conto alla rovescia

I telegiornali stanno facendo terrorismo psicologico sulle condizioni meteo: ma si sa che se a Roma ci sono 3 cm di neve è l’apocalisse.
In realtà qui c’è solo un forte vento “il burian” che noi chiamiamo “la buriana” e che come tutti quelli che abitano a nord est sappiamo che porta alla pazzia. Non a caso diciamo “ti gà perso ea buriana” per dire che sei andato fuori di testa…un motivo ci sarà.
Ma io conto perchè giovedì parto.
Mi ero programmata un viaggetto che avrebbe dovuto essere primaverile e invece mi sa che farà freddino, quindi: cioccolata calda, orologi a cucù, arte contemporanea e poi si vedrà.

non sono dubbi

I giorni si avvicinano, ma scorrono un po’ troppo lenti.
Per fortuna tra un paio di giorni parto e vado a fare una full immersion di musei che è una delle cose che mi rilassa di più.

Però ieri, anzichè fare la valigia per la vacanza, ho messo in ordine le cose per l’intervento perchè riordinare ha un valore catartico.
Ho riletto un paio di volte il consenso informato.
Informato è la parola chiave.
Io sono informata.
Ho avuto un crollo emotivo non indifferente.
Ma eccomi di nuovo in piedi, insonne, affamata, felice ma ansiosa.
Poi penso che sto frequentanto una persona a cui il mio fisico piace.
Rileggo il consenso informato: l’intervento non è considerato “estetico”.
Però il mio corpo cambierà.
E ci ho messo tanto ad accettare di conviverci e di non poterlo cambiare.

Ma come dice un vecchio amico: decidere e andare avanti.

tutto insieme

Ho un piano, me lo sono preparato accuratamente e i piani sono fatti per essere seguiti.

“Ciao Amanda, sei libera il 12?”
“Sì, certo.”
“Ok, ti operiamo il 12.”

Ecco, vado a rivedere il mio piano.
Tutto combacia, posso avere una degenza un po’ più lunga perché ho ancora un contratto.
Questo vuol dire che non dovrò cancellare date con le agenzie.
Bisognerà capire se una malattia a ridosso della scadenza del contratto inficerà la possibilità di un rinnovo, ma giuro non mi interessa: il piano esiste per far fronte a queste cose.
Ma in tutto questo pensare al lavoro e alla salute non ho fatto i conti con Lui, con la possibilità di frequentare una persona che mi piacesse e a cui io piaccio.
E non succederà come l’altra volta: non mi farò inseguire in ospedale, non mi farò curare, non mi farò vedere malata.
Forse non mi farò vedere più da Lui.
E dio solo sa quanto ci sto male.

il mio piede sinistro (cit.)

Questa mattina non avevo voglia di alzarmi, ho commesso un errore imperdonabile: ieri gli ho chiesto di uscire e mi sono dimenticata che, intanto, c’è la champions ma soprattutto è san valentino. 
Passi per il calcio che semplicemente mi fa passare per una donna che non si interessa del calendario delle partite, ma l’impressione che rischio di dare è quella di una pazza che vuole fiori e cioccolatini e amore eterno. 
Giuro, per me oggi è solo mercoledì. Anzi, sono le ceneri, diciamocela tutta.
Mi ero completamente dimenticata.
E quindi, con questa consapevolezza, sono rimasta cinque minuti in più a letto e ho visto l’inizio di un programma politico.

La domanda è: perché quando sono arrabbiata mi viene voglia di votare Adinolfi?
Speriamo mi passi entro il 4 marzo.

tornare con i piedi per terra

Seduta da LaStrizza, le dico che è stata una settimana buona, di questa nuova liaison e lei prontamente mette il dito nella piaga (perchè è il suo lavoro).

Io ho la ferma convinzione che quelli che dimostrano un interesse per me devono avere un problema, una parafilia di qualunque tipo.
Fondamentalmente credo di non avere il diritto di essere apprezzata così come sono e diciamocelo: anni di terapia, di disturbi alimentari, di depressione.
Neanche io uscirei con me.

E poi mette in discussione due grandi cose: mangiare insieme e il tema del rifiuto.
Sulla prima questione servirà un post ad hoc, sulla seconda ci sto facendo il callo.
Non voglio essere assillante, non ho 15 anni, devo accettare il fatto che se non mi richiama è perchè non mi vuole.
Punto.
Quindi torno con i piedi per terra, metto in stand-by le farfalle nella pancia, respiro, mi concentro sul lavoro e cerco di non generalizzare questo rifiuto, anche se dimostra che quello che io penso ha delle basi di profonda verità.

ora ricordo cosa non mi piace dell’amore

L’attesa.
La stramaledetta attesa in cui passo la mia giornata a guardare sul cellulare e ad aspettare che mi scriva.
Poi ritorno con i piedi per terra: io lavoro, lui lavora.
Io ho la mia vita, lui ha la sua.

Ma da quando gli uomini si fanno desiderare?
Dovrebbero essere le donne a tirarsela, non gli uomini.
Dovrebbe essere qui a dirmi: ti prego, usciamo! baciami ancora!

Maledetta infatuazione.