perdere i pezzi

Premessa: io uso ancora l’agenda cartacea e dentro c’è tutta la mia vita scandita ora per ora, cosa devo fare, chi devo vedere, per chi lavoro e dove. Per me è l’unico modo con tre lavori e mezzi. Tra l’altro scrivo tutto a matita per poter aggiornare e non fare confusione.

Oggi avevo la giornata libera, o per lo meno così diceva la mia agenda e quindi mi sono organizzata per andare in piscina con C.
Ad un certo punto della mattina, rispondo serenamente al telefono ed era lo stanzone: mi stavano aspettando. In pratica mi sono dimenticata di loro, non so come e neppure perché e così, piena di sensi di colpa, un filo d’angoscia mista a vergogna, ho chiesto un cambio veloce ad una collega che per fortuna ha acconsentito.
Tutto si é risolto, dopo lo stress da “prima volta” io mi sono goduta la mia giornata, però mi sento come se stessi perdendo il bandolo della matassa, come se la catastrofe fosse prossima e questo solo il primo segnale.
E  non so come correre ai ripari.

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perle di giornata

Ieri è stata una giornata pesantissima in aeroporto e, per una volta, non a causa dei turisti. chiedo ad un collega di andare a vedere il nuovo parcheggio e dopo cinque minuti mi chiama e mi fa: “scusa, ma io qui vedo solo acqua”. Avevva preso la strada sbagliata ed era arrivato in darsena…per fortuna senza passeggeri.

Dopo 8 ore allucinanti parlo con una collega: “…è di là, c’è….” Lei mi guarda, io non trovo la parola che mi serve. “Dimmelo lo stesso” dice lei sempre molto gentilmente, come suo solito. “C’è l’elevator, il lift….” lei mi sorride “ottimo, l’ascensore”. E meno male, perchè a volte non trovo la corrispondenza con il dialetto!

chi sbadiglia

La notte ha un fascino tutto suo, forse a Venezia anche di più.
Ieri notte era abbastanza ventilata, fresca.
Sbadigliavano le persone che tornavano a casa.
Sbadigliavo io e gli altri che stavamo andando a lavorare. 
Il consierge di notte beveva un doppio caffè non solubile come quello che mi ha offerto.
Borbottava il tassista.
C’erano anche dei topi…o delle pantegane, che non sbadigliavano, ma forse loro lo fanno al sorgere del sole.

la fibra che svola…fuori dalla porta

Un giorno, consapevole che mi serve, faccio un abbonamento fastweb on-line.
Basta una scansione o una foto dei documenti firmati e li mando via mail.
Il profilo sul sito e la linea vengono attivate.
Wow, figo, veloce!

Però aspetto 3 mesi per un appuntamento con il tecnico Telecom che rimanda e rimanda e rimanda.
Dopo oltre 3 mesi arriva il modem.
Lo installo, seguendo le istruzioni e la linea non va.
Trascorro le mie serate al telefono con il call center di fastweb che è diventato quasi un coinquilino e con il quale, tra un po’, parleremo anche di trucchi e parrucchi.
Ogni operatore mi dà una sua versione dei fatti (colpa della presa, devo collegare il pc via cavo, devo/non devo mettere il filtro) e forse la linea non va perché non sono cuspide capricorno, bensì solo gemelli. Ma magari anche fossi stata cuspide era l’anno sbagliato.
Mi arrivano simpatici sms che dicono “stiamo lavorando per te”.
Un lunedì mattina mi chiama un tecnico Telecom quando sono al lavoro, perché devo assolutamente tornare a casa.
Appura che il problema non è dentro a casa, bensì fuori e forse domani o dopodomani o la settimana prossima qualcuno risolverà.
O forse mai…penso io.
E nel frattempo scopro che mi hanno venduto la fibra, ma non c’è ancora.
Scopro che sono depotenziata, ma anche un po’ inviperita.
Ma l’unica cosa che vorrei è che funzionasse quello stramaledetto modem e che la smettesse di lampeggiare.
Giusto per connettermi e mandare l’ennesimo reclamo.

solo persone felici

La mia prima vita è fatta di incazzature e gastriti, paranoie, lamentazioni, esaurimenti, infelicità generalizzata.
La mia seconda vita, invece, nei limiti del possibile è sorridente e forse avere a che fare con persone che sono in vacanza è molto più facile che lottare ogni giorno in un ufficio con bilanci che languono e magagne varie.
C’è da dire che fino ad ora mi sono sempre capitati turisti mediamente carini e senza troppi problemi (bagagli persi, voli cancellati, mobilità ridotta, mal di mare e via discorrendo – anche perché con il mal di mare ci sono gia io).

Dicevo: questa seconda vita lavorativa, che si sovrappone e si confonde, mi piace, mi fa star bene, mi fa sorridere.
Oggi avevo due americani entusiasti che in taxi mi hanno raccontato che l’hotel era bellissimo, con un affresco, un chandelier meraviglioso, la colazione li aveva resi felici, avevano fatto un walking tour bellissimo, si erano divertiti tanto.
Ed erano sulla loro personale nuvola rosa.
Ecco, io voglio solo persone così.