lista di galleggiamento

A Venezia pare ci sia un termine tecnico per indicare la possibilità di fare un esame medico senza sapere quando.
Un giorno telefono al centro di prenotazioni e dopo una lunga telefonata mi dicono che l’esame da me richiesto si più prenotare solo di persona.
Allora mi reco in reparto e uno strano signore molto cinematografico mi dice che non può darmi un giorno, che mi chiameranno e mi diranno, intanto si fa fotocopie delle mie carte (tra un po’ anche della suola delle mie scarpe) e mette tutto in una cartellina.
“E’ la lista di galleggiamento…”
E mi invita a uscire.
Questo accadeva a settembre.
Sono basita, ma domani uscirò da questo limbo!

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strani odori

Io bevo tea.
Tantissimo tea.
In ufficio ho il bollitore, la mia tazza enorme da 750 ml con il nano Brontolo (dono di C. che dice che brontolo sempre) e una selezione di ottimi tea. 
Inutile bere tea cattivo, deteinato o insapore.
La vita tende già ad essere abbastanza brutta che non mi merito una tazza di tea mediocre.
Oggi ho la mia ultima “piramide” di chai latte alla vaniglia.
Un profumo di caldo e buono si spande in ufficio.
La mia collega, invece, sente odore di besciamella.

progettare è darsi speranza

Con un’agenzia faccio delle passeggiate tematiche che progetto direttamente, quindi sono le mie creature.
Su alcune credo poco e invece ottengo feedback stupendi, altre mi sembrano la quintessenza della bellezza e nessuno le prenota.
Ieri facciamo un riepilogo della stagione e pensiamo a nuove proposte per il 2018.
A me queste cose entusiasmano, addirittura mi propone date fisse e altri tour.
Poi penso al percorso medico che sto seguendo e alla svolta che dovrebbe esserci e sono terrorizzata e felice.
Poi penso alle altre agenzie, allo stanzone e a come potrei organizzarmi serenamente.
Poi penso a quell’idea sempre più necessaria di avere un figlio e devo solo stringere ai fianchi.
Poi torno in ufficio e siamo io, la mia compagna di banco, il mio capo, l’altra collega…e sale la tristezza.

spazi

Per 6 mesi ho fatto in modo di trovare una mia dimensione lavorativa, ho tessuto dei rapporti, ho creato le mie procedure. Ora la persona che sostituivo è rientrata e si sta riprendendo il suo spazio, le sue mansioni.
Prima abbiamo spostato i tavoli.
Poi abbiamo diviso le aree di lavoro.
E mi mancano tutte le cose che facevo.
Non sono demansionata, sono solo triste.