Archivi del mese: febbraio 2017

inciampare

Il giorno in cui ho chiesto a tutti i miei medici (perché non mi accontento di averne uno) quando avrei potuto interrompere gli antidepressivi mi hanno detto tutti che per farlo bene dovevo calcolare due anni senza ricadute e poi iniziare a scalare nei successivi 6-12 mesi (senza avere ovviamente ricadute).

Terrorizzata e felice avevo iniziato a contare le settimane dall’ultima volta in cui avevo inciampato nel mio umore, poi ho iniziato il nuovo lavoro, ho ricominciato a non dormire, giocoforza ho dovuto diluire pesantemente LaStrizza perché non ho accumulato ore di permesso per andarci, è successo quel che è successo e il buco nero dell’angoscia e della depressione è lì, sull’uscio di casa mia.

E quindi aspetto che passi questa crisi per ricominciare a contare, perché non devo dare per scontato che non ne uscirò mai e neppure essere ingrata per la mia vita e tutta la strada che ho fatto fin’ora.

Io inizio a ripetermelo, sia mai che funzioni veramente.


ardua impresa…

…parlare di confort food con il collega vegano che sente profumo di casa solo nei negozi bio…


la sicurezza percepita

Ne ho parlato altre volte e continuo a ripetere che io nel centro storico di Venezia mi sento sicura.
Di giorno, di notte, da sola o in compagnia, nel parco di Sant’Elena come nelle calli strette, in vaporetto. Ovviamente presto attenzione e ovviamente qualcosa può succedere, ma io a Venezia mi sento sicura.

Non mi sento più sicura da quando vedo i militari in mimetica (ammazza che mimesi in piazza San Marco!) e mitra, anzi mi faccio riguardi pure a starnutire, perché sia mai che tutti questi aggeggi siano senza sicura.

Non mi sento più sicura da quando per il carnevale hanno messo i varchi in Piazza San Marco: ieri sarebbe bastato un malore o un attacco di panico per creare l’apocalisse. 
Sembrava di stare in una gabbia per topi, ammassati uno contro l’altro.

Ecco, non mi sento sicura quando come durante il carnevale questa città è sempre più un parco divertimenti e non una città che vive e si diverte.
E lo dico: non per colpa del terrorismo.


questioni etimologiche

Stavo vomitando tutte le mie ansie e paranoie al povero Dave.

“Non mi piacciono le persone con figli…”
“Amanda, le persone con figli si chiamano famiglie

E un meteorite mi ha centrata in pieno e credo che non sarà poi così veloce la mia ripresa.


io, oggi

bunnies_do_scream_by_misteringo


il mio corpo non si capisce

Il mio corpo non si capisce con un si riflessivo.

Non inizierò a lamentarmi del fatto che dopo un exploit delle prestazioni ora sia in un periodo di stallo, ma del fatto che dopo una lezione sfiancante di walking in cui non mi sono rotta niente, alla fine di tutto, nell’ultimo scatto di corsa su quello stramaledetto tappetino sento una canzone anni Novanta che mi piace e che ho sempre cantato e improvvisamente il mio corpo corre come se nulla fosse, come se i 45 minuti precedenti fossero stati altrove a coglier margherite.
Se non che quando sono uscita dalla palestra sono stramazzata su una panchina.


riconoscere i progressi

Secondo LaStrizza ho fatto dell’esaltazione del difetto la mia bandiera di battaglia.
Molto del lavoro che abbiamo fatto è stato focalizzato anche nell’accettazione dei moltissimi difetti ma anche nel riconoscere quelli che difetti o “cose brutte” non sono. 
E così, davanti allo specchio, mi domando: “oggi cosa non mi fa schifo di me?”
Per fortuna la frase è mutata lentamente in: “oggi cosa non è poi così brutto e inaccettabile di me?”
La strada da fare è ancora tantissima, sono ferma a piccole parti: talvolta i lobi delle orecchie, talvolta il collo, talvolta gli occhi.
Non sono mai andata oltre.
Ma stamattina ho messo i tacchi.
Erano anni che non camminavo con i tacchi senza avere male al piede, alla caviglia, alle ginocchia, senza slogarmi una caviglia, senza sentirmi inappropriata.
Oggi ho detto: “i miei piedi, con queste scarpe serie con il tacco, non sono brutti”.
E in realtà sono contenta, come lo sono della fatica che faccio in palestra.