sulla sdraio

Caldo afoso in centro storico a Venezia.
Orde di turisti appiccicosi ovunque.
Un giorno di ferie preso per sbaglio.
Una mamma al seguito.
Gita su un’isola dove ci sono: 12 abitanti, 3 ristoranti, 1 pensione di lusso, 1 chiesa e 1 campanile.
E dove la tavola calda ha un grande giardino con gli alberi e in un angolino delle sdraio.
Probabilmente l’ora e mezza più rilassante di questo mese.

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chi ha tempo non aspetti tempo

Nel corso degli ultimi anni sono diventata molto flessibile con chi è in ritardo, sarà che per non impazzire definitivamente ho dovuto esercitare questa virtù.
Non che non mi lamenti: minaccio sempre sottovoce ritorsioni che non avranno mai seguito, mi arrabbio e mi faccio venire la gastrite, ma ufficialmente lascio correre.
C’è una coda? Mi metto lì e aspetto.
Un tecnico è in ritardo? Aspetto.
Il vaporetto non passa? Continuo a leggere.
Però oggi no.
Sono stanca di avere pazienza.
E sono arrivata ad un centimetro dal mollare tutto a male parole.
Ora mi concentro e cerco di recuperare la donna paziente/accondiscendente/disponibile che la gran parte delle persone credono che io sia.

l’equilibrio – pensieri personali

L’equilibrio è la “condizione di un corpo che non cade anche se è in bilico o in una situazione non perfettamente stabile.”

L’equilibrio è una faccenda meravigliosa eppure terrorizzante, immaginate ad esempio un funambolo di quelli fighi: cammina magari su uno strapiombo, sorride teso e non cade. Sotto di lui il vuoto, sopra di lui il cielo e l’estasi della perfezione. 
Ma basta un nonnulla, una brezza, una mosca, uno starnuto, un prurito e tutto cade a scatafascio.
L’equilibrio di per sé non è una situazione permanente, ma uno stato in cui si prova a stare.
C’è chi è fortunato e percorre poca strada sulla fune prima di arrivare in un luogo sicuro e chi, invece, ha corde molto lunghe.
Da diversi anni non mi sento più con i piedi per terra, ho la mia personale fune e mi arrabatto come posso per non cadere (a volte anche con stratagemmi.)
Una settimana fa una folata di vento mi ha fatto scivolare e non mi sono ancora ripresa del tutto.
Tutto questo per dire? Che prima o poi sarebbe successo, ma ciò non toglie che non sto bene, non sono felice, ho bisogno di silenzio, di vuoto, di piangere, di dormire, di non pensare, di smettere di avere paura (e una miriade di altri sentimenti).
Nel frattempo mi ricompongo il trucco e il costume con le pailettes, perché lo spettacolo sulla fune va avanti.

lamette

“Mi scusi…” Mi giro e una delle mie passeggere, sigaretta in mano e valigia nell’altra, mi ferma. “Ho dimenticato a bordo il mio coltello.”
“Coltello?”
“Sì.”
“Coltello coltello? Per tagliare?”
Non ci posso fare niente, sono incredula, è più forte di me, mi sembra assurdo.
Comunque, recuperiamo il coltello dal porto – ultimo luogo in cui si trovava – e le restituisco questa lama da circa 20 cm.
“Però signora…ora…per favore…lo metta ben impacchettato nella valigia da stiva, mi raccomando, non nel bagaglio a mano…”
“Ma lo so! Non è la prima volta che viaggio!” Ed è quasi stizzita.
Ma se non è la prima volta che viaggi, perché caspita ti porti appresso un coltellaccio? Temevi forse di non trovarne uno per spalmare il burro sul pane?

guardo oltre

Due settimane fa circa ho combinato un pasticcio risolvibile in aeroporto, da quel momento sono stata “demansionata”.
Anzi, togliamo le virgolette e lasciamo proprio il termine così com’è: mi hanno messa in castigo.
Da un lato va anche bene, perché sono stanca e lasciare che gli altri decidano e si espongano con i turisti (che notoriamente e spesso non sono né svegli né particolarmente gentili) è una boccata d’ossigeno, o meglio una propria vacanza.
Dall’altro l’orario è stato ridotto e con esso il compenso a chiamata…quindi meno soldi, meno ore…
Oscillo tra pensieri positivi (ho più tempo per me, posso riposarmi, andrà tutto bene, le gioie di un orario normale) e pensieri totalmente negativi e disfattisti, perché – qualunque cosa si dica – io non ho grande stima di me stessa e lavorare è l’unico modo per non sentirmi una merdaccia (termine tecnico questo, sia ben inteso).
Sono comunque serena, perché sono già passata attraverso un paio di esaurimenti nervosi e a veri e propri momenti di mobbing nel mio lavoro principale che, ora, queste sembrano proprio bazzeccole.
Quindi mi godrò il lato positivo di una domenica pomeriggio libera!

la mia cultura cinematografica serve a qualcosa

Ieri l’agenzia mi assegna un servizio in emergenza: un’altra assistente era incastrata con altri turisti e mi danno una famiglia da seguire.
Leggo l’ordinativo e storco il naso ma mi avvio di corsa nella bolgia del centro a mezzogiorno.
L’amena combriccola giordana è composta da sette adulti, due adolescenti e un lattante.
Hanno perso tutti i bagagli e sono tutti decisamente casinisti.
Vorrei mettermi le mani nei capelli.
“ok, guys! Jalla Jalla*…all together.”
E non importa che un sacchetto pieno di calzini sia finito in canale e neppure che ci stava per finire il bambino sul passeggino…

*Jalla! Jalla! è una commedia molto carina del 2000.

le comari

Ieri in aeroporto eravamo tutti molto operativi, ma allo scattare della settima ora e con meno passeggeri della mattina ci siamo messi a fare quello che ci viene meglio: spettegolare.
Chi aveva un debole per chi, presunti (dis/ri)orientamenti, strane battute di avances, pensieri impuri.
Per fortuna, di lì a poco, è terminato il turno!