Archivi del mese: novembre 2015

cicli vitali

Mi guardo le unghie: oggi Peridot 531.
E’ proprio finita la stagione.
Infatti questa sera cenone con i colleghi.
Peccato che uno debba finire di imbiancare la cucina, un altro stia diventando padre, un altro ha la febbre, un altro ancora ha un partner che reclama la presenza…
Quando finisce la stagione la vita riprende il sopravvento in modo catastrofico.
E io pure, oltre allo smalto, devo pensare a cose importanti.

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l’ultima alba (di questa stagione)

No, l’alba non l’ho vista perché fondamentalmente è una giornata bigia (e pure gelida).
Però oggi è da segnalare perché c’è stata l’ultima levataccia della stagione per i turisti, poco prima delle 4, al porto.
Io, che sono già in letargo, sono stata assistita da C. che mi ha consentito di uscire di casa alle 3.20 (anziché alle 2.30, quindi dormendo quasi un’ora in più) ospitandomi amabilmente (ma non troppo perché la Gatta non ha collaborato), perché la sua casa – a differenza della mia – è molto vicina ai collegamenti con la terraferma.
C., giusto per la cronaca, posso prenotarmi anche per la prossima stagione aprile-novembre 2016?


dialoghi sovrapposti

“A me piace”
“Che cosa? L’opera?”
“Piace anche a tizio”
“Non l’opera”
“Ah, pensavo tizio”
“No, l’artista”
“Perché sarebbe difficile provarci con tizio.”
“Eh, lo so. Io parlavo dell’artista.”
“E l’opera?”
“Altro da vedere?”


dedizione

s. f. [dal lat. deditioonis, der. di dedĕre; v. dedito]. –
1. ant. L’arrendersi al nemico, per capitolazione o per volontaria sottomissione: gli assediati si appropinquavano alla necessità della d. (Guicciardini).
2. fig. Il dedicarsi interamente e con spirito di sacrificio a una persona, a un’attività, a un ideale: far d. di sé alla famiglia, alla patria; amare con d. assoluta; combattere con d. per il trionfo di una causa.


datemi del cioccolato! subito!

Come se tutti i casini al lavoro non bastassero, ho anche il ciclo.
Sono uscita a prendere aria e le scarpe mi hanno portato al supermercato a comprare cioccolata: l’estremo rimedio per non calpestare nessuno e per non crogiolarmi nella mia valle di lacrime ormonali.
Dietro di me, in coda, due donne di diverse età: assorbenti e cioccolato.
Deve esserci qualcosa nell’aria.


voli pindarici del mattino – Cesare

Sto andando in ufficio.
Penso ai fatti miei e che potrei leggere “Outlander” dal pc, anziché dal tablet oggi pomeriggio e che dovrò comprare anche gli altri libri e, cavolo, mi sono fermata all’incontro di Jack Randall con Claire ad Edimburgo e non ho fatto in tempo a finire il capitolo perché sono dovuta scendere dal vaporetto.
Sarebbe bello leggerselo in inglese.
Tyger tyger burning bright…
…come tradurre “burning bright”? L’avevo letto l’altro giorno su Wikipedia.
Poi, non so come, mi viene in mente che in quarta o quinta ginnasio, ora non ricordo, abbiamo tradotto un libro del De Bello Gallico.
Internet esisteva, ma non come oggi e trovare sul web una traduzione era un’impresa: ci si metteva meno a farsela con il dizionario, piuttosto che a cercarla sui motori di ricerca.
E così GA ed io abbiamo comprato in società il testo tradotto a fronte con le note grammaticali e abbiamo passato un anno copiando le versioni di latino a casa. Un giorno, durante un’interrogazione, abbiamo anche tradotto delle frasi che sul libro di testo non c’erano e la scusa fu: “abbiamo preso il testo integrale per capirlo meglio e abbiamo tradotto anche questa parte”.
Io rido ancora se ci penso.
E nel frattempo ho bevuto il cappuccino al bar.


a volte è questione di soldi

Lavorare nel settore della cultura non rende ricchi.
Questo lo si sapeva e sono anni che lo appuro sulla mia pelle.
Giusto per dire che un idraulico prende tra i 50 e i 60€ per una chiamata, io appena 40 per una visita guidata di almeno un’ora.
Per carità, siamo entrambi professionisti, ognuno nel suo settore.
Nello stanzone io vengo pagata all’ora (quasi come in un call center) e anche a percentuale, ovvero se faccio la guida a due persone non prendo un euro, ma se ho un gruppetto di 10-15 persone paganti prendo i miei 40€.
La cosa ha anche un senso, perché con un paio di visitatori sei tranquillo e fai una chiacchierata, mentre con un gruppo la tensione è diversa e serve anche un’attenzione in più. Io prediligo i gruppi piccoli, dove si dialoga, dove tutto è su misura e dove ci si sente accolti e a proprio agio.
Ieri è stata una giornata pesante e alla fine, l’ultima visita, mi arrivano 32 visitatori che avevano diritti alla gratuità e che non avevano prenotato, più una decina di indipendenti che avevano pagato il biglietto.
Discuto con la capogruppo che non ha avuto l’accortezza di prenotare, le spiego che diventa complesso gestire così tante persone, la qualità della visita si perde e via discorrendo.
Ognuno ha le sue ragioni, non so chi sia questa persona davanti a me che sgarbatamente mi chiede di chiudere un occhio e farle un piacere.
“Non per dire, ma se lei non paga i biglietti io non vengo pagata.”
“E va be, anche io accompagno la mia associazione gratis.”
Inutile discutere con certa gente.

Ma perché le persone non capiscono la differenza tra volontariato e lavoro, tra hobby e professionalità?