evitamento

Ho iniziato un nuovo percorso terapeutico che parte dalla mia testa bacata per rimettere in sesto tutto quello che non va nel mio fisico (e nella mia testa).
Per carità, pure io ogni tanto sono perplessa dai cognitivo-comportamentali e dagli approcci diversi, però quest’anno si darà il beneficio del dubbio e dicono che i risultati ci sono nell’arco di 6 mesi. Quindi per giugno qualcosa dovrebbe accadere.
Nel frattempo macino pensieri e scrivo poco, perché da quando la falce della depressione maggiore si è abbattuta su di me non ho voglia di scrivere, ma soprattutto è già tanto che io riesca a condurre una vita normale.
In tutto questo la nuova terapista qui verrà chiamata “LaStrizza” in onore del mio amico di divano e la cosa buffa è che dopo 2 sedute non mi ricordo come si chiama di cognome e non ho la più pallida idea del suo nome.
Questa cosa sta procedendo per una strada mai percorsa.
Riassumendo: LaStrizza + la chimica che ci rende meno infelici + il male oscuro = una vita un po’ sbilenca.
Ieri si parlava di “evitamento”: evito nel mio mondo le situazioni che penso mi creino disagio o pensieri negativi, compensadole con altre a volte più deleterie in un circolo vizioso.
Quindi quello che io pensavo essere lo splendido proposito dell’anno scorso (mangiare solo con persone che mi piacciono) forse è stato solo un escamotage per scappare dalla realtà.
In tutto questo capisco il punto di vista de LaStrizza, ma ho deciso (o forse sto solo valutando) di lasciare il corso di lingua nel quale non mi sento più a mio agio (anche perché non ho voglia di alzarmi dal letto, figuriamoci di studiare).
A volte il male oscuro ha bisogno che qualcuno si prenda cura di lui.

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autoriflessione

Benvenuti nel magico mondo della terapia cognitivo comportamentale!
Se fino a ieri non ne sapevo nulla ma sentivo decantare lodi, ora ne so ancora molto poco e mi domando se non sto per ricadere in una trappola freudiana.
Non esiste psicologicamente la “trappola freudiana”, è come intendo io il percorso analitico che nel mio caso si era rivelato tortuoso, morboso, dipendente e asfissiante e che non ha prodotto risultati, perché avevo effettuato un transfer non ideale su AmataAnalista. Di solito ci si innamora del terapeuta (o lo si idealizza), io avevo iniziato a vomitarle addosso il mio disprezzo. Per questo dico che il nostro è come un matrimonio finito male.
Comunque, questa AmataPsicologa dice: “scrivi, fai autoanalisi.”
E così scrivo una frase, poi un’altra, poi faccio un volo pindarico (mi domando se lo capirà, mal che vada chiederà lumi), poi sintetizzo parole in una strana sensazione di libertà espressiva che non provo neanche più in questo diario virtuale.
Quando lunedì mi renderò conto che ciò che è scritto viene letto, probabilmente ridimensionerò questa esplosione di sincerità e mi limiterò a singhiozzare disperazione.
Ecco, non ha neanche i fazzoletti di carta nello studio.

in pendenza

Ieri stavo tirando un sospiro di sollievo: erano tre giorni che mi sentivo bene, non ero arrabbiata con nessuno, non ero triste, riuscivo a fare ciò che desideravo, riuscivo a lavorare restando concentrata, avevo una leggerezza d’animo che non provavo da tempo.
Sul serio ero incredula del mio benessere.
Ero così felice che stavo per scrivere un elogio sugli antidepressivi e poi stamattina il buco nero: un’ansia costante, ho camminato raso muro in una calle, stavo quasi per mettermi a piangere in mezzo ad un gruppo di orientali, l’idea di stare all’aperto mi angosciava.
Poi le cose si sono risolte, perché so risolverle, ma è come se fossi scissa in due parti: una parte sta saltellando nei prati con Heidi e l’altra vorrebbe chiudersi in un armadio buio e restare lì.
Questo cammino oggi è proprio in salita.