tre non è numero perfetto

E’ da diversi giorni che non scrivo, un po’ per pigrizia, un po’ per noia, un po’ per colpa del male oscuro.
Non tutta colpa sua, per carità, poi si monta la testa e non la finiamo più.
Mamma, io e la depressione siamo andate in gita, una cosa tutta al femminile.
La depre non si è divertita un granchè, dice che non le piace andare per musei e ristoranti, preferisce stare a casa sul divano a guardare la tv, anche se alcuni panorami se li è proprio goduti.
Mamma ed io, invece, ce la siamo passata e abbiamo (ri)scoperto dei luoghi belli, dei sapori buoni e la bellezza del viaggiare lento.
Poi siamo tornate a casa e ho il dubbio che neanche il due sia un numero perfetto in casa mia.

rimasugli di adolescenza

C’è da dire che da adolescente io mi vestivo come una persona normale, prevalentemente di nero, a parte una volta in cui tradicamente comprai un paio di jeans a zampa d’elefante bianchi e blu in un negozio dell’usato (ma su questo stendiamo un velo che non verrà più rialzato).

Stamattina vado al lavoro un po’ prima, ho il mio berretto di lana, il cappotto, lo zaino eastpak sulle spalle, jeans neri a sigaretta e le Adidas bianche nuove…come metà dei ragazzini che stavano andando a scuola.
Ah, sì, ovviamente ho anche 20 anni di più di loro.

scarpifera

E’ un periodo un po’ duro, ma tra LaStrizza, la chimica ben dosata e chi mi sta intorno riesco quasi a vivere delle giornate normali.
C. mi ha portato fuori a fare spese, in mezzo alla gente, di sabato pomeriggio.
Il nostro bottino principale sono state 4 paia di scarpe: 2 a testa.
adidas_original.b063d104035.originalUn paio di scarpe da ginnastica (esistono ancora?): no, non voglio darmi al fitness e neppure diventare una salutista, ma trovo sconveniente non avere neanche un paio di scarpe sportive. Sono stata da foot locker e per fortuna C. si è sostituita alla pessima commessa che ho trovato, la scelta è carina: in saldo ma, comunque, di moda. Quello che mi lascia perplessa è che sono bianche…vedo un lento ritorno agli anni Ottanta…orrore!

0;47;149;101Nella ricerca di un paio di scarpe calde-comode e con la punta da dr martens ma che non fossero tali (per C.), io sono incappata in un paio di eleganti ballerine color oro e crema. E’ stato amore. Un po’ meno per la carta di credito. Ma come si fa a resistere?

Se la mia salute dipendesse da un paio di scarpe mi comprerei un intero negozio.
Ogni tanto mi domando se riuscirò ancora ad essere “felice”, anzi, normale.

io non ho paura – argomento delicato

Oggi è uno di quei giorni un po’ così nei quali l’ipocondriaca che è in me sta dando il meglio.
LaStrizza ha detto che ci sono due tipi di ipocondriaci: quelli che fanno controlli maniacali alla ricerca della malattia e quelli che hanno un sintomo, fanno troppe ricerche e credono di essere malati in fin di vita e hanno paura di curarsi.
Io rientro, ovviamente, nella seconda categoria.

Qui – tra l’altro e non c’entra l’ipocondria – sta tornando latente il panico e una cosa meravigliosa degli attacchi di panico è che, oltre a sensazioni da attacco di cuore/nausea/respirazione difficile, si ha il terrore di morire.
Non ho mai capito perché uno debba avere questa paura.
Neppure io che su questo tema sono molto razionale, quando ho un attacco di panico ho veramente paura di morire.

L’attacco di panico, a mio avviso, è eticamente incoerente con la depressione che ti porta ad amare le oscure profondità dell’anima, come nuotare in una grotta buia, a desiderare di scendere sempre più giù fino all’annullamento.

E allora mi siedo, con la schiena dritta, respiro a fondo e ripeto il mio mantra: io non ho paura di morire.
Decidiamoci o panico o depressione, perché vorrei essere vagamente coerente con le mie paure.

E per i prossimi 10 minuti mi limiterò ad avere paura solo della vitamina D.

uni, dui, tre, set, ot

Ieri sono andata in piscina.
In terraferma.
A fare una cosa tipo acqua gym.
Con C., che sebbene mantenga un garbato riserbo, sa che non sto bene e  sa che probabilmente l’unica cosa che vorrei fare sarebbe stare sotto al piumone a guardare il soffitto. Lei dice che io sono uno dei suoi “caregiver”, ma credo che la cosa sia reciproca. Fatto sta che siamo andate in piscina e ci andremo ancora per un mese, ogni mercoledì.

Tornate a casa mi manda questo link e io mi ritrovo nel punto 15.

A lei questo è concesso.

evitamento

Ho iniziato un nuovo percorso terapeutico che parte dalla mia testa bacata per rimettere in sesto tutto quello che non va nel mio fisico (e nella mia testa).
Per carità, pure io ogni tanto sono perplessa dai cognitivo-comportamentali e dagli approcci diversi, però quest’anno si darà il beneficio del dubbio e dicono che i risultati ci sono nell’arco di 6 mesi. Quindi per giugno qualcosa dovrebbe accadere.
Nel frattempo macino pensieri e scrivo poco, perché da quando la falce della depressione maggiore si è abbattuta su di me non ho voglia di scrivere, ma soprattutto è già tanto che io riesca a condurre una vita normale.
In tutto questo la nuova terapista qui verrà chiamata “LaStrizza” in onore del mio amico di divano e la cosa buffa è che dopo 2 sedute non mi ricordo come si chiama di cognome e non ho la più pallida idea del suo nome.
Questa cosa sta procedendo per una strada mai percorsa.
Riassumendo: LaStrizza + la chimica che ci rende meno infelici + il male oscuro = una vita un po’ sbilenca.
Ieri si parlava di “evitamento”: evito nel mio mondo le situazioni che penso mi creino disagio o pensieri negativi, compensadole con altre a volte più deleterie in un circolo vizioso.
Quindi quello che io pensavo essere lo splendido proposito dell’anno scorso (mangiare solo con persone che mi piacciono) forse è stato solo un escamotage per scappare dalla realtà.
In tutto questo capisco il punto di vista de LaStrizza, ma ho deciso (o forse sto solo valutando) di lasciare il corso di lingua nel quale non mi sento più a mio agio (anche perché non ho voglia di alzarmi dal letto, figuriamoci di studiare).
A volte il male oscuro ha bisogno che qualcuno si prenda cura di lui.

autoriflessione

Benvenuti nel magico mondo della terapia cognitivo comportamentale!
Se fino a ieri non ne sapevo nulla ma sentivo decantare lodi, ora ne so ancora molto poco e mi domando se non sto per ricadere in una trappola freudiana.
Non esiste psicologicamente la “trappola freudiana”, è come intendo io il percorso analitico che nel mio caso si era rivelato tortuoso, morboso, dipendente e asfissiante e che non ha prodotto risultati, perché avevo effettuato un transfer non ideale su AmataAnalista. Di solito ci si innamora del terapeuta (o lo si idealizza), io avevo iniziato a vomitarle addosso il mio disprezzo. Per questo dico che il nostro è come un matrimonio finito male.
Comunque, questa AmataPsicologa dice: “scrivi, fai autoanalisi.”
E così scrivo una frase, poi un’altra, poi faccio un volo pindarico (mi domando se lo capirà, mal che vada chiederà lumi), poi sintetizzo parole in una strana sensazione di libertà espressiva che non provo neanche più in questo diario virtuale.
Quando lunedì mi renderò conto che ciò che è scritto viene letto, probabilmente ridimensionerò questa esplosione di sincerità e mi limiterò a singhiozzare disperazione.
Ecco, non ha neanche i fazzoletti di carta nello studio.

in pendenza

Ieri stavo tirando un sospiro di sollievo: erano tre giorni che mi sentivo bene, non ero arrabbiata con nessuno, non ero triste, riuscivo a fare ciò che desideravo, riuscivo a lavorare restando concentrata, avevo una leggerezza d’animo che non provavo da tempo.
Sul serio ero incredula del mio benessere.
Ero così felice che stavo per scrivere un elogio sugli antidepressivi e poi stamattina il buco nero: un’ansia costante, ho camminato raso muro in una calle, stavo quasi per mettermi a piangere in mezzo ad un gruppo di orientali, l’idea di stare all’aperto mi angosciava.
Poi le cose si sono risolte, perché so risolverle, ma è come se fossi scissa in due parti: una parte sta saltellando nei prati con Heidi e l’altra vorrebbe chiudersi in un armadio buio e restare lì.
Questo cammino oggi è proprio in salita.