Archivi del mese: febbraio 2016

tre non è numero perfetto

E’ da diversi giorni che non scrivo, un po’ per pigrizia, un po’ per noia, un po’ per colpa del male oscuro.
Non tutta colpa sua, per carità, poi si monta la testa e non la finiamo più.
Mamma, io e la depressione siamo andate in gita, una cosa tutta al femminile.
La depre non si è divertita un granchè, dice che non le piace andare per musei e ristoranti, preferisce stare a casa sul divano a guardare la tv, anche se alcuni panorami se li è proprio goduti.
Mamma ed io, invece, ce la siamo passata e abbiamo (ri)scoperto dei luoghi belli, dei sapori buoni e la bellezza del viaggiare lento.
Poi siamo tornate a casa e ho il dubbio che neanche il due sia un numero perfetto in casa mia.

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rimasugli di adolescenza

C’è da dire che da adolescente io mi vestivo come una persona normale, prevalentemente di nero, a parte una volta in cui tradicamente comprai un paio di jeans a zampa d’elefante bianchi e blu in un negozio dell’usato (ma su questo stendiamo un velo che non verrà più rialzato).

Stamattina vado al lavoro un po’ prima, ho il mio berretto di lana, il cappotto, lo zaino eastpak sulle spalle, jeans neri a sigaretta e le Adidas bianche nuove…come metà dei ragazzini che stavano andando a scuola.
Ah, sì, ovviamente ho anche 20 anni di più di loro.


scarpifera

E’ un periodo un po’ duro, ma tra LaStrizza, la chimica ben dosata e chi mi sta intorno riesco quasi a vivere delle giornate normali.
C. mi ha portato fuori a fare spese, in mezzo alla gente, di sabato pomeriggio.
Il nostro bottino principale sono state 4 paia di scarpe: 2 a testa.
adidas_original.b063d104035.originalUn paio di scarpe da ginnastica (esistono ancora?): no, non voglio darmi al fitness e neppure diventare una salutista, ma trovo sconveniente non avere neanche un paio di scarpe sportive. Sono stata da foot locker e per fortuna C. si è sostituita alla pessima commessa che ho trovato, la scelta è carina: in saldo ma, comunque, di moda. Quello che mi lascia perplessa è che sono bianche…vedo un lento ritorno agli anni Ottanta…orrore!

0;47;149;101Nella ricerca di un paio di scarpe calde-comode e con la punta da dr martens ma che non fossero tali (per C.), io sono incappata in un paio di eleganti ballerine color oro e crema. E’ stato amore. Un po’ meno per la carta di credito. Ma come si fa a resistere?

Se la mia salute dipendesse da un paio di scarpe mi comprerei un intero negozio.
Ogni tanto mi domando se riuscirò ancora ad essere “felice”, anzi, normale.


non voglio lamentarmi

Pago una psicoterapeuta per piangermi addosso.
Vorrei averla nel taschino per non scrivere quel dannatissimo diario dei pensieri, perché a freddo sembrano sciocchezze e perché le mie lacrime bruciano dolore e rabbia ma non calorie.


dresscode da piscina

dresscodeNon siamo in una piscina tedesca…siamo solo ad acquagym. Per fortuna il senso di vergogna rimane in spogliatoio e a nulla vale abbinare i colori (costume, smalto, cuffia, ciabatte o asciugamani).


io non ho paura – argomento delicato

Oggi è uno di quei giorni un po’ così nei quali l’ipocondriaca che è in me sta dando il meglio.
LaStrizza ha detto che ci sono due tipi di ipocondriaci: quelli che fanno controlli maniacali alla ricerca della malattia e quelli che hanno un sintomo, fanno troppe ricerche e credono di essere malati in fin di vita e hanno paura di curarsi.
Io rientro, ovviamente, nella seconda categoria.

Qui – tra l’altro e non c’entra l’ipocondria – sta tornando latente il panico e una cosa meravigliosa degli attacchi di panico è che, oltre a sensazioni da attacco di cuore/nausea/respirazione difficile, si ha il terrore di morire.
Non ho mai capito perché uno debba avere questa paura.
Neppure io che su questo tema sono molto razionale, quando ho un attacco di panico ho veramente paura di morire.

L’attacco di panico, a mio avviso, è eticamente incoerente con la depressione che ti porta ad amare le oscure profondità dell’anima, come nuotare in una grotta buia, a desiderare di scendere sempre più giù fino all’annullamento.

E allora mi siedo, con la schiena dritta, respiro a fondo e ripeto il mio mantra: io non ho paura di morire.
Decidiamoci o panico o depressione, perché vorrei essere vagamente coerente con le mie paure.

E per i prossimi 10 minuti mi limiterò ad avere paura solo della vitamina D.


uni, dui, tre, set, ot

Ieri sono andata in piscina.
In terraferma.
A fare una cosa tipo acqua gym.
Con C., che sebbene mantenga un garbato riserbo, sa che non sto bene e  sa che probabilmente l’unica cosa che vorrei fare sarebbe stare sotto al piumone a guardare il soffitto. Lei dice che io sono uno dei suoi “caregiver”, ma credo che la cosa sia reciproca. Fatto sta che siamo andate in piscina e ci andremo ancora per un mese, ogni mercoledì.

Tornate a casa mi manda questo link e io mi ritrovo nel punto 15.

A lei questo è concesso.