Signori, è stato un onore suonare con voi stasera

Nel film “Titanic” di James Cameron, durante il naufragio, i musicisti continuano a suonare e il violinista dice la battuta di cui sopra.
Oggi mi sono sentita come il violinista sul Titanic.
Oggi è stato l’ultimo giorno di lavoro nello stanzone, la società con cui lavoro ha perso l’appalto, un’altra azienda è subentrata e ci sostituirà dalla settimana prossima con delle audioguide.
Se fossi stata sostituita da un’altra guida non mi sarebbe dispiaciuto così tanto, ma da una registrazione è una cosa che fa male e poi mi domando come si possa interagire con un tablet che non ti guarda, non dimostra calore umano, non fa cose pazze come chiederti quali sono le tue preferenze e adeguare la visita guidata.
Oggi abbiamo dato sfogo alle nostre conoscenze, il nostro canto del cigno: visite lunghe, dettagliate, serene, a misura di visitatore (c’è da dire che ce n’erano anche ben pochi).
In realtà come dovrebbero essere sempre, in pratica come non si può fare per i tempi stretti.
Poi, in chiusura, ho rifatto un giro delle sale, ho salutato le mie opere, ho chiuso la biblioteca e ho detto addio.
E un po’ ho pianto.

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parole tabù n.2

E’ qualche giorno che ho un umore ballerino.
In realtà proprio lagnosetto.
Ho controllato il calendario e non sono in SPM che a proposito di parole tabù vuol dire Sindrome Pre Mestruale.
Tradotto non ho la luna storta per gli ormoni.
O meglio c’entra un ormone: la serotonina.
E qui sarebbe da parlarne con il mio dottore che a proposito di parole tabù è il mio psichiatra che ha avuto l’idea di abbassare il dosaggio dell’antidepressivo.
LaStrizza dice che forse è una questione più di paura di stare male e di indeterminatezza della mia vita. E’ stata una seduta complessa quella di ieri. Catartica come non lo era da tempo.
Fatto sta che oggi sono arrabbiata, rabbiosa, vagamente aggressiva e con la lacrima in tasca.

social media manager di me stessa

Non sono mai stata particolarmente “social” né nella vita vera né in quella digitale.
Il mio angolino è questo blog che è nato tanto tempo fa su splinder, luogo nel quale ho un nick name e fondamentalmente autoreferenziale.
Il lavoro però sta cambiando, l’essere free lance mi impone una socialità più attiva e quindi, pur di evitare faccialibro, ben vengano i gruppi di whatsapp, i blog ufficiali di lavoro, i profili linkedin e poi anche instagram.
Un mio collega mi ha insegnato a modificare le immagini e a scegliere i # anche se secondo me si tende ad essere prolissi.
Un altro mi consiglia di accettare collegamenti e commentare tanto le immagini altrui.
La Bestiaccia invece dice “se è un profilo professionale posta almeno 3 volte al giorno” e al mio “ma che cosa interessa alla gente?” lei mi ha imposto un selfie.
Sul serio, ce la posso fare ad essere più “social”.

buon lunedì

Oggi è il blue monday, cioè il lunedì triste, il più triste di tutto l’anno.
Pare ci sia un’equazione del 2005 che ha identificato la malinconia nelle condizioni meteo, nelle giornate corte, il natale lontano, lo stipendio pure, il fatto che sia lunedì e che si lavori.
Ma io non sono particolarmente triste oggi.
Anzi, questa mattina pensavo di adottare un cormorano; le bestiole fanno sosta a Venezia tra dicembre e gennaio per far nascere i piccolini e poi ripartire. Alcuni sono già partiti, i soliti ritardatari ci osservano e fanno i bagagli.

parole tabù n.1

Quest’anno non voglio avere parole tabù nel mio vocabolario.
Iniziando dai sentimenti negativi:

Odio
Risentimento
Rabbia
Invidia
Astenia
Disinteresse
Noia
Solitudine
Abbandono

Quindi se volete farmi una domanda su di me, sui miei rapporti umani, scegliete pure a caso una delle opzioni qui sopra.
Andrà bene.

combattiamo l’insonnia

Tra le mie questioni riguardanti la salute c’è l’insonnia che è uno dei tanti simpatici sintomi della depressione maggiore e, soprattutto, l’ultimo ad andare via.
Ora che l’umore non poi così orribile e che mi sto preparando ad un salto, su pressione de LaStrizza ho deciso di sistemare il sonno e quindi sono andata dal mio doc di fiducia.
“Ma Lei, cosa fa di notte?”
“Riordino la libreria, faccio la lavatrice, guardo la tv, studio, mi autocommisero…”
“Quanto dorme all’incirca?”
“4 ore, a volte anche 5…”
Insomma, parliamo, lui domanda, io rispondo.
“So che non crede nelle cose naturali, ma deve prendere la melatonina alle 20.” Lo guardo perplessa. “Ma non una pastiglietta, deve prendere 6 mg alla volta. E per rassicurarLa Le dico che per questa posologia serve la ricetta medica.”
Sarà autosuggestione, ma avere una prescrizione mi conforta.
E poi, vabbè, inizio a scalare anche l’antidepressivo.