ho comprato due paia di scarpe.

scapigliata

Mi lavo i capelli, metto il balsamo, li tiro.
Stamattina prima dell’alba ho un transfer, carico i miei turisti sul taxi e io mi siedo fuori dalla cabina a guardare la luna, a parlare con l’autista, ad osservare le luci di Venezia che ancora dorme, con i capelli al vento e con il desiderio di scattare delle foto.
Per dire che ora ho una testa piena di ricci.

no-line

Di solito cerco di essere molto controllata, soprattutto quando lavoro.
Per carità, spesso sbrocco quando posso, ma soprattutto durante gli eventi sorrido, ingoio ed esprimo frasi di circostanza.
Poi succede anche che mi dimentichi di attivare la funzione “non dire ciò che pensi” (di seguito in corsivo).

Rientra nei lidi una curatrice. Tutti sparliamo di lei, tutti abbiamo non particolarmente rosee opinioni sul suo lavoro e sul suo carattere…
“Oh, sei tornata?”
“Che bene che ti vedo”
“Dove vivi ora?”
“Sempre lì, nella città cosmopolita.”
“Che bello”
“Voi come state?”
“Stanchi, esauriti…”
“A me era venuto un esaurimento nervoso un paio d’anni fa…”
Sì, ce ne eravamo accorti
Ed è calato un silenzio imbarazzante.