riconoscere i progressi

Secondo LaStrizza ho fatto dell’esaltazione del difetto la mia bandiera di battaglia.
Molto del lavoro che abbiamo fatto è stato focalizzato anche nell’accettazione dei moltissimi difetti ma anche nel riconoscere quelli che difetti o “cose brutte” non sono. 
E così, davanti allo specchio, mi domando: “oggi cosa non mi fa schifo di me?”
Per fortuna la frase è mutata lentamente in: “oggi cosa non è poi così brutto e inaccettabile di me?”
La strada da fare è ancora tantissima, sono ferma a piccole parti: talvolta i lobi delle orecchie, talvolta il collo, talvolta gli occhi.
Non sono mai andata oltre.
Ma stamattina ho messo i tacchi.
Erano anni che non camminavo con i tacchi senza avere male al piede, alla caviglia, alle ginocchia, senza slogarmi una caviglia, senza sentirmi inappropriata.
Oggi ho detto: “i miei piedi, con queste scarpe serie con il tacco, non sono brutti”.
E in realtà sono contenta, come lo sono della fatica che faccio in palestra.

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