Archivi del mese: ottobre 2016

questa cose ha un nome

Poco prima dell 17 sto per prendere l’autobus.
Una mandria di persone scende e altrettante sgomitano per entrare e trovare un posto.
Solo un signore rimane a bordo.
Trovo un posto rialzato e mi metto a leggere.
Il bus parte.
Pieno ma non troppo.
Il signore è leggermente appoggiato contro di me.
Può essere normale quando c’è tanta gente.
Ma c’è qualcosa di strano.
Provo a spostarmi leggermente.
Cerco di mettere l’ombrello tra me e il signore.
“Mi scusi è pieno” Mi dice.
Non mi sento a mio agio.
Sono infastidita e mi sta veramente attaccato.
Dopo avergli fatto notare che c’è spazio mi alzo.
“Senta, si sieda al mio posto.”
Per farla breve: aveva un’erezione e si stava masturbando sulla mia gamba.
Ci ho messo due giorni a farmi passare la sensazione di schifo e di impotenza che ho provato e la paura quando sono scesa dal bus, in pieno centro a Mestre, in pieno pomeriggio.


il mio primo reclamo

Vediamo, sono circa tre anni che lavoro con i turisti.
Tre anni di aneddoti, mal di pancia, felicità, alcune cose per il verso giusto e altre un po’ meno.
Tre anni nei quali, comunque, nessun turista ha mai avuto nulla da ridire sul mio operato.
Tranne ieri, quando un turista tedesco è sceso dall’aereo con il piede sinistro e si è lamentato con me di qualunque cosa, ma soprattutto si è lamentato di me.
“Farò un reclamo alla compagnia!” Mi ha urlato salendo sull’autobus.
Io me ne sono fatta una ragione e quando il bus è partito io ho festeggiato con i miei colleghi il mio primo complain.

Era ora.


tornare a scuola

Bisogna rinserirsi nel mercato, specializzarsi, aggiornarsi, ma seguire le proprie intuizioni.
Un giorno penso che mi piaccia trafficare con i siti internet, i templates, html…sono un po’ autodidatta e nulla più.
Trovo un buon corso, mi ci iscrivo, torno a scuola.
E mi ritrovo ad essere quasi l’ultima della classe.
Il prof mi mette accanto ad un tizio che mi può dare una mano, copiamo l’uno dall’altra e viceversa, facciamo anche un po’ casino in ultima fila, ci metto ore a fare gli esercizi a casa con i programmi di grafica che non ho mai usato.
Poi ho un’intuizione:
a) queste “cose” le ha pensate un maschio e quindi, come tali, sono semplici, metodiche, intuitive. Ma soprattutto: l’idea più semplice è quella più giusta
b) la sintassi html è come quella latina a carciofo del buon vecchio Cicerone e se l’ho tradotto al liceo…che problemi ci sono.
E quindi si ricomincia a studiare.
Con abbastanza leggerezza d’animo.


Ah ah! te l’avevo detto!!!

Ore 9.40, sono lì ad aspettare che tutti i miei 40 turisti si presentino al punto d’incontro per iniziare la gita. Americani, canadesi…tecnicamente una collega li definisce con un termine colorito per indicare dei rompiscatole.
Provando il microfono parlo del più e del meno, anche per riempire l’attesa.
“Venezia è una città particolare, vedrete, composta da centinaia di isole e collegata alla terraferma da un unico grande ponte. Non ci sono macchine in centro…”
“E quella macchina?”
“…Non siamo ancora nel centro, siamo nella terraferma, lo vede il ponte?”
E continuiamo così, ogni cosa che provo a dire qualcuno si intromette.
“Spero abbiate con voi l’ombrello…”
“Ma darliiing, non pioverà oggi!” E tutti ridono.

Dopo un’ora eravamo in Piazza San Marco, io sotto al mio ombrello (come la guida) e loro sotto alla pioggia che si lamentavano (ancora).