Archivi del mese: settembre 2015

il bagno delle ragazze

Sabato in aeroporto deve essere passato mezzo universo, era strabordante di persone.
Vado con una collega verso i bagni segreti/segretissimi e dentro c’è una mamma con un bambino.Inorridiamo e agognamo un bagno silenzioso e pulito per la micro pausa pipì.
E così andiamo in un altro quasi segretisissimo ed è pieno.
Pieno di colleghe di altre agenzie e compagnie.
E così tra un bagno e l’altro si è parlato di passeggeri, valigie, voli, ritardi…tra uno sciacquone e un asciugamani elettrico.

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che fai? dormi?

Sabato l’agenzia mi manda un sms: “ciao, domani lavori dalle 3.30 al porto.”
E prosegue dandomi delle coordinate sbagliate, ma questa è un’altra storia.
Allora, io, terminato di lavorare alle 16.30 vado dritta a casa a dormire, in fondo ho bisogno di recuperare e di dormire almeno 5 ore.
Squilla il telefono intorno alle 19.
Rispondo come sempre per inerzia.
“Che fai? Dormi?” E’ l’agenzia.
“No…” in realtà sì, mi ero addormentata proprio bene.
“Ah, domani dopo il turno fino alle 11 hai dei turisti da accompagnare, ok?”
“Ok.”

Mi metto nuovamente a dormire.
Ore 20.30, squilla il telefono.
Rispondo per inerzia.
“Che fai? Dormi? No, sai, perché domani ti ho cambiato il turno, perché uno è malato, allora lavori fino alle 16.”
“E i turisti alle 13?”
“No, tranquilla, lasciali perdere, ok? fino alle 16?”
“Ok.”
Metto giù la telefonata e improvvisamente mi riprendo.
Cos’ho detto?
Che razza di turno ho accettato?
Improperi.

Non ho più ripreso bene sonno fino alle 1.30 quando mi sono alzata.


stretching mattiniero

Livello della marea alta.
Il taxi si ferma a Rialto.
Guardo i miei sei americani in vacanza e me la vedo brutta.
“Te prego, dame na man che no go voja de pescar turisti in canal…” dico al taxista.
E così abbiamo adottato una semplice tecnica: sedersi sul bordo del taxi, fare perno e girarsi, allungare le gambe e scendere aggrappandosi all’assistente (cioè io).
Risultato: nessun morto, nessun ferito, nessun annegato, nessun oggetto personale disperso.
10+ per l’assistente.


equinozi

Ufficialmente l’autunno inizia il 21 settembre, astronomicamente quest’anno inizia domani, il 23.
Le giornate si sono accorciate.
Le temperature si sono abbassate.
Le scuole sono iniziate.
I vaporetti sono carichi di studenti anzichè di turisti.
La programmazione televisiva si sta assestando.
Io sto entrando in letargo.
Ho messo i calzini per dormire.
C’è di nuovo la trapunta sul letto.

Ah, già, non esistono più le mezze stagioni…dicono.


bocca mia, tasi

Ah, sì, ho visto “Inside out”.

Sto tenendo a freno le dita quando scrivo su skype, conto sempre fino a 10 prima di premere invio e così cancello e mi calo in un discreto silenzio.
Meglio essere taciturne che palesemente aggressive.

Il mio capo, che mi fa periodicamente arrabbiare (e per periodicamente intendo ciclicamente ogni ora), mi dice una cosa. Sento la battuta da nervosetta/isterica/poco gentile nel mio cervello, è lì che sta per uscire, ma deglutisco e non la dico.
Ce la posso fare per un po’ ancora.
Ma poco, sia chiaro.
Forse solo per oggi.


Censura

“Sorry, due to Apple’s policies, we can not show you this term in the app.”

E quindi io ho cambiato il titolo del post.

ero nello stanzone e c’è stato un disguido con un gruppo in visita e quindi, quando ho iniziato, non erano nè cortesi nè bendisposti nei miei comfronti; Io ero in modalità “english”/british style e ad un certo punto, tra me e me (dopo l’ennesima provocazione) ho sussurrato “asshole”.

Ecco, guardo troppe serie americane.


Never mind

Mi piace lavorare.
Però c’è qualcosa, non è stanchezza e neppure schifo, è proprio quel “certo non so che” che mi urta i nervi.
Guadagnassi regolarmente uno stipendio probabilmente mi tapperei il naso e andrei avanti per la mia strada, ma così non ha proprio senso: se uno deve avere un passatempo remunerato così come viene, tanto vale che sia piacevole.
Ogni giorno, in ferie, pensavo “quando torno mi licenzio” e anche questa mattina finche mi asciugavo i capelli.
Poi io mi conosco: non ne sono capace.
Troppi sensi di colpa.
Ma mi sono così arrabbiata oggi, che il pensiero si è fatto quasi tangibile, il desiderio è diventato una necessità.
Poi ho incanalato tutti i pensieri negativi e loro, come d’abitudine, sono andati sullo stomaco.
Respiro.
Mi riabituo alla routine.
E ripeto tra me e me: “Does no one understand the difference between nobility and royalty? Never mind.” 
Perché almeno un punto fermo bisogna averlo.
Ma questa è una lunga storia.