Archivi del mese: gennaio 2016

(privatamente) in cammino

Tutto ciò c’entra con l’idea di un cammino, un’idea balzana che dovrebbe avere luogo tra un annetto, anche se C. crede sarà prima, e con un progetto ancor più folle tra due anni (per il quale faccio ancora in tempo a cambiare idea).
Un cammino che è iniziato una settimana fa con la consapevolezza che da soli, dalla palude della depressione e dal suo contorno, non se ne viene fuori, soprattutto se si hanno dei progetti fighi come quelli che faccio io.
Nessuno, in questa prima fase, mi darà medaglie o pacche sulle spalle, in compenso ci saranno un “diario cartaceo delle sensazioni”, un po’ di chimica, tanta psicoterapia (con una che Freud non sa neanche dove stia di casa…e meno male mi viene da dire dopo AmataAnalista), un buon medico e poi vedremo.

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sul filo delle parole

cardellino2Lo scorso natale ho divorato l’ultimo libro di Donna Tartt “Il cardellino” che mi ha coinvolto e stupito con un coup de théâtre pazzesco ambientato ad Amsterdam.

Tempo fa ho letto un articolo su una nuova attività didattica in un museo di Amsterdam: anziché fare selfie ti invitano a disegnare ciò che vuoi fotografare e ti forniscono di colori e blocchi da disegno.

E così ho preso il primo volo a basso costo per Amsterdam e ho coinvolto la mia compagna di viaggio prediletta.
Purtroppo non abbiamo trovato l’albergo dove alloggiava Theo (il protagonista), ma abbiamo comunque deciso per un giorno di deviare per Den Haag e andare a vedere questo dipinto che aveva ispirato la scrittrice.
Tram, treno, cartina in mano, una passeggiata ed entriamo in un museo bello e accogliente e andiamo dal nostro (ormai lo abbiamo adottato) goldfinch. Lo fissiamo, lo fotografiamo, lo analizziamo, ce ne innamoriamo, salutiamo la ragazza con l’orecchino di perla e usciamo felici e soddisfatte.
Al guardaroba l’addetta ci domanda perché siamo rimaste dentro solo un’ora.
“Perché siamo venute qui solo per due opere…e le abbiamo adorate.” Ho risposto.


sicurezza percepita

Qualche giorno fa sono partita dal mio aeroporto, luogo nel quale lavoro stagionalmente e dove non mi sento particolarmente al sicuro, ma di questo ne ho già scritto.

Ho le borse, i biglietti e una bottiglietta d’acqua frizzate in mano già aperta che decido di finire prima di passare i controlli di sicurezza.
Forse perché l’ho agitata, forse per il calore tropicale della sala partenze svito il tappo e con un “bum” esplode in aria.
Lo ritrovo a tre metri di distanza e per fortuna non ho preso nessuno su un occhio.

Ora, siamo in un momento così…nessuno dai check-in o del personale generico ha detto una parola, figuriamoci cip&ciop (i due in divisa che passeggiavano vicino al bar) se hanno fatto una piega, anzi se ne sono stati belli distanti.

Ma forse la mia è solo paranoia.


messico e nuvole

Stamattina mi sono svegliata cantando “Messico e Nuvole” e non mi ricordavo com’era la faccia dell’America.
“allegra” dico io
“no, triste” dice mia mamma
“tranquilla?”
“no, la faccia triste dell’America…che voglia di piangere ho!”
Ah, ecco, perché la sto cantando!


trovato!

Trovato il buon proposito di quest’anno: dare a tutti il beneficio del dubbio.
Inclusa la sottoscritta.


segnali di fumo

A volte mi capita di non avere le parole…


il silenzio è d’oro

Se non posso andare dalla parrucchiera allora vado dall’estetista a farmi i piedi che, poi, è una cosa che io considero super rilassante.
Musica di sottofondo.
Lettino riscaldato.
Addirittura la copertina perché è inverno.
Maschera ai piedi.
Massaggio.
Silenzio.
1 ora di pace.

“Signora…” chiamami ancora signora e ti rompo una gengiva (penso)
“mmm”
“Le consiglierei…”
“Se non è per chiedermi di che colore preferisco lo smalto, preferirei il silenzio.”
E ritorno in modalità pace.

Non mi ha messo lo smalto.